di Viviana Viviani
Tre fasi compositive accanto ad altrettanti grandi: Fiorenzo Carpi, con Enzo Jannacci e con Paolo Ciarchi. Immenso, spesso poco ricordato, al Premio Nobel è stata dedicata una pagina del Premio ligure
Il Premio Tenco ha celebrato i cent’anni di Dario Fo in una chiesa sconsacrata, nell’edizione dedicata a Dio è morto: difficile immaginare un luogo più adatto, e più ironico, per l’autore di Mistero buffo. Venerdì 23 ottobre l’ex chiesa di Santa Brigida, alla Pigna di Sanremo, ha ospitato Misteri Buffi. Cent’anni di Dario Fo. In scena c’erano il cantautore Alessio Lega, il fisarmonicista e pianista Guido Baldoni e l’attrice Giulia Angeloni. Lega, leccese trapiantato a Milano, ha vinto la Targa Tenco come miglior esordiente nel 2004 con Resistenza e amore. I tre avevano già portato un omaggio a Fo alla Camera del Lavoro di Milano lo scorso marzo, nel mese del centenario.
LA CHIESA SCONSACRATA DI SANTA BRIGIDA
Si è partiti da Ma che aspettate a batterci le mani, sigla del Mistero buffo televisivo del 1977: una sigla che è anche un invito. Poi Lega ha presentato l’idea che regge lo spettacolo. Fo ha dimostrato che per vincere il Nobel non serve chiudersi in una stanza a scrivere: ci si può divertire sul palco e fare teatro fuori dai teatri. E ha aggiunto: «Il primo cantante a vincere il Nobel non è Bob Dylan, è Dario Fo». Secondo Lega, Fo ha scritto circa 300 canzoni, in tre stagioni: con Fiorenzo Carpi, con Enzo Jannacci e con Paolo Ciarchi.
Della prima stagione fa parte Hanno ammazzato il Mario, una delle finte canzoni della mala che Giorgio Strehler fece cantare a Ornella Vanoni. Erano spacciate per antichi canti ritrovati, ma gli autori le avevano inventate di sana pianta, e debuttarono a Spoleto nel 1959. Poi Canto delle svergognate, che Lega ha cantato in parrucca sotto le volte dell’ex chiesa: le prostitute rivendicano di aver pagato le navi della Marina con le tasse sui loro guadagni.
Il capitolo su Jannacci è partito dal ritratto del giovane studente di medicina, un po’ matto, che suonava con Celentano, e con Gaber nei Due Corsari. Fo lo prese sotto la sua ala proprio quando la Rai aveva cacciato lui da Canzonissima. Era il 1962, e il motivo fu uno sketch sui morti sul lavoro: seguirono quindici anni di esilio dalla televisione. Di Vengo anch’io. No, tu no il trio ha proposto prima le strofe originali poi tagliate, tra cui una sui mercenari nel Congo di Mobutu. Poi la versione che conoscono tutti, cantata in coro dalla sala strapiena. Con Prete Liprando e il giudizio di Dio, la storia di un’ordalia in cui un prete sfida sul fuoco un arcivescovo corrotto, si intravede già Mistero buffo.
ALESSIO LEGA E IL SUO OMAGGIO
Lega ha ricordato anche che Jannacci, stanco di far ridere, o meglio stanco che tutti si aspettassero questo da lui, si presentò a Canzonissima con un brano serio, Gli zingari, che il pubblico bocciò. Per un periodo tornò a fare il medico. Fo, intanto, lasciava i teatri borghesi per le Case del Popolo. Mistero buffo debuttò in quella di Sestri Levante nel 1969. Poi vennero la rottura con i partiti e la Comune, dove Fo incontrò Ciarchi. Qui Lega ha parlato da amico. Ciarchi ha suonato in oltre cento dischi senza mai comparire in copertina. E come accade spesso agli operatori culturali, che lavorano per gli altri, rischia di essere dimenticato. Lega gli ha dedicato un ritratto in rima, l’unico testo suo della serata. È il ritratto di un uomo capace di far suonare tubi, padelle e coperchi, convinto che la musica non stia nello strumento, che rifiutava di provare prima dei concerti e che divideva l’umanità in tre categorie: gli assurdi, gli orrendi e gli stupendi. Di Ciarchi e Fo è anche Il comandante della mia banda, eseguita subito dopo dal trio. È un’epica partigiana venata d’ironia: i partigiani rifiutano le divise grigioverdi perché si sentono banditi, non soldati.
La scena è poi passata ad Angeloni, diplomata alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi e allieva di Fo, con il Matto e la Morte di Mistero buffo. In un’ex chiesa, così, è andata in scena anche l’Ultima Cena, ma vista dall’osteria accanto. Qui un matto perde a carte contro un prete, una guardia e un mercante che barano. Entra la Morte: tutti fuggono, ma lui resta. La corteggia in un romanesco popolare, brinda alla sua salute e le racconta di aver giocato con Gesù da ragazzo. Poi scopre che lei piange per Gesù, che dovrà portare via dalla croce. Così la Morte diventa la figura più umana della storia.
TRE STAGIONI MUSICALI DI FO
Colpisce quanto quei bersagli siano ancora attuali: i morti sul lavoro, le guerre combattute per soldi, l’ipocrisia di uno Stato che condanna ciò di cui vive, un potere che si difende a ogni costo.
Verso la fine è arrivata Ho visto un re, con la musica di Ciarchi, che tutta la sala conosceva e ha cantato. Ma non era ancora il congedo. Quello è stato il momento più toccante: una canzone di Lega per Sergio Secondiano Sacchi, direttore artistico del Club Tenco dal 2017, scomparso a febbraio. È un ritratto affettuoso della vita che Sacchi ha costruito intorno al Tenco: le notti passate a cantare insieme, le discussioni, i conti sempre magri. E i cantautori che tornano a casa stanchi, dopo aver tessuto insieme valori contro il silenzio. Poi la girandola di idee geniali e progetti assurdi, parole leggere come ali. Un addio senza retorica, che ha chiuso la serata come era cominciata: tra amici.