FABIOLA SCIABBARRASI E LE CASE CHE PINO DANIELE COMPRAVA IN MODO COMPULSIVO PER I FIGLI

La moglie di Pino Daniele parla per la prima volta senza filtri: il matrimonio, la separazione, l’eredità e la compagna rivale

Undici anni dopo la morte di Pino Daniele, avvenuta il 4 gennaio 2015 per un infarto, Fabiola Sciabbarrasi sceglie Napoli e il Corriere della sera per aprire uno spiraglio su una storia d’amore durata ventiquattro anni. Lo fa nell’hotel Santa Lucia, sul lungomare partenopeo, con la vista su Castel dell’Ovo che era rimasta inaccessibile per due anni dopo la perdita del cantautore. «Qui sono nati molti brani di Pino. In una di queste stanze ha registrato Quando con Massimo Troisi. Per due anni dopo la sua morte non ci sono più tornata».

L'INCONTRO GRAZIE A MASSIMO TROISI

Modella di professione — sfilava per brand importanti sulle passerelle milanesi — Fabiola ha progressivamente abbandonato la carriera per stare accanto al musicista. Quattordici anni di differenza anagrafica tra i due, un incontro avvenuto grazie a Massimo Troisi che li presentò a casa sua con una profezia poi avverata: «ti presento la donna della tua vita». Per un anno rimasero amici, entrambi già sposati con altri. Fu il musicista napoletano Antonio, collaboratore storico di Daniele, a fare da messaggero: il concerto alle Terme di Caracalla segnò l’inizio di tutto.

Quando Pino morì, i due erano separati da circa un anno, ma Fabiola esclude che il legame si fosse davvero interrotto. «Il filo che ci ha tenuti uniti non si è mai spezzato. Sono sicura che ci saremmo ritrovati prima o poi, il rimpianto resta quello di non averne avuto il tempo». L’ultima volta che lo vide vivo fu attraverso il videocitofono di casa, due giorni prima del decesso: era venuto a prendere il figlio Francesco. Poi arrivò la telefonata del cardiologo.

Sul tema dell’eredità artistica e patrimoniale, Fabiola è netta: Pino aveva redatto un testamento, le sue volontà erano chiare, e lei si dice consapevole di ogni aspetto del lascito. «Viviamo bene, manca solo lui. Detto questo, vanno in successione anche le cose scomode». Nei confronti della donna che affiancava Daniele al momento della morte, non risparmia giudizi: «Non mi ha mai dato fastidio la sua presenza fisica accanto a Pino, piuttosto non mi piaceva lei, credo lo abbia sempre saputo. Non ha avuto la delicatezza di essere invisibile davanti ai nostri figli, ho contestato il suo modo invasivo di entrare nella nostra famiglia. Era inutilmente in competizione».

LA CARRIERA SACRIFICATA PER AMORE

L’immagine di Daniele che emerge dal racconto della moglie è quella di un uomo segnato da un’infanzia difficile: cresciuto lontano dai genitori, affidato a due donne che chiamava zie senza che lo fossero per sangue, aveva sviluppato un profondo senso di abbandono che lo accompagnò per tutta la vita. Acquistava immobili quasi compulsivamente, per costruire ai propri figli le radici che a lui erano mancate. Il rapporto con Napoli era altrettanto tormentato: «Napoli è come un’amante, amore folle a distanza. Non puoi averla ma la ami», ripeteva osservando Castel dell’Ovo.

Fabiola rivendica anche un ruolo nell’evoluzione artistica del marito: «Mi diceva sorridendo: dovresti avere le royalties per come hai inciso nella mia evoluzione artistica». Il matrimonio arrivò il 14 febbraio 2004, giorno di San Valentino, dopo anni di convivenza. Dalla relazione nacquero Sara, Sofia e Francesco. Oggi Fabiola dirige «Forlove Entertainment», una realtà che organizza eventi a sostegno dell’infanzia fragile in collaborazione con l’ospedale Santobono di Napoli. A breve uscirà un film sugli esordi del cantautore, un periodo che lei non ha vissuto direttamente: «Sono curiosa».

Il film, i soldi, la rivalità

Pino Daniele ha venduto oltre 15 milioni di dischi nel corso della carriera, con «Napule è» del 1977 considerata una delle canzoni italiane più importanti del Novecento. La sua morte improvvisa a 59 anni scatenò una polemica durissima sui ritardi nei soccorsi all’ospedale di Siena, con esposti formali presentati dalla famiglia: il procedimento si chiuse senza condanne nel 2017. Il film citato da Fabiola è «Pino», biopic diretto da Walter Veltroni atteso nelle sale italiane nell’autunno 2026, produzione che ha riacceso l’attenzione sul catalogo del musicista. Vale la pena ricordare che «Quando», brano registrato proprio all’hotel Santa Lucia con Massimo Troisi nel 1989, segnò uno dei picchi commerciali della carriera di Daniele, con certificazione disco di platino. La testimonianza di Fabiola resta preziosa non solo sul piano umano: è tra le poche voci in grado di contestualizzare la fase di maturità artistica degli anni Duemila, ancora poco studiata dalla critica musicale rispetto agli esordi partenopei.

— Showblitz

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