di Franco Bagnasco
Maratone televisive e share notturno: quando il varietà allunga l’orario per scalare le percentuali Auditel. I dati reali della sfida del sabato dimostrano il paradosso di un programma che vince sullo share pur avendo quasi un milione di spettatori reali in meno. Un trucco abusato che impone una riflessione: premiare le “teste” e non più la percentuale della notte
Nel magico e contorto mondo dell’Auditel esiste un paradosso matematico che ogni sabato sera va in scena a colpi di lancette dell’orologio. Un trucco strategico, ormai abusato dalle ammiraglie Rai e Mediaset, per cui un programma può festeggiare sui giornali la “vittoria della serata” pur essendo stato visto da molte meno persone in carne e ossa rispetto al competitor.
IL PARADOSSO MATEMATICO DELL'AUDITEL
L’esempio perfetto è andato in onda proprio ieri sera, sabato 17 ottobre 2026, nella consueta sfida titanica tra Milly Carlucci e il colosso di Canale 5.
I dati reali della sfida di ieri
Numeri alla mano, la fotografia del prime time analizzata nel dettaglio rivela un cortocircuito surreale:
Tú Sí Que Vales (Canale 5): ha collezionato 3.342.000 spettatori, fermando l’asticella dello share al 24,4%.
Ballando con le Stelle (Rai 1): nel programma vero e proprio ha totalizzato 2.421.000 spettatori, ma ha conquistato lo 24,8% di share (preceduto dal segmento Ballando Tutti in Pista al 21,5%).
LA SFIDA DEL SABATO SERA
In sostanza: Tu si que vales ha staccato Ballando di quasi un milione di spettatori reali (oltre 920 mila “teste” di differenza), eppure Rai 1 può sventolare il dato del 24,8% contro il 24,4% di Canale 5 e rivendicare la cima del podio percentuale.
Nemmeno nella fascia di sovrapposizione diretta (quella in cui i due show sono andati in onda contemporaneamente), il programma di Rai 1 è riuscito a stare davanti: tra le 21:30 e le 00:25 circa, Canale 5 ha viaggiato al 24,4% con 3,34 milioni contro il 22,7% e 3,11 milioni di Rai 1. Ma allora come fa Ballando a superarlo nel dato finale?
Come funziona il “trucco della notte”: la matematica del denominatore
Il meccanismo è tanto semplice quanto diabolico e si basa sulla definizione stessa di share.
Lo share è la percentuale di persone davanti alla TV in un dato momento sintonizzate su un determinato canale. Il totale degli spettatori svegli in Italia rappresenta il denominatore della frazione.
Prima e media serata (dalle 21:30 alle 00:30): Davanti allo schermo ci sono 12-15 milioni di persone. Fare un punto percentuale di share richiede centinaia di migliaia di teste.
QUASI UN MILIONE DI SPETTATORI IN MENO
Notte fonda (dopo l’1:00): La stragrande maggioranza degli italiani va a dormire e la platea complessiva crolla drasticamente a poco più di un milione di persone.
Il ribaltone: A quell’ora della notte, bastano poche centinaia di migliaia di insonni o irriducibili per far impennare la curva percentuale. Restando in onda fino all’1:30 (e talvolta sfiorando le due), il programma trascina la propria media percentuale verso l’alto grazie al vuoto di pubblico della notte.
In pratica, più tiri a lungo lo show quando il paese dorme, più la tua percentuale sale, anche se gli spettatori numerici stanno precipitando.
Valutare la vittoria per “teste”: una rivoluzione necessaria
Questa rincorsa all’ultimo minuto di trasmissione ha trasformato i grandi varietà del sabato in maratone stancanti che penalizzano il pubblico a casa, costretto a tirare le 2 di notte per scoprire un eliminato o il vincitore della puntata.
LO SHARE NOTTURNO COME ARMA STRATEGICA
Ecco perché nell’ambiente analitico dei media da tempo si solleva un’obiezione di buonsenso: sarebbe ora di decretare il vincitore di una serata sulla base delle teste reali (il numero assoluto di telespettatori) e non dello share.
Valutare un programma per “teste portate a casa” restituirebbe la fotografia reale di quale show abbia saputo attrarre la massa critica di pubblico prima di trascinarlo per sfinimento nella notte. Finché il mercato e i comunicati stampa premieranno l’astuzia della percentuale notturna, continueremo ad assistere a show fiume dove la vera gara non è a chi balla o si esibisce meglio, ma a chi spegne le luci della regia per ultimo.