QUANDO NEI MUSICAL LE CANTANTI VENIVANO DOPPIATE

Oggi i film musicali si vantano a ogni intervista che le star cantano dal vivo, sul set, per davvero. È un vanto che ha senso solo se conosci il segreto che l’ha preceduto: per decenni le voci più belle dello schermo non erano di chi vedevamo. Erano di una fantasma pagata per cantare al posto delle dive e poi sparire dai titoli di coda.

C’è un dettaglio che accomuna quasi tutti i grandi film musicali degli ultimi anni: a un certo punto qualcuno, di solito l’ufficio stampa, tiene a precisare che la protagonista canta dal vivo, davvero, con la sua voce. Lo dicono come fosse una medaglia al valore. E in un certo senso lo è, perché per mezzo secolo nei musical più amati della storia è successo l’esatto contrario: la faccia era di una diva, la voce di un’altra. Di una professionista bravissima e quasi sempre invisibile, assunta per cantare al posto delle star e poi cancellata dai titoli di coda.

IL VANTO DEL CANTO DAL VIVO

Si chiamava Marni Nixon, e a Hollywood la chiamavano il fantasma. Era un soprano di formazione classica e per anni fu la voce segreta di mezzo cinema americano, con un patto quasi sempre uguale: canti tu, ma la gloria è di chi muove le labbra, e tu non comparirai da nessuna parte.

Il Re ed io, 1956. La prima grande impresa del fantasma: Deborah Kerr recita la maestrina inglese alla corte del Siam, ma quando apre bocca per cantare la voce è di Marni Nixon. Nessuna menzione, ovviamente.

MARNI NIXON IL FANTASMA DI HOLLYWOOD

West Side Story, 1961. Qui il trucco è totale. Natalie Wood, la dolcissima Maria, è doppiata nel canto ancora da Marni Nixon, e si racconta che l’attrice avesse inciso le proprie parti convinta che le avrebbero usate, salvo scoprire a giochi fatti di essere stata sostituita. E non era sola: anche il Tony di Richard Beymer canta con la voce di un altro, Jimmy Bryant. Due innamorati sullo schermo, quattro gole in sala di incisione.

My Fair Lady, 1964. È il caso che grida vendetta. Il ruolo di Eliza lo aveva creato a Broadway Julie Andrews, ma per il film lo studio preferì un volto da botteghino, Audrey Hepburn. Peccato che Hepburn non avesse la voce per reggere le canzoni: entra di nuovo Marni Nixon a doppiarla di nascosto. Risultato, Hepburn non venne nemmeno candidata all’Oscar. E quello stesso anno la statuetta come miglior attrice la vinse Julie Andrews, la Eliza scartata, per Mary Poppins. La vendetta più elegante della storia del cinema.

DEBORAH KERR E LA VOCE NASCOSTA

Tutti insieme appassionatamente, 1965. Non capitava solo alle donne. Il capitano von Trapp di Christopher Plummer, l’uomo più serio della casa, nelle parti cantate ha la voce di un tenore di studio, Bill Lee. Il severo capitano intonava i suoi edelweiss grazie a un signore che il pubblico non ha mai visto in faccia.

Cantando sotto la pioggia, 1952. E qui arriva la beffa perfetta, perché è un film che parla proprio di questo: una diva del muto con una voce impresentabile viene segretamente doppiata da una ragazza di talento. Ebbene, mentre raccontava questo imbroglio, il film ne nascondeva uno suo. In alcuni numeri la stessa Debbie Reynolds, che nella storia presta la voce agli altri, fu a sua volta doppiata nel canto da Betty Noyes. Il film sul doppiaggio segreto era, a sua volta, doppiato in segreto.

NATALIE WOOD DOPPIATA IN WEST SIDE STORY

E l’Italia? L’Italia, in questo gioco, ha un primato di cui nessuno parla. Nel 1953 esce un film tratto dall’Aida di Verdi. La principessa etiope sullo schermo è una ragazza bellissima e quasi sconosciuta, Sophia Loren. Ma la voce che esce da quel volto non è la sua: è quella di Renata Tebaldi, uno dei più grandi soprani del secolo. E non finisce lì, perché in quel film muoveva le labbra l’intero cast su voci altrui: la rivale Amneris è in scena Lois Maxwell, che di lì a pochi anni sarebbe diventata la Miss Moneypenny di James Bond, ma a cantare è Ebe Stignani. Un intero film d’opera in cui nessuno dei volti che vediamo canta una sola nota.

Morale: alla faccia è andata la fama, e a volte la statuetta; alla voce è toccata la riga cancellata dai titoli di coda. Oggi le star si vantano di cantare dal vivo, ed è giusto. Ma vale la pena ricordare che alcune delle note più belle del cinema del Novecento appartengono a persone di cui non abbiamo mai imparato il nome.

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