ADDIO A ZEUDI ARAYA, ICONA DI BELLEZZA IRRAGGIUNGIBILE

L’attrice e produttrice eritrea scomparsa a 75 anni dopo una lunga malattia

Si è spenta domenica 24 maggio nella propria casa Zeudi Araya, figura emblematica del cinema italiano tra gli anni Settanta e Ottanta. L’annuncio della scomparsa, avvenuta dopo una malattia di lunga durata, è stato dato dal figlio Michelangelo Spano. La donna aveva 75 anni, essendo nata il 10 febbraio 1951 a Decamerè, in Eritrea, da una famiglia di rilievo politico e diplomatico.

La carriera di Araya decollò in modo inaspettato quando, già Miss Eritrea a diciotto anni nel 1969, fu scelta per una campagna pubblicitaria di caffè a Roma grazie al suo aspetto esotico e affascinante. Da quel momento entrò nel sistema produttivo cinematografico italiano, diventando protagonista privilegiata della produzione erotica che caratterizzava il genere popolare dei primi anni Settanta. Il regista Luigi Scattini le affidò il ruolo principale in «La ragazza dalle pelle di luna», film che segnò l’inizio di una collaborazione prolifica tra i due.

IL MATRIMONIO COL PRODUTTORE FRANCO CRISTALDI

Nel 1983 contrasse matrimonio con il produttore Franco Cristaldi, unione celebrata presso la residenza di quest’ultimo nei pressi di Volterra alla presenza di testimoni illustri come Monica Vitti e Francesco Rosi. Il matrimonio durò poco più di un decennio: Cristaldi scomparve nel 1992 per infarto, evento che segnò un punto di svolta nella sua traiettoria professionale. Dopo la morte del marito, Araya abbandonò progressivamente le scene interpretative per dedicarsi alla produzione cinematografica e televisiva.

Tra i suoi lavori più rilevanti figurano interpretazioni in pellicole di ampia diffusione come «Il signor Robinson» con Paolo Villaggio, «Giallo napoletano» accanto a Marcello Mastroianni e «Tesoromio», nel quale condivise il set con Johnny Dorelli, Sandra Milo e Renato Pozzetto. Successivamente ebbe una relazione sentimentale e professionale con il regista Massimo Spano, dal quale nacque Michelangelo nel 1996.

UNA DONNA MOLTO RISERVATA

Araya mantenne un profilo di straordinaria riservatezza durante il corso della sua vita. Le sue apparizioni pubbliche risultarono rare e controllate, limitandosi a pochi interventi televisivi, tra cui un’intervista nel programma «Satyricon» condotto da Daniele Luttazzi e un’altra partecipazione a «La vita in diretta» con Cristina Parodi nel 2015. La famiglia ha disposto che i funerali si svolgessero in forma strettamente privata, richiedendo riservatezza e discrezione durante il periodo di lutto.

Dal set alla produzione, scelta di riserbo totale

Il percorso di Araya rappresenta un capitolo specifico della cinematografia italiana: quella dell’industria di genere tra il 1970 e il 1983, quando le figure femminili erano spesso reclutate per la loro bellezza esotica piuttosto che per formazione attoriale consolidata. La sua transizione verso la produzione, rara per le attrici del suo ambito, dimostra capacità imprenditoriale poco documentate dalla storiografia ufficiale. La quasi totale assenza di testimonianze pubbliche negli ultimi decenni riflette una scelta deliberata di ritiro dal sistema dello spettacolo, fenomeno ricorrente tra i volti del cinema di genere italiano che preferirono l’anonimato alla celebrità persistente.

— Showblitz

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