L’attrice francese ha inaugurato ieri seera la nuova stagione di «Che tempo che fa», ospite di Fabio Fazio. In Italia arriva il 15 ottobre con «Il tempo di Anne», film che la riporta idealmente al personaggio che l’ha resa celebre. Ma in tv ha parlato anche delle disuguaglianze sociali e dei ragazzi scesi in piazza in Francia per chiedere un futuro migliore
Ci sono attrici che restano legate per sempre a un personaggio e altre che riescono a liberarsene senza rinnegarlo. Sophie Marceau appartiene alla seconda categoria. Per milioni di spettatori rimane Vic, l’adolescente di «Il tempo delle mele», il film del 1980 diretto da Claude Pinoteau che la trasformò, quando aveva appena 13 anni, in uno dei volti simbolo del cinema europeo. Domenica 11 ottobre, ospite di Fabio Fazio nella prima puntata della nuova stagione di «Che tempo che fa» sul Nove, l’attrice francese è tornata in Italia con un film che dialoga proprio con quella memoria cinematografica, ma affronta una fase completamente diversa della vita.
DA VIC ALL'ETÀ ADULTA
La sua risposta sui ragazzi è stata diretta: «Gli studenti sono in strada per dire che hanno voglia di lavorare, che non è male come messaggio». Marceau ha sottolineato la precarietà che accompagna le nuove generazioni, indicando nella loro possibilità di costruirsi un futuro una questione centrale per la società. Un intervento che ha affiancato alla promozione cinematografica uno sguardo sull’attualità francese e sulle difficoltà dei giovani.
Il film: una Vic diventata adulta, ma ancora capace di ricominciare
OSPITE DA FABIO FAZIO
Il nuovo appuntamento cinematografico è «Il tempo di Anne», diretto da Lisa Azuelos, in uscita nelle sale italiane il 15 ottobre. Il film riprende idealmente il filo di «LOL – Il tempo dell’amore» e porta Marceau nei panni di una madre con figli ormai grandi, alle prese con una nuova fase della vita, la riscoperta della propria femminilità e la possibilità di innamorarsi ancora. C’è anche l’attesa di diventare nonna: un passaggio che trasforma il racconto in una riflessione sul tempo, sui legami familiari e sulla libertà di cambiare a qualsiasi età.
La coincidenza con «Il tempo delle mele» è inevitabile, ma la carriera di Marceau è andata molto oltre quel successo. Dopo il secondo capitolo della saga, nel 1982, vinse il César come migliore promessa femminile. In seguito ha lavorato con registi importanti e ha raggiunto il pubblico internazionale con «Braveheart – Cuore impavido», nel ruolo della principessa Isabella, e con «Il mondo non basta», dove interpretava Elektra King, una delle antagoniste di James Bond.
I GIOVANI IN PIAZZA
Ha anche diretto film, tra cui «Parlami d’amore», confermando una volontà di non restare confinata al ruolo di interprete. Nata a Parigi nel 1966, Marceau ha costruito una carriera lunga oltre quarant’anni senza rinunciare al cinema francese, anche dopo le esperienze internazionali.
Sempre alla ricerca delle sfumature
IL RITORNO NEI CINEMA
La sua immagine pubblica è rimasta legata alla spontaneità della giovanissima Vic, ma la sua filmografia racconta una ricerca di ruoli più complessi, spesso lontani dalla commedia romantica. La relazione artistica e sentimentale con il regista polacco Andrzej Żuławski, durata oltre sedici anni, segnò una fase importante della sua vita e del suo percorso cinematografico. In seguito Marceau ha continuato a scegliere progetti diversi, alternando produzioni popolari e opere più personali.
L’intervento da Fabio Fazio ha così tenuto insieme tre dimensioni: il ricordo di un personaggio diventato patrimonio collettivo, il presente di un’attrice che torna sul grande schermo con una storia di rinascita e lo sguardo sull’attualità sociale. A quasi quarantasei anni da «Il tempo delle mele», Sophie Marceau continua a parlare a generazioni diverse. E questa volta, oltre alla nostalgia, ha portato in televisione una preoccupazione molto concreta: quella per i giovani che chiedono di poter costruire il proprio futuro.