SERIE TV • 7 PERSONAGGI SOSTITUITI IN CORSA CON ATTORI DIVERSI (DA NOI LI FACCIAMO MORIRE)

Un lunedì Darrin di “Vita da strega” aveva un’altra faccia e la serie andò avanti come se niente fosse. Da lì nasce il trucco più sfacciato della televisione: sostituire l’attore a stagione iniziata e contare sulla nostra buona educazione. Ecco sette casi, dal classico al prestige, con un finale che spiega perché la fiction italiana questo gioco non lo sa fare.

C’è un fenomeno che la televisione americana pratica da sessant’anni con una faccia tosta che quasi commuove: cambiare l’attore che interpreta un personaggio amato e proseguire in silenzio, come se fossimo noi spettatori ad avere le traveggole. In gergo si chiama “the other Darrin”, l’altro Darrin, e ha un padre nobile preciso.

LA REGOLA DELLO SGUARDO ABBASSATO

Vita da strega. Nel 1969 Dick York, il marito mortale della strega Samantha, lasciò la serie per i dolori cronici alla schiena rimediati anni prima sul set di un film. Al suo posto arrivò Dick Sargent, faccia diversa, stesso nome, stessa moglie. Nessuno in scena disse una parola. Da quel cambio senza spiegazioni è nata l’espressione che ancora oggi i fan usano per ogni sostituzione fatta sperando che il pubblico abbassi lo sguardo.

Willy, il principe di Bel-Air. La zia Vivian della prima stagione, Janet Hubert, uscì dopo la terza annata in mezzo a una rottura con la produzione e ad attriti con Will Smith. Dalla quarta puntò in casa Banks un’altra attrice, Daphne Maxwell Reid, senza una riga di sceneggiatura a spiegare perché la stessa donna avesse improvvisamente un altro volto. Decenni dopo Smith si sarebbe scusato pubblicamente per quel clima; all’epoca la serie fece finta di niente.

IL MARITO DI SAMANTHA CAMBIA FACCIA

Pappa e ciccia. Qui la beffa è doppia, perché la figlia Becky passò da Lecy Goranson a Sarah Chalke e la serie, invece di nascondere il trucco, ci sghignazzò sopra: un gag presentava la “nuova Becky” con la solennità di una soap, e il ricambio diventò una battuta ricorrente. L’unico modo onesto per cambiare attore è ammettere, ridendo, che lo stai facendo.

Il Trono di Spade. Non è roba da vecchie sitcom. Nella quarta stagione il mercenario Daario Naharis cambiò faccia tra una puntata e l’altra: via Ed Skrein, dentro Michiel Huisman, e pazienza se lo spettatore doveva ricalibrare da solo chi fosse quel tizio che corteggiava Daenerys. Nelle grandi produzioni di prestigio il problema non è sparito, si è solo vestito meglio.

VIVIAN BANKS SI TRASFORMA IN SILENZIO

That ’70s Show. La sorella maggiore Laurie Forman venne interpretata prima da Lisa Robin Kelly, poi, dopo l’uscita dell’attrice, da Christina Moore: stessa ragazza, altro sorriso, stessa cantina piena di fumo.

Riverdale. Per il pubblico più giovane il caso simbolo è Reggie Mantle, che dopo la prima stagione da Ross Butler diventò Charles Melton perché il primo attore era impegnato altrove. Il liceo era lo stesso, il bullo di provincia pure, solo con un’altra faccia.

PERCHÉ L'ITALIA FA MORIRE I PERSONAGGI

Spartacus. E poi c’è l’eccezione che fa onore a tutti. Quando il protagonista Andy Whitfield si ammalò di linfoma, la produzione non lo scaricò: girò una stagione prequel per aspettarlo e, alla sua morte nel 2011, affidò il ruolo a Liam McIntyre alla luce del sole, col consenso dell’attore e dei familiari. L’unico ricambio di questa lista fatto senza fingere, e non a caso l’unico che nessuno ha mai rinfacciato.

In Italia, invece, questo gioco non lo sappiamo proprio fare. Quando la nostra fiction perde il protagonista non ne cambia la faccia: cambia la storia. “Doc – Nelle tue mani” prosegue senza il suo medico dopo l’addio di Luca Argentero, riscrivendo la serie attorno al vuoto invece di consegnarla a un sosia. E quando se ne va un volto-simbolo si preferisce chiudere la saga piuttosto che ridarla a un altro. Loro sostituiscono l’attore e sperano che non ce ne accorgiamo; noi preferiamo mandare in pensione il personaggio pur di non guardarlo con occhi diversi. Forse perché, in fondo, da noi al personaggio ci si affeziona più che all’attore. O forse perché sappiamo benissimo che ce ne accorgeremmo lo stesso.

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