Da anni gli stessi gruppi e le stesse compilation musicali ingaggiati dalle pro loco stanno danneggiando il territorio riducendo possibilità di scelta per il pubblico e guastando l’immagine turistica di una zona che soffre anche il confronto col vicino Piacentino
Si è appena conclusa l’estate più imbarazzante per lo spettacolo in Oltrepò Pavese. Ultima di una serie di estati che hanno visto dilagare il niente e la ripetitività. I soliti gruppi ingaggiati da anni in ogni singolo comune (ripeto: ogni singolo comune) della zona e le medesime compilation con palchi dal costo esorbitante che coprono con fuochi, fumi e luci l’assenza di una proposta artistica vera, fatta di varietà e di musica o cabaret suonati o vissuti dal vivo. La varietà è essenziale, per non morire dentro e fuori. Un impoverimento sia culturale per la gente del posto, che si vede proporre sempre la solita sbobba decisa da altri (e magari va a vederla perché sembra gratis, e la parola gratis è magica), sia (cosa altrettanto grave) sul piano turistico a medio e lungo termine. Lo dico con grande amarezza per il bene che voglio alla mia Terra da sempre incapace di fare gioco di squadra, ma abbiamo veramente toccato il fondo.
SEMPRE GLI STESSI GRUPPI OVUNQUE
Ho raccontato tutto questo durante l’estate in una campagna di igiene dello spettacolo fra il serio e l’ironico che ha avuto sino a oggi complessivamente più di 100 mila visualizzazioni. Una cifra monstre (con buona pace di chi mi invitava al silenzio complice) che ora ha messo l’elefante nella stanza.
Colpa delle pro loco? In gran parte sì. Non soltanto si sono adagiate modificando la loro natura (di pro loco, appunto, cioè di motore che valorizza un territorio) trasformandosi in trattorie surrogate pagate spesso a caro prezzo e senza molti di quei vincoli e costi che ha la ristorazione vera, ma comportandosi spesso anche con arroganza. Della serie: non ti piace questa proposta? Vattene da un’altra parte. A parte la modalità sgradevole, diventa difficile per chiunque andare altrove se OVUNQUE il menu è lo stesso. Per giunta da anni. Ci arriva anche un bambino in età prescolare.
I comuni potrebbero fare qualcosa? Sì, ma spesso tacciono, sia perché in genere ormai non finanziano più direttamente le pro loco per questi eventi, sia perché temono di non avere più un indispensabile aiuto per altri eventi che si svolgono sul territorio. Quindi tutti zitti, allineati e coperti. Una situazione virtualmente imbarazzante che spinge all’omologazione. Quando vengono decisi i cartelloni per l’estate, alcuni mesi prima, si tende a privilegiare (giochi amichettistici a parte) quel che più o meno aveva funzionato un po’ l’anno prima. E intanto l’Oltrepò muore di clonazioni.
PALCHI COSTOSI SENZA ARTE VERA
Le pro loco sono diventate piccoli centri di potere, e non amano essere criticate. Si fa così e basta, altrimenti saluti e baci. Oppure parte il furbissimo piagnisteo: noi poverini che ci sacrifichamo per tutti. Vi rivelo un segreto: se non amaste farlo, non lo fareste. Non ve l’ha prescritto il medico.
Il paragone con il vicino Piacentino ci annienta. Letteralmente. Là (quasi) ogni evento viene pensato, non buttato lì per portare a casa ogni anno il compitino. E non è soltanto la magia degli stupendi show del Valtidone Festival – che viene finanziato da due banche molto radicate sul territorio -, è proprio un modo diverso di rispettare la gente e non solo gli interessi di chi guadagna molto (molto) bene col giochino della ripetitività. Perché anche in Oltrepò Pavese non ci sono banche che finanziano un miglioramento delle nostre proposte artistiche estive? Non so rispondere a questa domanda se non con una supposizione: non facciamo squadra (mai) e non abbiamo istituti di credito radicati in zona come accade altrove. Però le istituzioni (parlo anche di Provincia e Regione, se i comuni sono deboli) potrebbero darsi da fare per convincerli a fare uscire qualche soldino da tasche molto piene.
L’apoteosi della clonazione è stata a Santa Maria della Versa, che ha rifatto tutti gli stessi, identici eventi dell’anno prima (neanche in Camerun, con tutto il rispetto per il Camerun: avete mai visto in qualsiasi parte del mondo una rassegna che si vorrebbe di spettacolo totalmente identica a quella dell’anno precedente?) in un sistema ottimizzato che vedeva fra l’altro chi fa parte dell’organizzazione che di fatto si auto-ingaggiava. E poi Manzo (Santa Giuletta), anche lì in modalità clonazione totale con l’ostentazione di parte della forza già impiegata a Santa Maria.
IL DANNO AL TURISMO LOCALE
Naturalmente ci sono le eccezioni. C’è chi sa quale sia il proprio dovere (pochi) e continua a fare pro loco come realmente si dovrebbe fare, anche con pochi mezzi ma con genuinità di intenti e passione. Senza mettere al primo posto il super incasso sotto il segno di birra e salamelle; ma la maggior parte delle realtà purtroppo si è da troppo tempo adeguata all’andazzo. E spiace vedere come anche comuni grandi, come Stradella, Broni, Casteggio o Voghera, che hanno certamente più mezzi, rinuncino a portare in scena eventi di spettacolo realmente pensati e di qualità più alta. E non parlo di concerti di Ligabue o Vasco Rossi, inaffrontabili economicamente. Parlo di dare alla gente quella varietà di proposta alla quale ha semplicemente diritto. E se non ci pensano comuni e pro loco, chi ci deve pensare? I privati? Beh, quelli hanno tutto l’interesse a fare cassa. Le pro loco – che spesso fanno a gara a chi ce l’ha più lunga (la sagra) – dovrebbero invece pensare meno al jackpot e più alla gente. Meno al ristorante e più all’intrattenimento.
Una cosa molto bella me l’hanno detta a Rovescala, dove (guasconate a parte) mi pare stiano iniziando a comprendere che l’Oltrepò sta percorrendo da anni la strada sbagliata. A volte persino senza rendersene conto. “Mancano in genere nelle pro loco un paio di soggetti che si occupino solo di fare scouting: di trovare cioè artisti da proporre per garantire varietà alla proposta”.
Frase sacrosanta, che andrebbe scolpita sui muri.
CENTOMILA VISUALIZZAZIONI PER CAMBIARE
Dal momento che abbiamo toccato il fondo, speriamo che invece di continuare a scavarci la fossa (cosa che di solito facciamo molto bene) si possa ora pian piano (faticosamente) risorgere. Me lo auguro per il bene dell’Oltrepò Pavese, che non merita tutto questo.
📷 Elaborazione AI di una foto di Alessia Merli.