PINUCCIO SENZA «STRISCIA»: «COME CHIUDERE UNA FABBRICA DA 200 OPERAI. MORELLO AL GFVIP? MEGLIO UN B&B»

L’ex inviato pugliese racconta a Fanpage il silenzio di Mediaset, le querele e perché non seguirebbe mai Morello al Grande Fratello

Una sospensione senza comunicato, senza spiegazioni, senza nemmeno un messaggio agli inviati e alle maestranze che per anni hanno tenuto in piedi la macchina di «Striscia la notizia». È questo il quadro che (da un’intervista a Fanpage) emerge dalle parole di Pinuccio, storico inviato del tg satirico di Canale 5 e volto della rubrica «Rai Scoglio 24», che aveva già abbandonato il programma a fine maggio dello scorso anno per approdare a La7 con un progetto tutto suo.

IL SILENZIO DI MEDIASET SULLO STOP

Pinuccio non era presente nemmeno durante la breve parentesi serale che ha preceduto lo stop definitivo. La notizia della chiusura, racconta, l’ha appresa dai giornali come chiunque altro. Eppure già nella primavera precedente qualcosa aveva cominciato a cambiare: le trattative contrattuali per la stagione successiva procedevano a rilento, un silenzio insolitamente lungo che aveva insospettito gli addetti ai lavori. Lui era stato l’unico, in conferenza stampa, a chiedere apertamente a Pier Silvio Berlusconi quando sarebbero stati rinnovati i contratti. La risposta era stata evasiva, condita da un commento ironico sul fatto che ci fosse qualcuno che voleva sapere “di che morte dovessero morire”.

Quello che più pesa, secondo Pinuccio, non è tanto la fine del programma in sé, quanto il modo in cui è avvenuta. Nessun comunicato stampa, nessuna parola di congedo verso chi aveva costruito trent’anni di trasmissioni: tecnici, montatori, scenografi, uffici stampa, troupe. “È come se avesse chiuso una fabbrica con 200 lavoratori”, sottolinea, tracciando una distinzione netta tra chi per sua natura lavora in modo precario nel mondo dello spettacolo e chi invece svolgeva mansioni tecniche e si è trovato senza impiego dall’oggi al domani. Solo una minima parte di queste persone, quelle con contratto diretto con la rete, sarebbe stata ricollocata all’interno dell’azienda.

Sulla figura di Antonio Ricci, Pinuccio si esprime con stima genuina: lo descrive come un uomo fuori dai circuiti del potere televisivo, lontano dai gossip, capace di annusare le notizie prima che diventino casi. “Ha un fiuto pazzesco per la notizia e sui tempi televisivi non sbaglia mai”, dice, aggiungendo che tornerebbe a lavorare con lui senza esitazione qualora il creatore del programma decidesse di ripartire su un’altra rete. Ricci, a suo avviso, ha pagato il prezzo di una libertà editoriale che forse, in questo momento, non fa più comodo a nessuno.

CONTRATTI IN BILICO DA PRIMAVERA

Sulla traiettoria di alcuni colleghi, come Moreno Morello approdato al Grande Fratello, Pinuccio è categorico: “No, il Grande Fratello lasciamo stare, non l’avrei preso in considerazione”. Andare in certi contesti, spiega, significherebbe contraddire anni di satira costruita proprio su quei format. Chi viene da una trasmissione che faceva le pulci a quella televisione, sostiene, deve cercare di restare coerente con il proprio mestiere.

Sullo spazio residuo per la satira nella tv generalista, il suo giudizio è netto e senza distinzioni politiche: il problema non è di destra o sinistra, ma di una scelta sistemica di non disturbare le coscienze. Preferibile, secondo lui, raccontare casi di cronaca nera che rassicurano lo spettatore piuttosto che documentare le proteste dei lavoratori o il caro vita, temi che fanno arrabbiare e interrogare. Il web e il teatro, nel frattempo, gli offrono la libertà che la tv generalista non riesce più a garantire. E se anche quelli non bastassero, scherza, c’è sempre l’ipotesi di un bed and breakfast in Puglia.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *