INVENTATI IN UN FILM E POI MESSI SUGLI SCAFFALI • 7 MARCHI FINTI DIVENTATI PRODOTTI VERI

Mentre Hollywood trasforma in film i marchi veri, da Barbie a BlackBerry, il traffico corre anche nel senso opposto: birre, caramelle e bibite inventate al cinema che qualcuno ha poi prodotto davvero. Con un dettaglio da brivido finale.

Da un paio d’anni Hollywood ha scoperto una miniera: il film sul marchio. Barbie ha aperto le danze, poi è arrivato di tutto, dal telefono di BlackBerry alle scarpe di Air, dal Tetris ai Cheetos di Flamin’ Hot, fino al recente film di Minecraft. Prendi un prodotto che conoscono tutti, ci costruisci sopra una storia, e il marketing è già fatto in partenza.

HOLLYWOOD SCOMMETTE SUI MARCHI REALI

Quello che si racconta meno è che il traffico, tra realtà e finzione, corre anche nel senso opposto — e da molto più tempo. Ci sono marchi nati finti, inventati a tavolino per uno schermo, che a un certo punto qualcuno ha deciso di produrre sul serio. Ecco i sette casi più gustosi.

Bubba Gump Shrimp Co. In Forrest Gump (1994) è l’azienda di gamberi che il protagonista mette in piedi per mantenere la promessa fatta all’amico morto in Vietnam. Due anni dopo il film la catena è diventata realtà: oggi Bubba Gump Shrimp Company è un marchio di ristoranti di pesce sparso in mezzo mondo. La ditta immaginaria di un tonto di buon cuore trasformata in un impero vero.

QUANDO LA FINZIONE DIVENTA SCAFFALE

La barretta Wonka. Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (1971) al botteghino andò così così, ma il vero affare non era il film: era il contratto che ci girava attorno. Nacque un marchio di dolciumi, la Willy Wonka Candy Company, che per decenni ha venduto caramelle e cioccolato veri nei supermercati americani, sopravvivendo al film che l’aveva generato molto più a lungo di quanto chiunque immaginasse.

La birra Duff. Per anni il creatore dei Simpson, Matt Groening, si è opposto con le unghie all’idea di mettere in commercio la birra di Homer: non voleva che un cartone animato finisse a vendere alcolici. Nel frattempo, in mezzo mondo, spuntavano Duff abusive e cause legali a raffica. Alla fine la resa: oggi esiste una Duff ufficiale, regolarmente autorizzata. La birra più bevuta di Springfield si ordina davvero al bancone.

I marshmallow Stay Puft. In Ghostbusters (1984) sono la marca sulla cui mascotte, l’omone di zucchero filato, si materializza il mostro finale che devasta New York. Il logo di una caramella immaginaria è diventato una vera confezione di marshmallow che si compra e si mangia. Il gigante buono che voleva radere al suolo Manhattan, ridotto a merendina.

GAMBERI, CIOCCOLATO E BIBITE INVENTATE

Brawndo. In Idiocracy (2006), satira su un futuro rincretinito, Brawndo è la bibita energetica che ha sostituito l’acqua persino per innaffiare i campi, mandandoli in rovina, perché “ha gli elettroliti”. Il film era un avvertimento. Qualcuno l’ha scambiato per un listino: dal 2008 Brawndo “The Thirst Mutilator” esiste sul serio, energy drink in lattina. La battuta sull’idiozia umana diventata un prodotto da scaffale, e senza che nessuno cogliesse l’ironia.

Tru Blood. Nella serie True Blood è il sangue sintetico in bottiglia che permette ai vampiri di convivere con gli umani senza sbranarli. Ne è stata prodotta una versione reale: una bibita gassata al sangue di arancia, venduta in bottigliette che imitavano quelle della serie. Bere “sangue” al supermercato, legalmente.

IL CASO BUBBA GUMP SHRIMP

Los Pollos Hermanos. Il pollo fritto più inquietante della tv: nella serie Breaking Bad è la catena-facciata dietro cui il gelido Gus Fring nasconde un impero della droga. Eppure il richiamo ha funzionato al punto che sono spuntati veri ristoranti pop-up di Los Pollos Hermanos, con la gente in fila per il pollo fritto (e, per fortuna, nient’altro).

C’è un filo rosso che tiene insieme buona parte di queste resurrezioni, ed è la cosa più bella della storia. Dietro Brawndo, Stay Puft, Tru Blood e altre c’è una vera azienda, fondata a Detroit nel 2006, che fa esattamente questo di mestiere: prendere i prodotti finti dei film e renderli veri. Si chiama Omni Consumer Products. E chi mastica un po’ di cinema avrà un brivido, perché quel nome lo conosce: è la multinazionale spietata di RoboCop, la corporation cattiva per eccellenza, quella che privatizza la polizia. Nella finzione era il simbolo del capitalismo senza scrupoli, capace di vendere qualsiasi cosa. Nella realtà, qualcuno ha preso proprio quel nome e ci ha costruito sopra un’attività. La satira si è fatta insegna. E, questa volta, nessuno se n’è accorto.

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