IL RAGAZZO CHE TENEVA LA TELECAMERA: RITRATTO DI PIETRO TARICONE, OLTRE IL GRANDE FRATELLO

L’Italia lo ha conosciuto spiato dalle telecamere della prima casa del Grande Fratello. In “Mustang”, il documentario di Kasia Smutniak presentato alla Festa del Cinema di Roma, si vede l’altro Taricone, quello che la telecamera la teneva in mano lui. Dalla figlia Sophie, voce del film, arriva il ritratto più vero di un uomo che la tv aveva ridotto a un soprannome.

C’è una piccola ironia nel cuore di “Mustang”. Pietro Taricone è stato il primo italiano diventato famoso perché ripreso ventiquattro ore su ventiquattro. Eppure nel film che la sua compagna e sua figlia gli hanno dedicato, presentato lunedì 19 ottobre alla Festa del Cinema di Roma, lo vediamo quasi sempre dall’altra parte dell’obiettivo. Era lui che filmava tutto: viaggi, compleanni, ogni momento. È proprio da quelle riprese amatoriali che nasce il documentario.

L'IRONIA DELL'OBIETTIVO ROVESCIATO

Il viaggio è quello del 2003. Taricone e Kasia Smutniak si conoscono da poco quando partono, zaino in spalla e una piccola telecamera, verso il Mustang, regione remota dell’Himalaya nepalese al confine con il Tibet, dove non arriva nemmeno la strada. «Si conoscevano da pochi mesi quando mio padre l’ha convinta a fare quel viaggio», racconta Sophie. Lassù si promettono di tornare un giorno e fare qualcosa per proteggere quella cultura. Insieme non ci torneranno più.

Molti anni dopo è Sophie a ritrovare quei filmati. Nata nel 2004, oggi studia arti visive, e nel film è la voce narrante. Quando a 19 anni decide di partire da sola per il Mustang, chiede alla madre di portare con sé le telecamere del padre. Smutniak racconta che non aveva mai pensato di coinvolgerla nel progetto: è stata la figlia a scegliere di entrarci.

Il film segue poi la promessa mantenuta. Nel dicembre 2011 Smutniak fonda la Pietro Taricone Onlus, e con l’aiuto di una donna del posto, Kunzom, costruisce una scuola che permette ai bambini della regione di studiare senza lasciare le famiglie.

IL VIAGGIO IN TERRA HIMALAYANA

Chi era. Pietro Taricone nasce a Frosinone il 4 febbraio 1975 e cresce a Caserta. Nel 2000 entra nella prima edizione del Grande Fratello e diventa “il Guerriero”: muscoli, sguardo da duro, la storia con Cristina Plevani dopo appena tre giorni nella casa. Arriva terzo, ma è lui il vero vincitore mediatico. Sarebbe stato facile vivere di rendita tra ospitate e serate in discoteca, come hanno fatto molti dopo di lui. Lui sceglie la strada più faticosa: studia recitazione e si conquista ruoli veri. Gabriele Muccino lo vuole in “Ricordati di me”, poi arrivano la fiction “Tutti pazzi per amore” e “Il sogno del maratoneta”. Lentamente l’Italia smette di vederlo come un concorrente di reality e comincia a considerarlo un attore.

La passione per il paracadutismo gli costa la vita. Il 28 giugno 2010, durante un lancio a Terni, la vela si apre troppo tardi. Muore il giorno dopo, a 35 anni, lasciando Kasia e una bambina di sei anni.

LE RIPRESE AMATORIALI COME EREDITÀ

Ed è qui che “Mustang” colpisce più di qualsiasi speciale televisivo. In vent’anni di anniversari Taricone è stato raccontato soprattutto come il pioniere dei reality, il primo “famoso per niente” della tv italiana. Il film lo restituisce per quello che era fuori dalla casa di Cinecittà: un ragazzo curioso, che trascinava la donna che amava in capo al mondo e riprendeva tutto per non perdere niente. Non a caso alcune recensioni gli hanno rimproverato di essere più memoria di famiglia che documentario. Ma forse il senso è proprio questo: le telecamere del Grande Fratello avevano fatto di lui un personaggio, quelle di casa ci restituiscono la persona.

“Mustang”, prodotto da Fandango con Luce Cinecittà e la Pietro Taricone Onlus, arriva nelle sale a novembre.

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