ELISA ISOARDI E IL TOTO-MORTO IN REDAZIONE • DAL WEB UNA VALANGA DI INDIGNAZIONE

Da Lino Banfi, 90 anni, a Teddy Reno, che ne ha compiuti 100, passando per Sophia Loren, Liliana Segre e Sergio Mattarella: una lavagna con 22 nomi e relative età scatena la bufera social su Bar Centrale. La conduttrice finisce nel mirino per una storia Instagram. Quando il retroscena diventa più interessante della trasmissione, il rischio è che il vero spettacolo cominci fuori dallo studio

C’è chi fa il Fantacalcio, chi gioca al Superenalotto e chi, evidentemente, preferisce puntare sul trapasso. Ognuno ha i suoi hobby, ma quando il passatempo è il dead pool, ovvero il totomorto, sarebbe consigliabile almeno una precauzione: non mettere la lavagna in campo lungo durante una storia Instagram. Soprattutto se lavori in Rai.

LA LAVAGNA CHE HA SCATENATO IL CAOS

È successo nella redazione di Bar Centrale, il programma del sabato pomeriggio di Rai1 condotto da Elisa Isoardi. La conduttrice ha condiviso sui social un momento dietro le quinte, con una collaboratrice intenta a leggere e la didascalia «Momento prima lettura con popcorn». Un contenuto apparentemente innocuo, se non fosse che sullo sfondo faceva bella mostra di sé una lavagna con la scritta Dead Pool e una lista di personaggi famosi accompagnati dalle rispettive età. La storia è stata poi rimossa, ma gli screenshot avevano già iniziato la loro carriera autonoma sul web.

La lista: da Lino Banfi novantenne a Teddy Reno centenario

Tra i nomi riportati dai giornali figura Lino Banfi, che il 9 luglio 2026 ha compiuto 90 anni. Seguono Renzo Arbore, 89, Sophia Loren, 92, e Mogol, 90. C’è poi Liliana Segre, 96 anni, accanto a Tony Renis e Adriano Celentano, entrambi di 88 anni.

Nell’elenco compaiono anche Vincenzo Mollica, 73 anni, al cui nome sarebbe stato aggiunto un cuoricino; Johnny Dorelli, 89; Maurizio Mattioli, 76; Giovanni Allevi, 57; Paolo Conte, 89; e Teddy Reno, che a luglio ha festeggiato la bellezza di 100 anni.

La lista prosegue con Roberto Vecchioni, 83 anni, Massimo Boldi, 81, Vittorio Sgarbi, 74, e Memo Remigi, 88. Tra i nomi più delicati c’è quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, 85 anni, accompagnato dalla scritta «speriamo di no». Chiudono l’elenco Dino Zoff, 84 anni, e Mina, 86.

Le età sono riferite al 9 ottobre 2026 e sono state ricostruite in base alle date di nascita note. Le cronache riferiscono complessivamente 22 nomi, ma non tutti risultano identificabili con certezza nelle riproduzioni e negli elenchi pubblicati. Meglio fermarsi ai nomi verificabili, senza trasformare anche la ricostruzione della lavagna in un gioco di fantasia.

NOMI CELEBRI E RISPETTIVE ETÀ

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Il meccanismo del gioco è semplice: si scelgono personaggi pubblici che si ritiene possano morire entro un certo periodo e si aspetta, con una combinazione di cinismo e fortuna, di vedere come va a finire. Il Fantamorto, insomma, è il parente lugubre del Fantacalcio: al posto dei gol si aspettano i necrologi. Una differenza non proprio secondaria, soprattutto quando sulla lavagna compaiono persone molto anziane o alle prese con problemi di salute.

Ora, che tra amici si possa scherzare sulla morte non è una scoperta antropologica. L’umorismo nero esiste da sempre, e spesso è proprio il modo più spiazzante per esorcizzare ciò che fa paura. Il problema è che una redazione televisiva della Rai non è una cameretta, un gruppo WhatsApp privato o il tavolo di un’osteria dopo il terzo bicchiere. È un ambiente professionale legato al servizio pubblico, nel quale il confine tra goliardia privata e immagine pubblica diventa improvvisamente più sottile.

E così Elisa Isoardi si è ritrovata sotto una valanga di critiche social. C’è chi giudica il gioco macabro e irrispettoso, chi se la prende con la conduttrice e chi chiede spiegazioni alla Rai. Il dettaglio più curioso è che la polemica non nasce da una frase pronunciata in diretta, né da un servizio mandato in onda, ma da una lavagna finita nell’inquadratura. Nell’era digitale basta un angolo di parete per rovinare una giornata: altro che diretta televisiva, ormai il vero programma è quello che si svolge sullo sfondo.

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LA STORIA INSTAGRAM RIMOSSA IN FRETTA

Naturalmente, c’è anche un’altra possibilità: che quella lista fosse una specie di promemoria redazionale per preparare in anticipo i cosiddetti «coccodrilli», gli articoli commemorativi che le testate tengono pronti per quando muore un personaggio importante. È una pratica giornalistica nota, perché la cronaca non può aspettare che una notizia arrivi per cominciare a cercare fotografie, biografie e materiali d’archivio.

Ma una lista di lavoro e un gioco con pronostici di morte non sono la stessa cosa. E dalla fotografia, da sola, non è possibile stabilire con certezza quale fosse lo scopo della lavagna. Le cronache riferiscono che, al momento della diffusione della notizia, non erano arrivate spiegazioni pubbliche dalla conduttrice o dalla Rai.

Resta una questione di comunicazione elementare. Se vuoi raccontare sui social la serenità della tua redazione, controlla cosa c’è dietro la persona che stai riprendendo. Una tazza di caffè, una scaletta, un mazzo di fiori: tutto bene. Una lavagna che sembra organizzare le selezioni per il club dei centenari, un po’ meno. La regola è semplice: prima di premere «pubblica», fai un giro con gli occhi. Anche perché il pubblico, quando vuole, ha una vista da falco e uno zoom da perito assicurativo.

Si può ridere della morte, ma non sempre conviene

Il caso Isoardi ci ricorda che il confine tra ironia e cattivo gusto non è identico per tutti. C’è chi considera il Fantamorto un gioco dissacrante e chi lo trova crudele, soprattutto quando coinvolge persone reali, malate o anziane. Non esiste un algoritmo capace di stabilire una volta per tutte dove finisca la prima e cominci il secondo. Ma esiste il buon senso: chiedersi non soltanto se una cosa faccia ridere chi la organizza, ma anche che effetto possa avere quando viene vista da migliaia di persone che non ne conoscono il contesto. A meno che la Rai non sia diventata una succursale di Taffo.

DAL DEAD POOL AGLI SCREENSHOT VIRALI

Quanto alla conduttrice, sarebbe ingeneroso attribuirle automaticamente la paternità del gioco solo perché ha pubblicato la storia. La responsabilità della condivisione è una cosa; sapere chi abbia scritto quella lista, perché fosse lì e come venisse utilizzata è un’altra. In assenza di spiegazioni, meglio non confondere le due.

Nel frattempo, il toto morto ha già centrato un risultato: è riuscito a far parlare di Bar Centrale senza bisogno di ospiti, collegamenti o scalette. Non è detto che sia il tipo di promozione che una trasmissione desidera. E, per una volta, il colpo di scena non è arrivato dalla regia: era già appeso al muro.

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