AMADEUS CHE «NON SE LA PASSA BENE» (FIORELLO) E L’AGONIA DELLA TV

Lo showman siciliano chiede il ritorno del conduttore al servizio pubblico dal palco del Salone del Libro di Torino

Fiorello ha trasformato il Salone del Libro di Torino in una sorta di confessionale televisivo, affrontando il tema del momento con quella miscela di ironia e sincerità che lo contraddistingue. Ospite insieme al critico Aldo Grasso all’Auditorium del Lingotto, lo showman ha colto l’occasione per lanciare un appello diretto al suo amico Amadeus: «Ama, torna in Rai». E ancora «Non se la passa bene». Una dichiarazione che ha suscitato applausi in sala e acceso speculazioni sulla reale situazione dell’ex direttore artistico di Sanremo dopo il passaggio al Nove.

L'APPELLO DI FIORELLO AD AMADEUS DALLA RAI LA TV PERDUTA TRA SOCIAL E NOSTALGIA

Prima di concentrarsi su Amadeus, Fiorello ha dedicato qualche battuta a Sal Da Vinci e la sua mancata vittoria all’Eurovision, scherzando sul fatto che i gesti del cantante corrispondessero effettivamente al testo di «Per sempre sì». L’intervento ha poi assunto toni più riflessivi quando lo showman ha ripercorso la televisione della sua infanzia, ricordando con nostalgia l’epoca in cui «la scelta era tra Rai1 e Rai2» e il telecomando non esisteva ancora.

Fiorello ha affrontato una critica più profonda verso la tv contemporanea, evidenziando come il medium abbia smarrito il senso della sorpresa e funzioni principalmente attraverso i frammenti sui social network. «Mia figlia vede le clip dei miei programmi su Instagram o TikTok», ha osservato, sottolineando il divario tra la televisione come esperienza collettiva e il consumo frammentario attuale. Ha inoltre lamentato la scomparsa della seconda serata televisiva, affermando che senza di essa non sarebbero emersi talenti come Enzo Arbore e Piero Chiambretti.

Non sono mancate le critiche verso l’eccesso di true crime nei palinsesti televisivi: «Quando sento parlare di Garlasco cambio canale. È diventata un’esagerazione». Lo showman ha poi concluso con una battuta sulla situazione politica italiana, ironizzando sul fatto che da quarantotto ore nessun ministro tradisca il governo, domandandosi se fosse il segnale di una crisi più profonda.

Il consiglio di Fiorello ad Amadeus ha tutti i caratteri di una dichiarazione d’amore con sottotesto: è come se lo showman stesse dicendo al pubblico «guarda quanto bene ci vogliamo anche quando non lo ammettiamo». Nel frattempo, il conduttore deve gestire il limbo dello share al Nove, canale dove nemmeno i fantasmi del Mulino Bianco avrebbero ascolti garantiti. Ma qui emerge il vero punto: Fiorello non ha semplicemente nostalgia della tv, diagnostica l’agonia del medium stesso. Quando lamenta che sua figlia guarda i suoi sketch su TikTok anziché in prima serata, sta raccontando la morte della televisione come evento collettivo, sostituita da infinite bolle personali di algoritmi. L’ironia del nostro showman è ancora quella degli anni Novanta, ma il pubblico che la raccoglie è sempre più ridotto e frammentato. Non è un problema di Amadeus o di Fiorello: è il collasso dello spazio pubblico televisivo, e nessuno sa costruirne uno nuovo. Nel frattempo, i talk crime continueranno a prosperare perché il vero reality show è diventato il nostro stesso vivere quotidiano.

— Showblitz

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