DOPO «STRISCIA«, IL RISVEGLIO SUL WEB DI DARIO BALLANTINI CON UNO STREPITOSO RANUCCI

Il trasformista storico di Striscia la notizia, rimasto senza il suo abituale palcoscenico televisivo, torna a colpire sui social. E stavolta nel mirino c’è il conduttore di Report: trucco, postura, espressioni e soprattutto voce rendono la nuova maschera sorprendentemente fedele. Una ripartenza sul web per un artista che da oltre quarant’anni vive di trasformazioni

Dario Ballantini è tornato a farsi sentire. E, come sempre, lo ha fatto cambiando faccia. Rimasto senza il grande contenitore televisivo che per decenni ha rappresentato la sua casa artistica, il trasformista livornese ha scelto i social per presentare alcune delle sue nuove creature. Tra queste c’è Sigfrido Ranucci, il giornalista e storico conduttore di Report, oggi al centro di una fase particolarmente delicata e discussa.

I SOCIAL COME NUOVO PALCOSCENICO

Il risultato, a giudicare dal video diffuso da Ballantini, è impressionante: il trucco riproduce con grande precisione i tratti di Ranucci, ma è soprattutto la voce a rendere immediatamente riconoscibile il personaggio. Anche postura, inclinazione della testa, sguardo e modo di scandire le parole concorrono alla trasformazione. Non è semplicemente una caricatura: è quel particolare tipo di imitazione nel quale Ballantini sembra cercare il personaggio dall’interno, costruendone una piccola versione teatrale.

E c’è un elemento curioso: la parodia di Ranucci non nasce adesso. Ballantini ha raccontato che il filmato risale addirittura a maggio, quando ancora non erano esplose le successive vicende che avrebbero portato il giornalista al centro della cronaca. «Mi son detto lanciamo sul web pure lui», ha spiegato a Libero, ricordando che nel frattempo anche Maurizio Crozza aveva cominciato a occuparsi di Ranucci.

La coincidenza rende ancora più interessante il recupero della maschera in questo momento. Il 5 ottobre la Rai ha comunicato una sospensione di dieci giorni per Ranucci, dopo un procedimento disciplinare nel quale sono state contestate quattro questioni, fra cui gli ingressi nella sede Rai di Laura Cianfoni, i contenuti di una conversazione con un parlamentare, l’inoltro di mail aziendali e alcune contestazioni relative a colleghi. Il provvedimento è stato contestato legalmente dal giornalista.

Ballantini, però, non sembra voler cavalcare necessariamente l’attualità. Il suo Ranucci era già pronto mesi prima. È piuttosto la satira che torna a incontrare la cronaca, come è accaduto tante volte nella sua carriera.

Il grande risveglio del trasformista

La vicenda ha anche un risvolto quasi nostalgico. Perché Ballantini è uno di quegli artisti che, per il pubblico televisivo, sono diventati inseparabili dal programma che li ha consacrati. Nel suo caso quel programma è Striscia la notizia, dove entrò nel 1994 come «mago del trasformismo», dopo aver vinto nel 1990 Star 90 con imitazioni di Dario Fo, Vasco Rossi e Ray Charles. Presidente della giuria era Antonio Ricci.

LA MASCHERA DI RANUCCI SORPRENDE TUTTI

Ma la vera svolta arrivò con Valentino. Fu Ricci a intuire che le imitazioni di Ballantini avrebbero potuto funzionare molto meglio portate fuori dallo studio, in mezzo alla gente. Il personaggio dello stilista diventò così una presenza ricorrente nelle strade italiane e trasformò definitivamente Ballantini in un volto popolare. Lui stesso ha raccontato di essere arrivato a un passo dal trasformarsi addirittura in truccatore di Striscia, perché le prime imitazioni non riuscivano a sfondare.

Valentino, tra l’altro, non prese sempre bene la parodia. Eppure il rapporto ebbe un finale curioso: lo stilista, prima infastidito, fece arrivare a Striscia un suo abito originale, perché almeno quello utilizzato dal suo imitatore fosse autentico. E all’estero la somiglianza era talmente forte che più di una volta Ballantini venne scambiato per il vero Valentino. A Cannes, un’attrice di Bollywood arrivò a volere un servizio fotografico con lui senza riuscire a credere alle sue spiegazioni: pensava davvero di avere davanti lo stilista.

Dario Ballantini, l’imitatore che nasce pittore

La parte meno conosciuta della storia è forse quella più interessante: Ballantini non nasce come semplice imitatore. Nasce come artista.

È nato a Livorno nel 1964 e in famiglia respira subito pittura e teatro: il padre dipingeva in stile neorealista, uno zio era legato alla tradizione post-macchiaiola, il nonno recitava in compagnie filodrammatiche e un altro zio era un tenore mancato. Da ragazzo si appassiona a Guttuso, Picasso ed Ennio Calabria, ma anche ai fumetti di Jacovitti e della Marvel. A 16 anni visita a Parigi una grande mostra dedicata ad Amedeo Modigliani, esperienza che lascia un segno nella sua formazione.

VOCE E TRUCCO DA BRIVIDO

Nel 1984 consegue la maturità artistica e dall’anno successivo comincia a esporre le proprie opere. Per circa dieci anni porta avanti parallelamente pittura e trasformismo, due attività che in Ballantini finiranno per alimentarsi a vicenda. Nel 1983, ancora giovanissimo, era già apparso in televisione nel programma di Corrado Ciao gente!.

Il percorso verso Striscia passa poi dal cabaret, dalla radio e da una lunga attività artigianale: Ballantini ha sempre curato personalmente buona parte delle trasformazioni, dal trucco ai costumi. E la sua carriera televisiva non si è limitata a Valentino. Nel corso degli anni ha impersonato Dario Fo, Vasco Rossi, Gianni Morandi, Gino Paoli, Nanni Moretti, Luca Cordero di Montezemolo, Ignazio La Russa, Matteo Renzi, Giuseppe Conte, Mario Draghi e moltissimi altri. Striscia ricorda che il suo repertorio comprende decine di personaggi.

Una delle sue caratteristiche più singolari è proprio questa: Ballantini tende a scomparire dentro il personaggio. Lui stesso ha raccontato di essere stato talmente abituato alle trasformazioni da essere riconosciuto con difficoltà persino da alcuni familiari. «Avere un volto neutro aiuta: è adatto a tutti i personaggi», spiegò in un’intervista.

Anche il cinema, il teatro e una seconda vita da pittore

Nel frattempo Ballantini ha lavorato anche come attore cinematografico, partecipando tra gli altri a La prima cosa bella di Paolo Virzì, Baci e abbracci, Il pesce innamorato e Gli svitati.

E non ha mai abbandonato la pittura. Ha esposto in gallerie e mostre personali e collettive, ricevendo riconoscimenti da critici e studiosi d’arte. Nel 2026, a Livorno, gli è stato assegnato il Premio Capperuccio proprio per la sua attività multiforme di pittore, attore, comico e trasformista. L’anno precedente aveva ricevuto anche la Canaviglia, un’onorificenza della sua città.

UNA PARODIA NATA A MAGGIO

E oggi, mentre Striscia la notizia non rappresenta più il suo quotidiano televisivo, Ballantini sembra avere deciso di non aspettare che sia la televisione a richiamarlo. Ha continuato con il teatro e ha cominciato a utilizzare i social come laboratorio per nuovi personaggi. Prima Ranucci, poi Giuseppe Cruciani: due maschere contemporanee che dimostrano come il suo trasformismo non sia rimasto fermo ai personaggi che lo hanno reso famoso.

Lo ha detto lui stesso: gli piacerebbe tornare in televisione con uno spazio personale, magari una sorta di «cartolina satirica» all’interno di un talk politico, con una formula diversa da quella delle tradizionali copertine comiche.

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