CINEMA & SERIE TV • 8 PERSONAGGI MINORI DIVENTATI PROTAGONISTI

Nati come spalle, comparse, cattivi di contorno o pupazzi che biascicano: a volte il personaggio che nessuno aveva scritto per restare diventa l’unico motivo per cui guardiamo. Ecco otto casi in cui il copione dice una cosa e il pubblico ne decide un’altra.

C’è una ingiustizia dolce al cuore dello spettacolo: lo scrittore decide chi è il protagonista, ma è il pubblico a decidere chi è la star. E quasi mai coincidono. In queste settimane la prova vivente sbarca di nuovo al cinema con l’autunno dei Minions: nati nel 2010 come gialli pasticcioni al servizio del cattivo Gru in Cattivissimo me, i tirapiedi che parlano una lingua inventata si sono comprati l’intera baracca. Hanno i loro film, un nuovo spin-off in sala in questa stagione e un franchise che ha superato i cinque miliardi di dollari al botteghino mondiale, unico marchio d’animazione ad arrivarci. La domanda ormai è legittima: Gru chi? Il protagonista è diventato lo sfondo dei suoi servitori. E non è un incidente, è una regola. Ecco otto volte che è successo.

IL PUBBLICO CONTRO LO SCENEGGIATORE

Fonzie, Happy Days. All’inizio era un teppistello di contorno, un giubbotto di pelle che doveva dare colore alla cameretta di Richie Cunningham. Nel giro di due stagioni Henry Winkler era diventato il vero centro di gravità del telefilm, al punto che la serie quasi gli intitolarono la vita. Il prezzo della corona arrivò il 20 settembre 1977, nell’episodio Hollywood: Part 3: per tenere acceso il personaggio lo fecero saltare con gli sci d’acqua sopra uno squalo, giubbotto di pelle addosso. Era così palesemente un’idea disperata che nel 1985 ne nacque un modo di dire, jumping the shark, il momento esatto in cui uno show diventa troppo pieno di sé per accorgersi di essere finito. La spalla si era presa tutto, compreso il diritto di affondare la nave.

Steve Urkel, Otto sotto un tetto. Il caso più spudorato della storia della televisione. Jaleel White doveva comparire in una puntata sola, Il primo appuntamento di Laura, andata in onda il 15 dicembre 1989: un vicino nerd con gli occhialoni e la voce in falsetto, una gag e via. Dopo pochi episodi i titoli lo promuovevano da ospite a co-protagonista, e nel giro di una stagione la famiglia Winslow faceva da arredamento alle entrate di Urkel. La beffa nella beffa: Otto sotto un tetto era già a sua volta una costola di un’altra sitcom, Balki e soci, nata dal personaggio della domestica Harriette. Una serie figlia di uno spin-off, scippata da una comparsa. Il protagonista, in quella casa, non l’ha mai deciso nessuno a tavolino.

Frasier Crane, da Cin cin a Frasier. Era lo psichiatra pomposo che entrava nel bar di Boston per fare da contrappunto agli altri. Ne uscì con una serie tutta sua, diventata uno degli spin-off più premiati di sempre, capace di accumulare decine di Emmy e di durare undici anni. La spalla non solo rubò la scena: aprì un locale migliore e ci trasferì il pubblico.

I MINIONS SUPERANO CINQUE MILIARDI

Boba Fett, Star Wars. Poche battute in tutta la trilogia originale, un casco, un mantello, una fine quasi comica dentro la bocca di un mostro del deserto. Eppure quel cacciatore di taglie silenzioso è diventato una delle icone più venerate della saga, con tanto di serie dedicata decenni dopo. Non ha quasi mai parlato, e proprio per questo abbiamo potuto proiettargli addosso tutto.

Grogu, The Mandalorian. Doveva essere un espediente, una creaturina da passeggino aliena per dare un cuore al pistolero. È diventato Baby Yoda, il volto con cui una piattaforma di streaming si è presentata al mondo, il peluche più desiderato di un intero Natale, la cosa che la gente citava quando non ricordava nemmeno il nome del protagonista. Finché è finito nel titolo di un film, accanto all’uomo che doveva soltanto accompagnare. Un pupazzo che non dice una parola ha fatto fuori a parole tutti.

FONZIE RUBA LA SCENA

Jack Sparrow, Pirati dei Caraibi. Sulla carta era un comprimario, il pirata strambo che doveva girare attorno alla coppia di innamorati. Johnny Depp lo trasformò in un numero di equilibrismo barcollante e truccato che all’inizio fece storcere il naso ai capi dello studio, troppo sopra le righe per un film di pirati Disney. Poi il film uscì, e di colpo la saga non raccontava più altro che lui. I protagonisti ufficiali sono rimasti nei poster, Sparrow si è preso il franchise.

E qui chiudiamo con il caso più italiano e più tenero, il maresciallo Cecchini di Don Matteo. Nino Frassica era arrivato come spalla comica del prete-detective, il carabiniere svagato che sbagliava le parole per far ridere tra un delitto e l’altro. Puntata dopo puntata è diventato uno dei pilastri della serie, al punto che quando il protagonista ha lasciato Spoleto e la fiction ha cambiato prete, Cecchini è rimasto al suo posto. È la morale di tutto l’elenco in una frase: i protagonisti passano, le spalle restano. Perché lo spettacolo appartiene a chi il pubblico decide di non voler più lasciare, e il pubblico, quasi sempre, si affeziona a chi non doveva nemmeno restare.

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