L’ex volto degli annunci di Canale 5 racconta a Fanpage blocchi, intrighi di palazzo e la seconda vita da pittrice quotata a livello internazionale
Quasi vent’anni di annunci sull’ammiraglia Mediaset, poi una scelta netta e definitiva: Fiorella Pierobon, entrata nelle case degli italiani dal 1984 al 2003, ha costruito una carriera artistica riconosciuta in quattro continenti, preferendo il silenzio dei suoi atelier alle luci degli studi televisivi.
GLI ANNI CON MIKE BONGIORNO
Nata nel 1960 a Corgeno, in provincia di Varese, il suo rapporto con i media nasce quasi per caso a sedici anni, quando un direttore la nota tra il pubblico di uno show e la invita a condurre «Tutto Uncinetto» all’interno di un programma di Raffaele Pisu. Dopo gli studi serali e il diploma in ragioneria, approda a Telenord come presentatrice-segretaria di redazione, poi a Italia 1, ancora proprietà di Rusconi, dove lavora a turno con Licia Colò e Gabriella Golia per coprire i palinsesti caotici dell’epoca.
L’ingresso nella Fininvest di Berlusconi apre le porte di Canale 5 e, soprattutto, dell’affiancamento a Mike Bongiorno nei programmi «Bis» e «Superflash». Il rapporto con il conduttore americano viene descritto come un banco di prova durissimo: «Mi ha forgiato, consentendomi di farmi trovare pronta e priva di timori quando mi ritrovai a lavorare con gente mastodontica come Raimondo Vianello, Sandra Mondaini, Corrado e Nino Manfredi». Bongiorno, ricorda la Pierobon, era un perfezionista inflessibile, ammorbidito negli anni solo dall’arrivo di Fiorello nel suo entourage professionale.
LA CARRIERA PITTORICA INTERNAZIONALE
Nel 1984 arriva la svolta: subentra a Eleonora Brigliadori negli spazi tra un programma e l’altro, ereditandone tutte le rubriche collegate. La proposta arriva direttamente da Berlusconi, che la convoca e le chiede se se la sente di prendere quel posto. La risposta è immediata. Da quel momento in poi la sua presenza diventa un appuntamento fisso, fondato su una fidelizzazione del pubblico costruita in quasi due decenni.
Eppure quella stessa centralità si rivela anche una trappola. Le opportunità di ampliare il proprio raggio d’azione vengono sistematicamente bloccate dall’interno: «Ebbi offerte da Rete 4 per andare a condurre dei programmi di Fatma Ruffini e purtroppo mi bloccarono». Anche il rifiuto di Antonio Ricci viene raccontato senza filtri: il creatore di «Striscia la Notizia» non voleva che il suo show fosse preceduto da un annuncio, ritenendo che quell’interruzione danneggiasse il flusso degli ascolti.
DAI PALINSESTI CAOTICI A CANALE 5
La decisione di lasciare matura nel 2003, quando lo spazio dedicato agli annunci si riduce in modo radicale: «Dalle venti finestre giornaliere si era passati a cinque da 15 secondi». A quel ridimensionamento si aggiungono dinamiche interne sempre più sgradevoli, che la Pierobon descrive come «giochini di potere» senza entrare nei dettagli. La selezione della successore, Lisa Gritti, non basta a mantenere in vita il formato: secondo l’ex annunciatrice, lo spazio sarebbe dovuto essere archiviato già al suo addio.
Dopo un breve passaggio in Rai — come inviata dell’Inter a «Quelli che il calcio» e opinionista a «L’Italia su 2» — la Pierobon sceglie di non cercare altri contenitori televisivi e si trasferisce a Nizza, dove nel 2007 apre un atelier d’arte. La pittura gestuale e materica, eseguita con le dita e con pressioni delle mani, senza pennelli, diventa il suo linguaggio principale. Le sculture, invece, nascono da rielaborazioni di busti in resina o da lastre di alluminio e plexiglass tagliate con il laser.
IL DEBUTTO GIOVANISSIMA IN TV
L’esperienza francese, durata diciassette anni fino al 2024, produce risultati concreti sul mercato: la casa d’aste Drouot le assegna una quotazione ufficiale, e le sue opere raggiungono collezionisti in Inghilterra, Giappone, Vietnam e Australia. «La mia opera più lontana è in Tasmania», racconta. Oggi gestisce uno spazio espositivo ad Imbersago, paese della Brianza affacciato sull’Adda, dove tiene una mostra permanente per la sua clientela, composta prevalentemente da americani e australiani.
La televisione resta sullo sfondo, distante per scelta. I reality non vengono nemmeno presi in considerazione: quando arriva una telefonata del genere, taglia corto adducendo mancanza di tempo. Anche i programmi diurni che la contattano periodicamente — cita «La volta buona» tra gli esempi — non trovano spazio nella sua agenda. «Non mi andava di scaldare la poltrona», conclude.
Annunci, potere e quotazioni Drouot
L’ascesa di Fiorella Pierobon coincide con il periodo d’oro degli annunci televisivi in Italia, un format che Mediaset importa dalla Rai degli anni Cinquanta e trasforma in elemento identitario: nei primi anni Novanta Canale 5 arrivava a trasmettere fino a venti presentazioni giornaliere, ciascuna da circa sessanta secondi, con budget di produzione dedicati e contratti pluriennali. Il declino accelera tra il 1998 e il 2003, quando l’espansione della pubblicità diretta e dei promo autoprodotti svuota progressivamente quel formato del suo senso strategico. Il caso Ricci-Striscia è documentato nel settore: Antonio Ricci negoziò per anni condizioni di messa in onda che escludevano interruzioni esterne al blocco pubblicitario concordato, ottenendo di fatto un canale privilegiato nella gestione del contenitore. La tentata partecipazione al Festival di Sanremo 1993 con Gianni Bella su testo di Mogol — rimasta inedita — si inserisce nella storica guerra tra discografici e tv generalista che portò Pippo Baudo a escludere nella stessa edizione diversi personaggi dello spettacolo non musicale. La quotazione Drouot, infine, non è un riconoscimento onorifico: corrisponde a un valore certificato e aggiornabile sul mercato dell’arte secondario, strumento usato da collezionisti e assicuratori per stabilire il prezzo di riserva nelle aste internazionali.
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