C’è chi si arrampica sui tralicci, chi fa flessioni mentre canta, chi si lancia sul pubblico e chi ha trasformato il modo di muoversi in una vera firma. Al Bano, a 83 anni, continua a salire sulle strutture del palco. Ma nella storia della musica sono parecchi gli artisti che hanno sviluppato comportamenti scenici decisamente fuori dall’ordinario
Il cantante che a 83 anni, invece di limitarsi a salutare il pubblico, si arrampica sul traliccio del palco, potrebbe sembrare una notizia da rubricare alla voce “cose che non possono succedere”. E invece Al Bano lo fa davvero. L’ultima volta è successo il 28 settembre a Bagheria, durante «Felicità»: microfono in mano, il cantante si è arrampicato sulla struttura metallica laterale per vedere meglio la piazza. E non era la prima volta. Nel 2023, dopo un episodio analogo a Pomigliano d’Arco, aveva spiegato all’ANSA che per lui era una cosa normalissima: «Lo faccio da sempre».
AL BANO E IL TRALICCIO DI BAGHERIA
La spiegazione di Al Bano è quasi più curiosa dell’acrobazia: non vuole dimostrare di essere un atleta, ma esprimere fisicamente la felicità di essere sul palco. Una specie di “se sono contento, devo salire da qualche parte”. Nel 2023 citava anche il vecchio principio latino mens sana in corpore sano. A Bagheria, insomma, ha semplicemente ripetuto il suo numero di repertorio.
Se Al Bano sale, Massimo Ranieri scende. Ma non per riposarsi: per fare le flessioni. La prestazione atletica fa parte da decenni del suo modo di stare in scena. Nel 2010 il Corriere della Sera raccontava uno spettacolo nel quale Ranieri si esibiva in addominali, flessioni e capriole mentre cantava.
E non è semplicemente una trovata da varietà. Ranieri ha una formazione autenticamente teatrale e anche una preparazione fisica costruita negli anni. In una recente intervista ha raccontato di essersi allenato per otto mesi con il pugile Patrizio Oliva per le esigenze di uno spettacolo e di avere studiato discipline circensi: filo, palla, monociclo, clavette e persino lancio dei coltelli.
Insomma, quando Ranieri fa una flessione sul palco non sta improvvisando una gag. È probabilmente il cantante italiano che ha preso più sul serio l’idea che cantare sia anche una faccenda fisica.
Se allarghiamo lo sguardo all’estero, arriva un nome che rende Al Bano quasi prudente: Eddie Vedder.
Il frontman dei Pearl Jam ha costruito una parte della propria leggenda proprio sulla sua totale incapacità di considerare il palco un luogo dal quale, semplicemente, cantare. Rolling Stone ha raccolto alcune delle sue imprese più spettacolari: stage diving, arrampicate sul tetto del palco, surfing sulla folla, utilizzo del microfono come una sorta di liana e persino una fuga attraverso un buco praticato nel palco.
LA FILOSOFIA ACROBATICA DEL CANTANTE
Il paragone con Al Bano, del resto, non è inventato: fu proprio l’ANSA, nel 2023, a ricordare scherzosamente le sue arrampicate sui tralicci accostandole agli stage diving di Vedder.
E poi c’è Iggy Pop, che ha fatto dello stage diving una specie di professione parallela. Nei primi anni con gli Stooges il rapporto fisico con il pubblico era parte integrante dello spettacolo: Rolling Stone ha ricostruito una lunga serie di episodi estremi, compresi i tuffi sulla folla e una storica esibizione del 1970 nella quale Iggy si cosparse il torace di burro d’arachidi prima di lanciarlo anche agli spettatori.
La cosa interessante è che questa abitudine ha avuto una scadenza. Nel 2022, a 75 anni, Iggy dichiarò di voler smettere con gli stage diving perché ormai si sentiva «troppo traballante». Una delle rare occasioni in cui il rock’n’roll ha dovuto prendere atto dell’esistenza della forza di gravità.
Poi c’è chi non ha bisogno di arrampicarsi da nessuna parte perché il movimento stesso è diventato il suo marchio. Mick Jagger è un caso da manuale.
Già negli anni Settanta i cronisti descrivevano i suoi movimenti come una miscela di salti, ondeggiamenti, scatti e gestualità teatrale. Jagger ha raccontato di essersi ispirato ai grandi performer che lo avevano preceduto, da James Brown a Little Richard, fino a Chuck Berry e Jerry Lee Lewis. E ha ammesso di avere fatto da giovane cose decisamente poco prudenti: saltare nei fossati delle orchestre e, negli anni Ottanta, arrampicarsi su strutture alte anche una ventina di metri.
MENS SANA IN CORPORE SANO
La differenza è che Jagger ha trasformato quella fisicità in una grammatica del palco. Non è semplicemente uno che si muove molto: il modo in cui si muove è diventato parte dell’identità dei Rolling Stones.
Bruce Springsteen ha sviluppato invece una mania meno acrobatica ma altrettanto riconoscibile: andare fisicamente verso la gente.
A Roma, nel 2016, durante il concerto al Circo Massimo, lasciò il percorso previsto e si immerse nella folla, salendo anche sulle transenne e fermandosi a cantare in mezzo agli spettatori. Non esattamente il comportamento più comodo per una superstar davanti a decine di migliaia di persone.
È un’altra forma di fisicità: non il cantante che domina la distanza fra palco e platea, ma quello che cerca sistematicamente di cancellarla.
C’è dunque chi sale, chi scende, chi si tuffa, chi corre, chi si arrampica e chi considera la platea una specie di estensione naturale del palcoscenico.
La cosa curiosa è che, nei grandi artisti, queste stranezze spesso smettono di essere stranezze. Diventano segni di riconoscimento. Dopo aver visto Al Bano arrampicarsi per l’ennesima volta, probabilmente nessuno si domanda più perché lo faccia. Ci si domanda piuttosto se, una sera, deciderà finalmente di cantare «Felicità» restando con i piedi per terra.
E forse sarebbe proprio quella, ormai, la vera sorpresa.
📷 Al Bano si arrampica su un traliccio del palco durante il suo show a Bagheria.