NON GUARDIAMO PIÙ LA TV, MA LO SMARTPHONE CON LA TELE IN SOTTOFONDO

Il vero rivale della televisione non è lo streaming, è il telefono che teniamo in mano mentre lei è accesa. E la TV se n’è accorta da un pezzo: ha smesso di pretendere i nostri occhi e ha ridisegnato tutto per chi la segue distratto

C’è un numero che spiega l’autunno televisivo italiano meglio di qualsiasi dato d’ascolto. Secondo una recente rilevazione dell’istituto Omdia, tre persone su quattro oggi usano lo smartphone mentre la televisione è accesa. La TV non è più la cosa che guardiamo: è la cosa accesa sullo sfondo mentre guardiamo qualcos’altro. E la televisione, in silenzio, ne ha preso atto. Ha smesso di combattere per i nostri occhi e si è riprogettata attorno a chi non la sta davvero guardando.

LO SMARTPHONE HA VINTO LA SFIDA

Basta accorgersene per vederlo ovunque. Il riassunto delle puntate precedenti anche all’interno della stessa serata. Il conduttore che racconta a voce alta quello che stiamo già vedendo con i nostri occhi. Le scritte in sovrimpressione che ripetono le parole appena pronunciate. Il “restate con noi, tra poco…” ogni dieci minuti. I pomeriggi e le domeniche che durano ore e in cui puoi entrare e uscire in qualsiasi momento senza perderti niente. Le voci che si alzano di tono, tutto detto almeno due volte, niente che richieda silenzio o attenzione. Non è pigrizia e non è un declino capitato per caso: è un progetto preciso. Una televisione costruita per essere seguita senza essere guardata. Una radio con le figure.

Va detto, per onestà, che non è tutto da buttare. Una parte di questa trasformazione è intelligenza, non resa: la gente ha sempre fatto due cose insieme, la radio è stata per decenni un meraviglioso mezzo “di sottofondo” e nessuno si sognava di considerarla inferiore. E la TV in diretta, quella sì, ci inchioda ancora allo schermo: una partita, Sanremo, la finale di un reality tenuta in sospeso fino all’ultimo secondo. Quando ha qualcosa che non si può mettere in pausa, la televisione vince ancora tutta la nostra attenzione, telefono compreso.

LA TV CHE PARLA AI DISTRATTI

Il problema nasce quando l’impostazione predefinita diventa “tanto nessuno sta guardando sul serio”. Perché a quel punto la TV smette di premiare chi le dà retta: via le scene lente, via i silenzi, via la fiducia che lo spettatore capisca anche senza farsi spiegare tutto. Un programma che dà per scontato di avere davanti un distratto diventa un anello che si ripete all’infinito, un trailer continuo di sé stesso. Non è più una cosa da guardare, è una cosa da non perdersi del tutto mentre fai altro. E così rinuncia all’unica qualità che la distingueva dal telefono: valere la pena di essere guardata.

La cosa più rivoluzionaria che la televisione potrebbe fare, oggi, sarebbe un programma che ha il coraggio di chiederci di posare il telefono: un silenzio, un’inquadratura lunga, una scena che non si spiega da sola e pretende che tu ci sia. Invece il palinsesto è tagliato su misura per la coda dell’occhio, rassegnato a fare compagnia a uno schermo con cui ha già deciso di non poter competere. La TV non ha perso la sua guerra contro lo streaming. L’ha persa contro l’oggetto che teniamo in mano, e invece di combattere ha scelto di tenerci compagnia mentre guardiamo da un’altra parte.

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