E’ appena uscita ma su Netflix spopola la quarta stagione di «Monster: La storia di Lizzie Borden«, accusata nel 1982 di avere ucciso i genitori. Ve la mostriamo raccontandovi chi era
È bastato poco perché «Monster: The Lizzie Borden Story» attirasse l’attenzione del pubblico italiano. La quarta stagione della serie antologica di Ryan Murphy e Ian Brennan è arrivata su Netflix il 17 settembre con otto episodi, e il caso di Lizzie Borden è già entrato tra gli argomenti più cercati nelle classifiche di popolarità di ShowBlitz, il sistema che misura quotidianamente l’interesse degli italiani attraverso le ricerche online.
IL CASO CHE SCONVOLSE L'AMERICA
Una curiosità tutt’altro che casuale. Perché Lizzie Borden è uno di quei personaggi che sembrano inventati da uno sceneggiatore: una giovane donna rispettabile, una famiglia benestante, due omicidi efferati, un processo seguito dall’intera America e, soprattutto, un’assoluzione che da oltre 130 anni lascia aperta la domanda fondamentale: fu davvero lei a uccidere il padre e la matrigna?
La serie porta sullo schermo Ella Beatty nei panni di Lizzie, affiancata da Vicky Krieps, Rebecca Hall e Charlie Hunnam. È la prima stagione di Monster dedicata a una donna accusata di omicidio e, come nelle precedenti storie della serie, non si limita alla cronaca nera: prova a ricostruire anche l’ambiente familiare e sociale nel quale maturò la vicenda.
Ma la vera storia, quella documentata dai giornali e dagli atti giudiziari dell’epoca, è già abbastanza incredibile.
Fall River, 4 agosto 1892
Lizzie Andrew Borden era nata il 19 luglio 1860 a Fall River, nel Massachusetts. Aveva 32 anni quando, la mattina del 4 agosto 1892, suo padre Andrew Borden, ricco uomo d’affari, venne trovato morto nel salotto della casa di famiglia.
Poco dopo fu scoperto anche il cadavere della moglie di Andrew, Abby Borden, matrigna di Lizzie, uccisa al piano superiore.
Le vittime erano state colpite ripetutamente con un’arma da taglio, generalmente indicata come un’ascia o un’accetta. La violenza dei delitti sconvolse Fall River e trasformò rapidamente il caso in una storia nazionale.
E qui comincia il mistero.
LA FAMIGLIA BORDEN NEL 1892
Lizzie viveva nella casa insieme alla famiglia e fu immediatamente sottoposta ai sospetti degli investigatori. La sua versione degli avvenimenti presentava elementi contraddittori. Una delle circostanze che alimentò maggiormente i sospetti fu poi la distruzione, alcuni giorni dopo gli omicidi, di un abito che Lizzie disse essere stato rovinato dalla vernice. L’accusa sostenne invece che potesse trattarsi di un tentativo di eliminare delle prove.
L’11 agosto 1892 Lizzie venne arrestata.
Il processo che appassionò l’America
Il processo cominciò il 5 giugno 1893 a New Bedford. La stampa seguì il procedimento con enorme attenzione: il caso Borden era diventato uno dei grandi spettacoli giudiziari dell’America di fine Ottocento. La Library of Congress conserva ancora oggi una vasta raccolta degli articoli pubblicati durante l’arresto e il processo.
Contro Lizzie c’erano soprattutto elementi circostanziali, testimonianze e comportamenti ritenuti sospetti. Non esisteva però una prova fisica conclusiva che la collegasse agli omicidi.
E c’era un altro elemento decisivo: Lizzie non testimoniò al processo in propria difesa.
Il 20 giugno 1893 arrivò il verdetto. Non colpevole.
La giuria impiegò circa un’ora e mezza per assolverla. Lizzie era libera e nessun’altra persona sarebbe mai stata incriminata per gli omicidi di Andrew e Abby Borden. Il caso è tuttora considerato irrisolto.
IL PROCESSO E L'ASSOLUZIONE STORICA
E quella famosa filastrocca?
È probabilmente una delle filastrocche più macabre mai entrate nella cultura popolare americana:
Lizzie Borden took an axe… La versione tradizionale racconta che Lizzie avrebbe dato 40 colpi alla madre e 41 al padre. Ma proprio questo è uno degli esempi di come il mito abbia finito per deformare la vicenda reale.
La filastrocca non è una cronaca giudiziaria e quei numeri non corrispondono semplicemente ai fatti accertati. Nel corso dei decenni, la storia reale è stata trasformata in una sorta di fiaba nera, nella quale Lizzie è diventata automaticamente “la donna con l’ascia”, nonostante un tribunale l’avesse dichiarata innocente.
Una vita dopo l’assoluzione
La parte forse più sorprendente della vicenda è che, dopo il processo, Lizzie non scomparve affatto.
Continuò a vivere a Fall River. Lei e la sorella Emma ereditarono una parte significativa del patrimonio familiare e Lizzie condusse negli anni successivi una vita relativamente agiata. Ma l’assoluzione giudiziaria non cancellò il sospetto dell’opinione pubblica. Era libera, ma non veramente libera dal caso.
La sua casa diventò una sorta di luogo del mistero e il suo nome continuò a circolare sui giornali, nei libri e nelle storie popolari. Lizzie morì nel 1927, a 66 anni, senza aver mai ricevuto una condanna per gli omicidi.
RYAN MURPHY RICOSTRUISCE L'ENIGMA
Ed è proprio questa la ragione per cui Lizzie Borden continua a funzionare così bene come personaggio televisivo: non sappiamo con certezza se stiamo guardando una terribile assassina sfuggita alla giustizia oppure una donna innocente trasformata in mostro dall’opinione pubblica.
Netflix costruisce la sua quarta Monster esattamente dentro questa zona grigia. E forse è questo, ancora oggi, il vero fascino di Lizzie Borden: il suo volto è entrato nella storia, ma la risposta alla domanda più importante non ci è mai entrata