GUARESCHI, ACUTIS E IL DILAGARE DELLE FICTION BIOGRAFICO-AGIOGRAFICHE

Nel listino delle fiction di quest’autunno c’è una tendenza che nessuno dice ad alta voce: la televisione non crea quasi più personaggi, racconta soprattutto storie vere — e una fetta sorprendente di quelle storie sono vite di santi, beati e martiri. Non è un’ondata di devozione. È una resa dell’immaginazione

Scorrete l’elenco delle fiction che Rai e Mediaset mandano in onda in questi mesi e noterete una cosa curiosa: i protagonisti, sempre più spesso, sono esistiti davvero. E in mezzo ai giudici, ai medici, ai giornalisti presi dalla cronaca, spicca un gruppetto che un tempo avrebbe avuto il suo posto in parrocchia e non in prima serata: i santi. Canale 5 racconta Carlo Acutis in “Il mio nome è Carlo” — il ragazzo morto a quindici anni, l'”influencer di Dio”, diventato nel 2025 il primo santo millennial. Rai 1 porta in onda “Sul cammino di Francesco”, la vita di fratel Biagio Conte, il missionario laico di Palermo che qualcuno ha già ribattezzato il nuovo San Francesco. E, sempre su Rai 1, arriva il giudice Rosario Livatino in “Livatino – Il giudice e i suoi assassini”: il “giudice ragazzino” ucciso dalla mafia nel 1990 e proclamato beato nel 2021, primo magistrato della storia a salire sugli altari come martire della giustizia e della fede.

SANTI E BEATI IN PRIMA SERATA

Attenzione: sono storie vere e, in gran parte, bellissime. La memoria di Livatino merita la prima serata; Acutis parla ai ragazzi; Biagio Conte è un pezzo di Palermo. Nessuna obiezione sui soggetti. L’obiezione è sul mestiere. Perché quando una televisione intera smette di inventare e si mette ad adattare, sta ammettendo qualcosa di sé.

La forza storica della fiction italiana, infatti, è sempre stata esattamente l’opposto: inventare. Il commissario Montalbano non esiste, eppure ha fatto per la Sicilia più di mille uffici del turismo. Don Matteo non esiste, ma è entrato nelle case degli italiani per quindici stagioni. Il più grande prete della nostra narrativa, Don Camillo, l’ha inventato uno scrittore con la penna, non la cronaca con i fatti. Il personaggio inventato è il superpotere di questo Paese: una persona che non c’è diventa più vera di quelle che ci sono. È la magia per cui si accende la televisione.

Ecco perché il dettaglio più rivelatore di tutto l’autunno è un altro titolo: la fiction su Giovannino Guareschi. Avete letto bene. La televisione, invece di inventare un nuovo Don Camillo, gira un biopic sull’uomo che Don Camillo lo aveva inventato. Non creiamo più il personaggio: facciamo il documentario sul genio che sapeva crearlo. È tutta qui la parabola.

ACUTIS, LIVATINO, BIAGIO CONTE

Il sospetto, allora, è che questa valanga di storie vere non nasca dalla fede ma dalla paura. Inventare un eroe è un rischio: può non piacere, può sembrare finto, può far cambiare canale. Raccontare un eroe già approvato da qualcun altro — dalla Chiesa che lo ha fatto santo, dai tribunali che lo hanno fatto martire, dalla cronaca che lo ha reso celebre — è un investimento sicuro. Nessuno discute un beato. Nessuno critica un ragazzo morto a quindici anni. La televisione ha trovato il modo di avere eroi senza doversi assumere la responsabilità di crearli: li prende già certificati. Ha smesso di fabbricare miti e si è messa a filmare le cerimonie in cui li proclamano gli altri.

Si può obiettare, ed è giusto, che l’onda del “tratto da una storia vera” è globale e non solo nostra; che in tempi di fake news e di intelligenza artificiale il pubblico cerca l’ancora del “è successo davvero”; e che la fiction d’invenzione in Italia non è morta, visto che resistono i medici di “Doc”, i detenuti di “Mare Fuori”, i gialli tratti dai romanzi. Tutto vero. Ma la direzione resta quella, ed è inequivocabile: una televisione che quarant’anni fa regalava al Paese Montalbano e Don Camillo oggi aspetta che siano il Vaticano e le pagine di cronaca a passarle i protagonisti. Un tempo i nostri miti ce li inventavamo. Adesso li lasciamo canonizzare altrove, e ci limitiamo a riprendere la cerimonia.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *