Imitazioni, cover, voci senior: la fascia più preziosa della TV si regge interamente sul ricanto dei successi di ieri. E il flop di “Super Karaoke” dimostra che ormai non funziona più nemmeno quello. La verità è che la televisione e la canzone nuova hanno divorziato
Provate a fare un esperimento. Guardate la programmazione musicale del prime time di questo autunno e chiedetevi una cosa sola: quante canzoni nuove ci passano? La risposta è zero. Su Rai 1 c’è “Tale e Quale Show” di Carlo Conti, dove dei personaggi noti si travestono per imitare cantanti famosi ricantandone i successi. Su Canale 5 è tornato “Super Karaoke” con Michelle Hunziker, dove si cantano vecchie hit conosciute a memoria. In arrivo c’è “The Voice Senior”, dove voci over cantano, di nuovo, i classici di sempre. Tre programmi, tre serate di grande ascolto, e non un solo brano scritto ieri. La televisione italiana ha smesso di cantare canzoni nuove. Ha trasformato la sua fascia più costosa in un enorme karaoke di Stato, in cui ci si esibisce esclusivamente sul repertorio del secolo scorso.
IL KARAOKE DI STATO IN PRIMA SERATA
Attenzione, non è la solita lamentela nostalgica del “una volta la TV lanciava gli artisti”. È qualcosa di più profondo e più definitivo: la televisione generalista e la canzone nuova hanno semplicemente divorziato. Non si parlano più. La musica di oggi nasce, cresce e muore altrove, su Spotify, su TikTok, nelle playlist, in un ecosistema che non ha alcun bisogno del piccolo schermo per esistere e che, anzi, spesso lo considera un ambiente ostile e vecchio. Un artista di venticinque anni con milioni di stream non ha nessun motivo per andare a farsi imitare da un comico il sabato sera. E la TV, dal canto suo, non sa più come intercettare quella musica, non se la può permettere, non la capisce. Così, rimasta senza il presente, si è rifugiata nell’unica cosa che possiede in abbondanza: il passato. Il magazzino delle canzoni di ieri è sterminato, è gratis nella memoria di tutti, e non fa capricci. Ricantarlo è comodo. L’unico posto in cui una canzone davvero nuova riesce ancora a passare in televisione è Sanremo, una settimana all’anno, e non a caso lo trattiamo ormai come una liturgia collettiva più che come una gara di novità.
E qui arriva il dettaglio che dovrebbe far suonare l’allarme. Perché il ripiego sul passato aveva almeno una logica: è una scommessa sicura, la nostalgia non delude mai. Solo che quest’anno “Super Karaoke” è floppato, e di brutto: ascolti crollati, stroncature feroci, social scatenati, un ritorno che Mediaset ha, a detta di molti, sbagliato in pieno. Il che significa che siamo alla resa dei conti finale: non funziona più nemmeno il karaoke, come aveva in parte, scherzosamente vaticinato Fiorello. Non basta più nemmeno riproporre le canzoni che tutti amano. E come dargli torto, al pubblico: chi ha voglia di sentire una hit dei tempi andati ce l’ha già perfetta, nell’originale, sul telefono, a portata di pollice. Perché dovrebbe guardare qualcuno che la approssima in studio? Il karaoke televisivo era nato quando cantare in casa la canzone del cuore era un lusso; oggi che la abbiamo tutti in tasca, guardare un altro che la canta al posto nostro ha perso ogni senso.
SPOTIFY HA SOSTITUITO IL PICCOLO SCHERMO
Va detto, per onestà, che non è tutto da buttare, e non è nemmeno tutta colpa della TV. “Tale e Quale” è artigianato vero: imitare voce, postura e respirazione di un altro cantante è un mestiere difficile e gli imitatori bravi meritano rispetto. Una canzone classica cantata bene resta bellissima, e la nostalgia è un piacere legittimo, non una malattia. E soprattutto la televisione generalista serve ancora un pubblico maturo che la musica dello streaming ha abbandonato senza troppi complimenti: ricantargli le canzoni della sua vita è anche un modo di non lasciarlo solo. Il divorzio, insomma, non l’ha voluto solo la TV: l’industria musicale se n’è andata per prima, sbattendo la porta, perché aveva trovato di meglio.
Resta però la fotografia finale, ed è impietosa. Una televisione che sa soltanto ricantare il passato è una televisione che ha smesso di credere di saper riconoscere il futuro. Ha rinunciato al rischio, quello di puntare su una voce sconosciuta, su una canzone che nessuno ha ancora sentito, su qualcosa che potrebbe fare fiasco e invece potrebbe cambiare tutto. Ha scelto il karaoke perché il karaoke non può fallire. E allora quando persino il karaoke si svuota, come è successo quest’anno, il messaggio è chiaro: non è la nostalgia a essere morta. È il coraggio di scommettere su una voce nuova.
