IL GRANDE INGANNO • I TALENT NON CERCANO PIU’ TALENTI: CERCANO GIUDICI

di Franco Bagnasco

Il graduale passaggio da programmi che cercavano talenti a fiere delle vanità fra giudici, che dono litigare per fare audience. I ragazzi che si esibiscono sul palco diventano un pretesto

Una volta il talent era una (mezza) promessa: accendevi la tv perche’ quel ragazzino sconosciuto poteva esplderti in faccia da un momento all’altro, e volevi esserci quando succedeva. Oggi accendi la tv per un motivo diverso, ed e’ bene dirlo chiaramente: guardi chi c’e’ seduto al tavolo della giuria. Il concorrente e’ diventato lo sfondo. Il giudice e’ lo spettacolo.

Prendete X Factor, che dal 10 settembre torna su Sky per la sua ventesima edizione. La grande novita’ annunciata e’ un giudice. Irama prende il posto di Achille Lauro accanto a Francesco Gabbani, Jake La Furia e Paola Iezzi, con Giorgia alla conduzione per il terzo anno. Irama, ironia della sorte, e’ lui stesso un prodotto del talent, ha vinto Amici nel 2018. Il ragazzo che veniva giudicato oggi giudica. La ruota ha fatto il giro completo, e ci racconta come funziona davvero la macchina: la fabbrica dei talenti ricicla i propri vincitori trasformandoli in giudici, perche’ una faccia nota dietro il bancone fa più ascolti di una voce sconosciuta sul palco.

LA FABBRICA DEI GIUDICI RICICLATI

A Tale e Quale Show, dal 23 settembre su Rai1 con Carlo Conti, la cosa e’ persino piu’ scoperta: i “concorrenti” sono gia’ personaggi famosi che imitano altri famosi, e il rimpasto della giuria – resta Cristiano Malgioglio, arrivano Elettra Lamborghini e Alessandro Siani – fa piu’ notizia del cast. Stessa musica per The Voice Senior, in arrivo su Rai1 con l’ennesimo cambio di coach: di nuovo, la storia sono loro, i giudici, non chi canta.

Sia chiaro: non e’ per forza uno scandalo. La tv vive di volti, e un buon giudice puo’ essere grande televisione – una battuta tagliente, uno screzio, una lacrima al momento giusto. Ma chiamiamo le cose col loro nome: questi non sono piu’ talent show, sono la fiera del giurato. La competizione vera si gioca tra le poltrone, non sul palcoscenico. E il giorno in cui un programma smette di scoprire talento e si limita a ridistribuire fama tra chi ce l’ha gia’, smette di essere un trampolino e diventa una sala degli specchi. Una volta il talent ti diceva: “domani potresti essere tu”. Oggi ti dice: “guarda chi giudica, vediamo se c’è lo scazzo”. E’ un pezzo di sogno in meno.

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