7 LUOGHI RESUSCITATI (E UNO SOFFOCATO) DAL TURISMO DA FICTION TV

Mentre l’autunno 2026 riversa in prima serata l’ennesima ondata di gialli e drammi regionali, vale la pena ricordare chi, in Italia, sposta davvero i turisti: non le campagne pubblicitarie, ma le fiction del venerdì sera. Ecco sette luoghi che la finzione ha trasformato in mete — e uno che ormai sta soffocando per troppo successo

Lo chiamano set-jetting: scegliere le vacanze in base alle serie che si guardano. In Italia ha un nome più vecchio e più casalingo, “effetto Montalbano”, e un’efficacia che nessuna campagna istituzionale si sogna. L’autunno 2026 ne è la prova vivente: la prima serata è di nuovo un atlante di gialli e drammi girati in giro per la penisola. Dietro ogni fiction di successo c’è un paese, una città, un lago che da un giorno all’altro si ritrovano pieni di gente arrivata con il nome di un commissario in testa. Ecco come la tv ha fatto, gratis e spesso per caso, quello che il turismo organizzato insegue da decenni.

IL FENOMENO DEL SET-JETTING ITALIANO

Il capostipite è lui, Montalbano. La Vigàta di Camilleri non esiste su nessuna carta, eppure da anni si fanno tour veri nei luoghi del commissario di Luca Zingaretti: la casa sul mare a Punta Secca diventata “Marinella”, il commissariato a Scicli, i barocchi di Ragusa Ibla. Un posto immaginario con gite reali, prenotabili online. È lì che è nata l’espressione che spiega tutto il resto.

Poi il modello si è allargato come una macchia. Le indagini di Lolita Lobosco, con Luisa Ranieri, hanno trasformato il lungomare di Bari e la città vecchia in cartolina fissa, panzerotti compresi; Bari ringrazia. Imma Tataranni, il sostituto procuratore di Vanessa Scalera, ha fatto per Matera ciò che Montalbano aveva fatto per la Sicilia, al punto che la stampa parla apertamente di “effetto Montalbano” sui Sassi. E non serve nemmeno il giallo rassicurante da signora in poltrona: Mare Fuori, ambientata in un carcere minorile a Nisida, Napoli, ha spinto orde di ragazzi a cercare i luoghi della serie, con tanto di tour dedicati; una fiction aspra che, dicono a Napoli, ha reso la città ancora più internazionale.

MONTALBANO PADRE DI TUTTO

C’è perfino il turismo devoto da tv: Che Dio ci aiuti, con il suo convento, ha piantato Assisi nella mappa della fiction e portato pellegrini laici a cercare un posto dove, in realtà, si recitava.

E qui arriva la parte che dovrebbe far riflettere i sindaci. Perché se una fiction può dare la vita a un paese, gliela può anche togliere. Don Matteo è stata per anni sinonimo di Gubbio; poi, dalla nona stagione, nel 2013, la produzione ha traslocato a Spoleto. Non è stata una notizia di gossip: è stata una piccola guerra tra comuni, con tanto di parole di “rabbia e amarezza” pronunciate in consiglio regionale umbro per la città “abbandonata” dalla serie. La prova provata che un intero paese può diventare dipendente da uno sceneggiato, e accorgersene solo quando il set fa le valigie.

LOLITA LOBOSCO CONQUISTA BARI

Il rovescio più clamoroso, però, è una cartolina alpina. Il Lago di Braies, in Alto Adige, era un gioiello conosciuto dagli escursionisti. Poi, dal 2011, è diventato il cuore di Un passo dal cielo, e si è trasformato in uno dei posti più visitati della regione. Troppo: nella sola estate 2018, tra luglio e settembre, ci sono passati circa 1,2 milioni di visitatori, con una punta di quasi 17.900 persone in un solo giorno. Il paesaggio da sogno della fiction è diventato un ingorgo, e per salvarlo si è dovuti correre ai ripari: dall’estate 2023 la strada della Val di Braies è chiusa alle auto nelle ore diurne per due mesi, e il parcheggio costa decine di euro. La serie ha funzionato così bene che adesso, per proteggere il set, bisogna sbarrare la strada ai suoi stessi spettatori.

Ed è qui la morale. Nessun governo è mai riuscito a muovere gli italiani — e gli stranieri — come un giallo del venerdì sera. L’ente del turismo spende milioni in spot che nessuno ricorda; una fiction di Rai 1 lo fa gratis, per sbaglio, e con una forza che non sa dosare. Il problema è che un ministero lo governi: una fiction no. Dà la vita a Gubbio e gliela toglie, riempie Matera, soffoca Braies. La prossima volta che un sindaco vuole rilanciare il suo paese, farebbe meno fatica a non chiamare un influencer: gli basterebbe convincere uno sceneggiatore.

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