L’attore racconta il peso della preparazione fisica e lo spirito di spedizione sul set del film tanto atteso
Matt Damon ha compiuto una trasformazione fisica significativa per interpretare Ulisse nel nuovo adattamento cinematografico dell’Odissea diretto da Christopher Nolan, in uscita nelle sale italiane da oggi 16 luglio. L’attore ha ridotto il proprio peso corporeo a 76 chilogrammi, raggiungendo la massa che possedeva durante gli anni del liceo, al fine di incarnare con autenticità il re guerriero di Itaca alle prese con le prove mitologiche del poema omerico: tempeste marine devastanti, l’incontro con il Ciclope e una foresta abitata da giganti feroci.
Il percorso preparatorio ha comportato sacrifici dietetici rigorosi, inclusa l’eliminazione del glutine e un controllo meticoloso su ogni alimento assunto quotidianamente. Damon ha sottolineato di aver operato questa scelta consapevolmente, rifiutando metodologie che avrebbe considerato dannose per la propria salute. Ha infatti ricordato l’esperienza di «The Informant!» del 2009, quando aumentò di peso in modo forzato per un ruolo, dichiarando di non essere disposto a ripetere una simile pratica oggi che possiede una maggiore consapevolezza del proprio corpo.
UNA SPEDIZIONE PIÙ CHE UN SET CINEMATOGRAFICO
Il progetto rappresenta quello che l’attore ha definito il suo «lavoro più difficile». Le riprese si sono svolte in cinque nazioni diverse – Islanda, Scozia, Grecia, Italia e Marocco – e hanno comportato condizioni estreme di lavoro. Damon ha descritto l’atmosfera del set come quella di una vera e propria spedizione piuttosto che di una tradizionale produzione cinematografica. La stanchezza accumulata alla fine di ogni settimana di riprese era marcata, ma seguiva una sensazione di profonda soddisfazione quando il cast e la troupe valutavano quanto realizzato. L’attore ha sottolineato come la sofferenza condivisa con il regista Nolan – anch’egli esposto al freddo e alla bagnatura – creasse un senso di comunità e orgoglio reciproco tra tutti coloro che partecipavano al progetto.
IL RICONOSCIMENTO FAMILIARE
Un momento particolarmente toccante è giunto dalla figlia di Damon, che lo prende regolarmente in giro per i film in cui recita. Questa volta, però, dopo la proiezione ufficiale della pellicola, la reazione è stata diversa: la ragazza ha espresso orgoglio genuino per il lavoro paterno, un complimento che ha portato l’attore al limite dell’emozione. Questo tipo di riconoscimento da parte dei familiari rappresenta spesso un momento di validazione più profondo rispetto alle recensioni professionali, sottolineando come il sacrificio e l’impegno siano stati percepiti come autentici anche da chi conosce l’artista da vicino.
Nolan e il genere epico, Damon consapevole
Nolan ha prodotto negli ultimi dieci anni blockbuster scientificamente audaci («Interstellar» 2014, «Tenet» 2020) che hanno incassato globalmente miliardi di dollari, addestrandosi a gestire budget da 250+ milioni. «L’Odissea» segna il suo primo intervento sul genere epico classico, territorio dove Ridley Scott («Exodus – Dei e re», 2014) e Guy Ritchie («King Arthur», 2017) hanno riscontrato risultati contrastanti. La trasformazione fisica di Damon ricorda la metodologia di Christian Bale in «The Machinist» (2004, 55 chili) e «Batman Begins» (2005, 100 chili), ma rispecchia una gestione consapevole del rischio sanitario assente negli anni Duemila.
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