La Commissione europea apre la consultazione per modernizzare la normativa sul diritto d’autore digitale
La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica finalizzata a raccogliere proposte per aggiornare il quadro normativo in materia di diritto d’autore. L’iniziativa mira specificamente a valutare l’effettivo impatto della Direttiva 2019/790, entrata in vigore cinque anni fa, che aveva l’obiettivo di armonizzare la protezione dei contenuti nel mercato digitale unico.
L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE AL CENTRO DEL DIBATTITO CONSULTAZIONE PUBBLICA APERTA FINO A GIUGNO
Il processo di revisione analizzerà se la normativa ha effettivamente semplificato l’accesso ai contenuti protetti, migliorato i sistemi di licenza e favorito una distribuzione più equa dei compensi tra creatori e piattaforme. Una ricerca esterna, attualmente in fase di raccolta dati, supporterà l’analisi della Commissione.
Tra i temi centrali della consultazione figurano le implicazioni dell’intelligenza artificiale generativa sul copyright, questione ritenuta prioritaria dal Parlamento europeo. L’esecutivo comunitario raccoglie quindi osservazioni sia sulla protezione dalle tecnologie di machine learning che su questioni tradizionali del settore: la lotta alla pirateria dei contenuti live, i sistemi di remunerazione per artisti e produttori musicali, nonché l’accesso alle opere per scopi di ricerca e riutilizzo.
La finestra temporale per inviare contributi scade il 25 giugno, dando a operatori del settore, associazioni di creativi e stakeholder globali circa tre mesi per influenzare la direzione della normativa europea.
La direttiva 2019 aveva fissato lo standard più rigoroso al mondo per il copyright digitale, imponendo ai servizi di streaming il riconoscimento di diritti agli artisti e vietando il training non autorizzato su opere protette. Tuttavia, la pirateria online ha continuato a crescere: secondo i dati IFPI 2023, il 28% dell’ascolto musicale globale avviene da piattaforme illegali, cifra raddoppiata in tre anni. La revisione arriva mentre il mercato musicale europeo ha recuperato solo il 3% dei ricavi perduti nel decennio 2010-2020, segnalando che le protezioni normative non hanno ancora invertito la tendenza. Il nodo cruciale riguarda l’IA: i sistemi generativi consumano milioni di brani e film senza compenso, rischio che la legislazione attuale non contempla adeguatamente.
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