CINEMA & SERIE TV • 8 PERSONAGGI FATTI FUORI PER COLPA DI CHI LI INTERPRETAVA

Da Charlie Harper buttato sotto un treno a Parigi al chirurgo di Grey’s Anatomy sparito all’altare: otto volte in cui a scrivere la fine di un personaggio non è stato lo sceneggiatore ma una lite, un tweet o una richiesta di aumento. E l’Italia, che non ha il coraggio di ammazzare nessuno.

In televisione si muore di tutto: di malattia, di pallottola, di incidente d’auto, perfino di meteorite. Ma la causa di morte più diffusa, quella che non comparirà mai nei titoli di coda, è un’altra: la vita vera dell’attore. Un aumento negato, una lite in camerino, un tweet di troppo, e il personaggio più amato si ritrova improvvisamente spedito nell’aldilà. Otto casi in cui lo sceneggiatore ha solo eseguito una sentenza firmata altrove.

MORTI PER COLPA DEGLI ATTORI

Henry Blake, M*A*S*H. McLean Stevenson era stanco di fare la spalla e nel 1975 se ne andò a cercare gloria da protagonista. Gli sceneggiatori lo salutarono nel modo più brutale della storia della TV: congedato dal fronte coreano e pronto a tornare a casa, muore quando il suo aereo viene abbattuto sul Mar del Giappone. Nessun superstite. Il pubblico non lo perdonò, e nemmeno Stevenson, la cui carriera da lì in poi fu un lento atterraggio.

Chrissy Snow, Three’s Company. Nel 1980 Suzanne Somers scoprì di guadagnare 30.000 dollari a puntata contro i 150.000 del collega John Ritter e chiese la parità. La ABC rispose relegandola a scene di pochi secondi, spesso una telefonata, girate da sola e lontano dal resto del cast; poi, nel 1981, la scrisse fuori del tutto. Una battaglia per la parità salariale che all’epoca passò per capriccio e oggi somiglia a un episodio pilota del futuro.

IL CASO DI MCLEAN STEVENSON

Valerie Hogan, Valerie. La sitcom portava il nome di Valerie Harper, il che non le evitò, dopo una lite sui compensi, di essere licenziata. La produzione fece morire il suo personaggio fuori campo, ribattezzò il programma prima Valerie’s Family e poi The Hogan Family, e andò avanti per anni senza di lei. Uno show che ha cambiato nome pur di non cambiare idea.

Preston Burke, Grey’s Anatomy. Nel 2007 Isaiah Washington uscì dal cast dopo aver rivolto un insulto omofobo a un collega sul set. Il dottor Burke sparì nel modo più crudele per una storia d’amore: piantando la futura sposa, Cristina Yang, praticamente sull’altare, e non facendosi più rivedere. Un abbandono che la serie trasformò in ferita permanente del personaggio rimasto.

Edie Britt, Desperate Housewives. Dopo gli attriti con l’ideatore Marc Cherry, nel 2009 Nicollette Sheridan fu fatta fuori: la sua Edie finì folgorata da un cavo elettrico dopo un incidente d’auto. L’attrice portò poi Cherry in tribunale, sostenendo di essere stata colpita sul set e licenziata per ritorsione. Raro caso in cui il personaggio muore in TV e la lite prosegue in aula.

SUZANNE SOMERS E IL CONTRATTO

Charlie Harper, Due uomini e mezzo. Il divorzio più rumoroso di tutti. Nel 2011 Charlie Sheen venne licenziato dopo lo scontro pubblico con il creatore Chuck Lorre. Il suo personaggio fu spedito a Parigi e buttato sotto un treno della metropolitana; al funerale, una sfilata di ex amanti ne parlò malissimo. Hollywood non si limitò a ucciderlo: lo seppellì a colpi di insulti.

Roseanne Conner, Roseanne. Nel 2018, dopo un tweet razzista, Roseanne Barr vide cancellare la sua serie appena resuscitata. La soluzione fu ripartire senza di lei con lo spin-off The Conners, in cui il personaggio di Roseanne muore per overdose di oppioidi. La diretta interessata, viva e vegeta, protestò: mi avete uccisa in modo morboso. Il personaggio ha pagato il conto dell’attrice.

QUANDO LA REALTÀ UCCIDE I PERSONAGGI

E l’Italia? L’Italia non ha il coraggio di ammazzare nessuno. Quando nel 2022 Terence Hill lasciò Don Matteo dopo vent’anni, nessuno osò far morire il prete più buono della televisione: lo hanno semplicemente fatto sparire e sostituire con un altro sacerdote, Don Massimo, cioè Raoul Bova, tenendo perfino lo stesso titolo alla serie. Da noi i personaggi non muoiono: vengono trasferiti.

Morale. Lo sceneggiatore crede di decidere chi vive e chi muore, ma la penna, ormai, ce l’hanno i contratti, gli uffici legali e i social. La morte, in televisione, è diventata una clausola. E la prossima volta che piangerete per un addio straziante, ricordatevi che forse non lo ha deciso la storia: lo ha deciso un rinnovo andato storto.

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