VANNACCI USA LA VOCE DI PAVAROTTI PER UNA CLIP AI, LA FAMIGLIA LO GELA: «NON C’E’ UN’AUTORIZZAZIONE»

Il generale pubblica un video con l’IA che imita il tenore: i Pavarotti smentiscono e si dissociano da ogni uso politico

È polemica aperta tra la famiglia di Luciano Pavarotti e Roberto Vannacci, europarlamentare ed ex generale dell’esercito italiano, dopo la pubblicazione di un video sui social che ha scatenato immediate reazioni. Il filmato, interamente costruito con strumenti di intelligenza artificiale, mette in scena Vannacci circondato da pistole puntate contro di lui, mentre in sottofondo risuona una voce che riproduce quella del celebre tenore modenese nell’atto di intonare «All’alba vincerò», l’aria più famosa del «Nessun dorma» tratta dall’opera «Turandot» di Giacomo Puccini. La sequenza si chiude con il generale che fissa la telecamera e recita il suo slogan ricorrente: «Me ne frego».

IL VIDEO AI CON PAVAROTTI

La risposta dei familiari del tenore scomparso nel 2007 non si è fatta attendere. Attraverso una dichiarazione ufficiale, la famiglia ha chiarito di non aver «mai concesso alcuna autorizzazione all’utilizzo della voce, del nome o dell’identità di Pavarotti» per iniziative di questo tipo. Il comunicato va oltre la questione tecnica dei diritti: i Pavarotti hanno precisato di dissociarsi «fermamente da qualsiasi associazione della sua figura a messaggi, posizioni o iniziative di carattere politico», segnando una distanza netta e inequivocabile dall’operazione mediatica di Vannacci.

Vannacci ha corredato il video con una didascalia nella quale elenca, con evidente compiacimento, tutti gli epiteti che gli vengono attribuiti dai detrattori: «Xenofobo, omofobo, sessista, misogino, fascista, negazionista, razzista, ignorante, falsificatore, populista, traditore, pagliaccio, buffone, troglodita, fenomeno da baraccone ed ora, cavallo di Troia di Mosca». Una lista che il generale trasforma in un manifesto al contrario, concludendo con tono trionfale: «Bene, vuol dire che siamo sulla giusta strada. Ci vediamo all’alba». L’utilizzo non autorizzato della voce sintetica di Pavarotti apre interrogativi concreti sul piano dei diritti d’immagine e della tutela dell’identità digitale dei defunti, un terreno ancora largamente inesplorato dalla normativa italiana ed europea.

Calaf era un profugo, generale

E’ surreale che Puccini, compositore ossessionato dall’Oriente esotizzato e dalle morti romantiche, venga arruolato — via intelligenza artificiale — nel repertorio politico di un generale che fa della virilità muscolare il proprio marchio. «Nessun dorma», va ricordato, è l’aria di un principe straniero che vince grazie a un indovinello: una parabola che, a pensarci bene, non è esattamente la più adatta a chi vuole presentarsi come baluardo dell’identità nazionale. Ma il dettaglio più gustoso è un altro: Calaf, il tenore protagonista della «Turandot», è tecnicamente un profugo — principe tartaro in fuga dalla guerra, senza patria, senza documenti, ospite non invitato a Pechino. Se Vannacci avesse letto il libretto di Adami e Simoni prima di premere «pubblica», forse avrebbe optato per qualcosa di più congeniale. Una marcetta, magari. O al limite «Funiculì Funiculà», che almeno non ha eredi pronti a smentirlo.

— Showblitz

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