Accertata la negligenza del medico, ma il giudice non condanna: troppo basse le chance di sopravvivenza
Il tribunale civile di Vicenza ha rigettato la richiesta di risarcimento presentata dai genitori di Michele Merlo contro il medico di medicina generale che, secondo l’accusa, non aveva effettuato tempestivamente una diagnosi differenziale. Il cantante, noto al pubblico per la partecipazione ad «Amici» e a «X Factor», morì il 6 giugno 2021 per una leucemia fulminante, a 28 anni.
LA NEGLIGENZA RICONOSCIUTA MA NON PUNITA
Il giudice ha riconosciuto la negligenza del medico, il dottor Vitaliano, ma ha deciso di non accogliere la richiesta dei genitori basandosi sulla perizia dei consulenti tecnici d’ufficio. Secondo tale perizia, anche in caso di diagnosi corretta e tempestiva, le probabilità di sopravvivenza a sei mesi per Michele Merlo sarebbero state comprese tra il 10 e il 15 per cento. Nel dispositivo della sentenza si precisa inoltre che, pur avendo il medico richiesto esami con urgenza, la terapia per la leucemia mieloide acuta sarebbe comunque iniziata troppo tardi per avere concrete possibilità di successo.
I genitori del cantante, Domenico e Katia Merlo, hanno commentato la sentenza con parole dure. «È difficile accettare che, nonostante l’appurata negligenza del medico di base di Michele, il valore della vita di nostro figlio sia valutato in percentuali e in probabilità», hanno dichiarato. «Come se anche solo l’1% di probabilità di sopravvivenza non fosse abbastanza per provarci.» I due hanno aggiunto che riconoscere la negligenza ma rigettare il risarcimento «significa togliere valore alla vita umana, trattare le persone semplicemente come numeri e non tenere minimamente conto di cosa avrebbe potuto significare per noi genitori passare anche un solo giorno in più con nostro figlio».
I GENITORI CONTRO LA SENTENZA
«In questa vicenda hanno perso tutti: ha perso la sanità pubblica e ha perso la giustizia», hanno proseguito i signori Merlo. «Ma chi ha perso più di tutti siamo noi, e non è una questione di soldi, perché perdere un figlio fa male e non c’è somma in denaro che possa mitigare questo dolore, ma assistere all’intero sistema che riconosce l’errore ma non lo punisce perché considera la vita di tuo figlio una mera probabilità è un altro tipo di dolore, è gettare sale su una ferita che non si rimarginerà mai.»
I genitori hanno infine annunciato che, insieme ai loro legali, stanno valutando il ricorso in appello per ottenere, come hanno scritto, «quella giustizia che aspettiamo ormai da 5 anni».
Vita umana ridotta a percentuale
Il caso Merlo solleva una questione giuridica ricorrente nella responsabilità medica italiana: la dottrina della «perdita di chance», riconosciuta dalla Cassazione con la sentenza n. 4400 del 2004, prevede che il risarcimento sia proporzionale alla probabilità di guarigione sottratta dall’errore. Soglie inferiori al 50% sono state tradizionalmente considerate insufficienti da molti tribunali di merito, sebbene la Suprema Corte abbia più volte corretto tale interpretazione. In Italia i procedimenti civili per colpa medica durano in media 7-8 anni nei tre gradi di giudizio, con un tasso di accoglimento in primo grado che non supera il 30% secondo i dati dell’Osservatorio sul contenzioso sanitario. Michele Merlo aveva pubblicato il singolo «Mantieni il bacio» nel 2021, poche settimane prima del ricovero d’urgenza avvenuto il 31 maggio dello stesso anno all’ospedale Maggiore di Bologna, dove fu operato d’urgenza per emorragia cerebrale causata dalla leucemia. La famiglia aveva già ottenuto in sede penale il rinvio a giudizio del medico, procedimento che segue un binario separato rispetto a questo giudizio civile.
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