Quando un capitolo delude, oggi non lo si corregge: lo si fa sparire. Dalla doccia di Dallas a Michael Myers, ecco otto volte in cui un film (o una serie) ha deciso che certi seguiti non erano mai esistiti.
Viviamo nell’età dei ritorni. Ogni mese riapre un franchise che credevamo chiuso: in queste settimane traina il botteghino italiano Il diavolo veste Prada 2, seguito che arriva vent’anni dopo l’originale, e non c’è stagione dell’orrore — siamo in pieno clima di Halloween — che non resusciti un vecchio mostro con l’ennesimo reboot. Ma in questa corsa a riaprire i cassetti è spuntata un’abitudine curiosa, quasi imbarazzata: non bastava riportare in vita le saghe, bisognava anche far sparire i pezzi venuti male. Hollywood ha scoperto il tasto annulla. Quando un seguito delude, oggi non lo si corregge e non lo si rinnega a parole: semplicemente si gira il capitolo nuovo fingendo che quelli in mezzo non siano mai esistiti. Ecco otto volte in cui una storia ha cancellato se stessa.
IL TASTO ANNULLA DI HOLLYWOOD
Halloween (2018). Il caso da manuale. Quarant’anni dopo il capolavoro di John Carpenter, il nuovo Halloween si proclama seguito diretto del solo film del 1978 e butta nel cestino tutto il resto: i numerosi sequel, i remake, perfino la rivelazione più famosa della saga, quella per cui Laurie sarebbe la sorella di Michael Myers, introdotta in Halloween II del 1981. In una scena un personaggio liquida la questione dicendo che no, non era sua sorella, è una cosa che si sono inventati. Gli stessi autori hanno ammesso che a quel punto la cronologia della saga era un groviglio inestricabile. Soluzione: tagliare. E non era nemmeno la prima volta che la serie azzerava il proprio calendario.
Superman Returns (2006). Bryan Singer gira un film che tratta come sacri il Superman del 1978 e il suo primo seguito, e si comporta come se Superman III e il disastroso Superman IV, con la loro mezza dozzina di scivoloni, non fossero mai arrivati nelle sale. A vent’anni di distanza i critici ancora si interrogano se sia un sequel o un riavvio: la verità è che è un seguito a scelta, che tiene i capitoli belli e dimentica quelli brutti.
HALLOWEEN RISCRIVE LA PROPRIA STORIA
Terminator: Destino oscuro (2019). Qui a firmare il colpo di spugna c’è addirittura il padre della creatura, James Cameron. Il film si installa subito dopo Terminator 2 del 1991 e dichiara inesistenti ben tre seguiti: Le macchine ribelli, Salvation e Genisys. Non uno: tre film interi dati per non avvenuti, per poter ripartire dall’ultimo punto in cui la saga funzionava davvero.
X-Men – Giorni di un futuro passato (2014). Il retcon più elegante, perché è scritto dentro la trama. Mandando un personaggio indietro nel tempo a cambiare la storia, il film riscrive letteralmente se stesso: nel finale tornano vivi personaggi che un seguito precedente, Conflitto finale, aveva ucciso. Non si limita a ignorare il capitolo sgradito, usa il viaggio nel tempo come una gomma da cancellare e lo fa sparire dall’interno.
Ghostbusters: Legacy (2021). Il caso più sottile, perché non cancella una scena ma un intero film. La pellicola si aggancia direttamente ai due Ghostbusters originali degli anni Ottanta e scavalca in silenzio il reboot tutto al femminile del 2016, come se quella versione — massacrata all’epoca da una parte feroce del pubblico — non fosse mai esistita. Non un buco di trama tappato: un film intero fatto evaporare.
LA MODA DEI SEGUITI DIMENTICATI
Non aprite quella porta (2022). La saga del massacro texano ha una cronologia così aggrovigliata che riavviarla è ormai un rito. Il film prodotto per lo streaming si presenta come seguito diretto dell’originale del 1974 e scavalca gli otto titoli venuti in mezzo, tra sequel, prequel e rifacimenti. Esattamente come era già successo qualche anno prima: nell’horror, cancellare i propri seguiti è diventato un genere nel genere.
Candyman (2021). Stessa mossa, altra leggenda nera. La regista Nia DaCosta lo definisce un seguito spirituale del Candyman originale del 1992 e si comporta come se i due seguiti degli anni Novanta non ci fossero mai stati. L’uncino torna, ma la storia riparte dal punto in cui era ancora rispettabile.
IL RITORNO DEI FRANCHISE SEPOLTI
E qui arriva il maestro di tutti, che non è un film ma una soap. Dallas. Alla fine di una stagione, a metà anni Ottanta, gli autori uccidono Bobby Ewing, uno dei protagonisti. Per un’intera annata la serie va avanti senza di lui, con nuove trame, nuovi lutti, nuovi equilibri. Poi l’attore accetta di tornare, e nel 1986 si gira la scena più sfacciata della storia della televisione: la moglie Pam apre la porta della doccia e lo trova lì, vivo, come se niente fosse. Spiegazione? L’intera stagione precedente era stata soltanto un suo brutto sogno. Un anno di televisione, cancellato dallo scroscio di una doccia.
La morale di questo elenco è che la continuità, la promessa che quello che abbiamo visto conta e resta, è diventata un optional. Il franchise ha un tasto annulla e lo preme senza vergogna: se un capitolo non ha funzionato, non lo si aggiusta, lo si fa sparire, e si conta sul fatto che il pubblico accetti di dimenticare pur di continuare a comprare il biglietto. Il bello è che funziona. Ci sediamo in sala, ci dicono che gli ultimi tre film che abbiamo amato o odiato non sono mai esistiti, e noi annuiamo. In fondo lo facciamo anche noi, ogni volta che ci innamoriamo di nuovo di una saga: cancelliamo i ricordi scomodi e teniamo solo il primo, quello bello. Hollywood ha soltanto imparato a farlo al posto nostro, e a farcelo pagare.