In poco più di dieci anni Stefano De Martino è passato dal corpo di ballo di Amici alla poltrona più pesante della televisione italiana. Non è un rimprovero a lui, che è bravo e simpatico: è la fotografia di come è cambiato il mestiere del conduttore. E il dettaglio che lo racconta meglio è il nome che gli hanno messo accanto: Fabrizio Ferraguzzo
Alla fine della serata conclusiva di Sanremo 2026, il 28 febbraio, Carlo Conti ha fatto una cosa che in televisione si fa raramente in diretta: ha passato il testimone. Ha annunciato che l’edizione 2027 del Festival, dal 16 al 20 febbraio all’Ariston, sarà condotta e diretta artisticamente da Stefano De Martino. Non un ospite, non un affiancamento: il padrone di casa e il direttore artistico insieme, cioè chi tiene in mano la macchina più complicata e più guardata dell’anno televisivo.
DA AMICI ALL'ARISTON IN QUINDICI ANNI
Vale la pena fermarsi un secondo a guardare la carriera che porta a quella poltrona. De Martino entra nell’immaginario degli italiani nel 2009 come ballerino di Amici. Da lì diventa volto, poi conduttore di programmi via via più importanti, da Stasera tutto è possibile fino alla svolta: la guida di Affari Tuoi, che nelle sue mani è diventata la trasmissione dominante dell’access, il quiz dei pacchi che ogni sera batteva quasi tutti. Un percorso vero, fatto sul campo. Ma un percorso di circa quindici anni, non di una vita.
E qui sta la differenza che nessuno dice ad alta voce. I signori che hanno costruito il mito di Sanremo ci erano arrivati dopo decenni di gavetta sotterranea: Pippo Baudo e lo stesso Conti venivano dalla radio, dai quiz di provincia, da un lunghissimo apprendistato nel mestiere invisibile di chi sa cucire cinque ore di diretta senza farsi vedere, tenere i tempi, salvare la serata quando qualcosa va storto. Erano artigiani. Il loro talento era precisamente non avere un talento appariscente: scomparivano dentro lo show. De Martino arriva sullo stesso trono portando qualcosa di diverso e tipicamente contemporaneo: una faccia amatissima, la simpatia, il dietro le quinte, i video social, l’autoironia. Non scompare dentro lo show: lo show, in buona parte, è lui.
IL MESTIERE APPALTATO A FERRAGUZZO
Il dettaglio che smaschera tutto è il nome che Sanremo gli ha affiancato. De Martino non sarà direttore artistico da solo: al suo fianco, come co-direttore, c’è un professionista della musica, il produttore Fabrizio Ferraguzzo. Tradotto: la rete ha scelto il volto che porta il pubblico e gli ha messo accanto chi il mestiere musicale lo mastica davvero, perché il direttore artistico di un festival della canzone dovrebbe, in teoria, saper scegliere e montare le canzoni. È una divisione dei compiti onesta e sensata, per carità. Ma racconta un’inversione: un tempo il direttore artistico era il mestiere, e il conduttore ci si adattava; oggi si parte dalla faccia e si appalta il mestiere a un tecnico che resta sullo sfondo. Prima si sceglieva chi sapeva fare, e quello ci metteva la faccia. Adesso si sceglie la faccia, e qualcun altro sa fare.
Attenzione, perché la parte onesta di questo discorso è robusta e va detta. De Martino è bravo sul serio: ha tempi comici invidiabili, un garbo che in tv è merce rara, e ha preso un preserale stanco e lo ha fatto esplodere. La gavetta, poi, non è scomparsa: dieci anni di televisione sono dieci anni di televisione, non si improvvisa niente. Nemmeno l’idea del direttore artistico affiancato da un musicista è una novità assoluta: anche i Festival recenti si reggevano su squadre e consulenti musicali robusti, solo che lo dicevano meno. E c’è un argomento semplice e forte: il pubblico lo adora, e il pubblico raramente ha tutti i torti. Portare gioventù, leggerezza e una faccia nuova sul palco più ingessato d’Italia potrebbe essere esattamente la ventata di cui Sanremo ha bisogno.
AFFARI TUOI COME TRAMPOLINO DI LANCIO
Però la domanda resta, e non è cattiveria, è curiosità vera. Baudo amava ripetere, orgoglioso, “l’ho inventato io”. De Martino, più onestamente, a Sanremo potrebbe dire “me l’hanno affidato”. Il primo custodiva un mestiere e lo difendeva come una bottega; il secondo incarna un volto e porta la sua simpatia. Non è detto che sia un male: è semplicemente un’altra idea di cosa debba essere un presentatore. Il 2027 ci dirà se bastano il carisma e un bravo vicedirettore a reggere la macchina più pesante della televisione italiana, o se quel mestiere invisibile che stiamo tranquillamente mandando in pensione ci mancherà proprio nel momento in cui, all’Ariston, si accenderanno le luci.
📷 Robbie Williams e Fabrizio Ferraguzzo / Da Instagram