TV • BUONI E CATTIVI DEI REALITY IN REALTÀ NASCONO IN SALA DI MONTAGGIO

Nell’autunno dei reality torniamo a dividerci ogni settimana sul “cattivo” di turno. Ma la stronza, lo stratega, il villain non sono persone: sono personaggi assemblati al montaggio. E a dirlo, prima ancora dei critici, sono i produttori stessi.

Comincia sempre con una clip. Tre minuti, musica di tensione, un primo piano tenuto un secondo di troppo, ed ecco servito il cattivo della settimana: la stronza, il falso, lo stratega senza cuore. Il giorno dopo ci dividiamo, firmiamo petizioni, mandiamo insulti. Il punto è che quel cattivo, con ogni probabilità, non esiste. Non nel modo in cui lo vediamo. È un personaggio, e come ogni personaggio ha un autore: non è il concorrente, è chi monta.

IL CATTIVO NASCE IN SALA MONTAGGIO

Il meccanismo è semplice e documentato. La materia prima sono settimane di ripresa continua, ventiquattro ore su ventiquattro. Il prodotto è una clip di pochi minuti. In mezzo c’è la scelta: cosa tieni, cosa butti, in che ordine, con quale musica sotto. E c’è l’arma fine, che nel gergo del mestiere ha persino un nome, il “frankenbite”: si cuciono insieme frasi dette in momenti diversi fino a comporre un discorso che, in quella forma, la persona non ha mai pronunciato. Con questi strumenti chiunque può diventare l’eroe o il mostro della serata.

Non è dietrologia: lo raccontano gli addetti ai lavori. Un produttore di reality con oltre dieci anni di mestiere, intervistato da Vice, lo ha messo nero su bianco: “possiamo darti un montaggio da eroe o un montaggio da cattivo”, e “gli archetipi esistono, il programma viene costruito attorno a loro”. Anzi, aggiunge, il destino di ciascuno “è deciso dall’inizio”: chi devi essere lo sanno prima di te. Quando la celebre serie americana The Hills festeggiò i suoi dieci anni, fu la stessa MTV ad ammettere quanto fosse costruita: un produttore confessò che la relazione al centro dello show “a un certo punto è diventata roba fatta per la TV”, mentre nel girato grezzo la protagonista interrompeva un bacio sospirando “possiamo smetterla? È la cosa più imbarazzante del mondo”. Qualunque cosa fosse successa davvero, come scrisse chi recensì quello speciale, “diventa televisione in sala di montaggio”.

IL FRANKENBITE: PAROLE MAI DETTE

Da noi funziona allo stesso modo, e lo dimostra proprio la reazione. Alla prima accusa pesante che le clip del Grande Fratello fossero tagliate ad arte per accendere le risse, il conduttore Alfonso Signorini dovette smentire pubblicamente: “Sarebbe impossibile tradire la realtà quando si viene monitorati ventiquattro ore al giorno dalle telecamere”, precisando che quelle clip le vede “per la prima volta come tutti voi”. Il fatto stesso che il padrone di casa debba giurare che non è tutto montato dice quanto il sospetto sia ormai strutturale.

Siamo onesti fino in fondo, perché qui si annida la parte scomoda. La telecamera non inventa dal nulla: quelle parole il concorrente le ha dette, quei gesti li ha fatti; il frankenbite ricuce frasi vere, non le mette in bocca. E il montaggio è la grammatica di tutta la televisione: anche un telegiornale sceglie, taglia, ordina, decide a chi lasciare l’ultima parola. A volte il “montaggio da cattivo” non fa che portare a galla ciò che già c’era, e il pubblico non è scemo. In più c’è un contratto: nella Casa si entra sapendo che è uno spettacolo, non una webcam.

I PRODUTTORI CONFESSANO IL MECCANISMO

Tutto vero. Ma c’è una differenza, ed è tutta nel nome. Si chiama realtà. Vende spontaneità, verità, “persone vere”, e consegna una fiction in cui gli unici a non saperlo sono gli attori: concorrenti che non scelgono il proprio personaggio, non leggono il copione, non possono fare appello contro la sentenza dell’opinione pubblica. Il villain di un film torna a casa agli applausi; il villain di un reality torna a casa all’odio di gente convinta di aver conosciuto una persona, non un montaggio.

In fondo l’unica cosa davvero spontanea, in un reality, è la nostra indignazione: l’unica reazione che nessuno scrive e su cui tutti contano. Siamo noi gli ultimi attori non pagati, e il nostro ruolo è crederci. Il montaggio non mente su quello che è successo. Mente su cosa significa. E il reality resta l’unica finzione al mondo in cui gli attori non sanno di recitare, e il copione lo scrive chi tiene in mano le forbici.

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