Seppure al condizionale, Dagospia scodella la roadmap del progetto del canale all-news che punta al lancio di gennaio, ma il deficit strutturale solleva dubbi sulla sostenibilità
Il progetto di un canale all-news italiano, sviluppato dall’imprenditore greco Kyriakou insieme al giornalista Enrico Mentana, entra nella sua fase più delicata. Il lancio è previsto per gennaio, ma i numeri dell’operazione destano più di qualche preoccupazione.
IL CANALE 52 COME PIANO B
Dopo che le trattative per l’utilizzo dei canali Nove e TV8 non sono andate a buon fine, Kyriakou avrebbe ripiegato su una soluzione alternativa: affittare da Discovery il canale 52, attualmente occupato da DMAX e collocato nella fascia delle emittenti all-news. Una posizione nel listino tutto sommato strategica, ma ottenuta attraverso un percorso diverso da quello inizialmente immaginato.
Il vero nodo della questione è di natura economica. Sommando il costo della rete, le spese per i tecnici, le retribuzioni dei giornalisti e il contratto di Mentana, il progetto arriverebbe a costare circa 25 milioni di euro l’anno. A fronte di questa cifra, i ricavi pubblicitari stimati si fermerebbero intorno ai 6 milioni: un divario di quasi 20 milioni che pone interrogativi seri sulla tenuta del modello di business.
Kyriakou ripone fiducia nel peso del marchio CNN, la cui licenza dovrebbe conferire al canale una riconoscibilità internazionale e una credibilità editoriale difficile da costruire da zero. Tuttavia, il panorama delle all-news italiane non offre segnali incoraggianti: SkyTG24 e TGcom continuano a operare in perdita, reggendo grazie alla solidità dei rispettivi gruppi editoriali di appartenenza.
UN DEFICIT DA VENTI MILIONI
Anche RaiNews24 rappresenta un caso emblematico delle difficoltà strutturali del settore. Il canale drena ogni anno ingenti risorse dalla televisione pubblica, una situazione aggravata dalla mancanza di sinergie interne: ogni testata giornalistica Rai mantiene una propria squadra di inviati e redattori, generando duplicazioni che appesantiscono i costi senza produrre un corrispondente valore editoriale.
In questo contesto, l’interrogativo centrale rimane aperto: un deficit di tale entità è sostenibile sul lungo periodo, anche contando sull’appeal del brand CNN e sulla notorietà di Mentana? La risposta dipenderà in larga misura dalla capacità del progetto di attrarre investitori e di costruire rapidamente un pubblico fidelizzato in un segmento già affollato e storicamente in perdita.