CINEMA • QUANDO LE COLONNE SONORE VINCENTI NASCONO DA UN PIANO B

di Pierluigi Rapaccioli

Quel brivido che per te è inseparabile dal film spesso è una toppa dell’ultimo minuto, scritta in dieci giorni o affidata a un sostituto mentre il primo compositore veniva messo alla porta. Sei casi in cui la musica che chiamiamo “destino” era semplicemente il piano B.

In questi mesi il nuovo film di Supergirl, atteso nel 2026, ha cambiato compositore più di una volta a pochi mesi dall’uscita, a partire da Ramin Djawadi: una girandola di nomi che il pubblico nota appena, e che invece racconta una verità scomoda di Hollywood. La musica del cinema, quella che ci sembra sacra e indivisibile dalle immagini, quasi mai nasce dall’ispirazione serena di un autore. Nasce dal panico, dalle proiezioni di prova andate male, da un regista che la sera prima dell’uscita decide che no, non va. Era già successo nel 2016 a Rogue One, dove Alexandre Desplat, premio Oscar, fu scaricato per i troppi rifacimenti e Michael Giacchino ebbe appena quattro settimane per scrivere tutto da capo. E succede da sempre. Ecco sei volte in cui la melodia che oggi consideriamo eterna era, all’origine, un ripiego.

KUBRICK TRADISCE ALEX NORTH

1. Duemilauno: Odissea nello spazio (1968). Stanley Kubrick commissionò una partitura originale ad Alex North, uno dei grandi di Hollywood. Poi, in sala di montaggio, decise che preferiva le musiche classiche che aveva usato come guida provvisoria: il “Così parlò Zarathustra” di Richard Strauss, il valzer del “Bel Danubio blu” sulle navicelle che danzano nello spazio. North non ne sapeva nulla. Lo scoprì soltanto alla prima a New York, seduto in sala, aspettando una musica sua che non arrivò mai. Il film più visionario del secolo va avanti su brani che il regista non aveva nemmeno pagato per scrivere.

2. Il sipario strappato (1966). Alfred Hitchcock e Bernard Herrmann erano la coppia più formidabile della storia del cinema: insieme avevano fatto “Psyco”, con quegli archi che urlano sotto la doccia, “La donna che visse due volte”, “Intrigo internazionale”. Poi, per “Il sipario strappato”, la produzione chiese una colonna sonora moderna, leggera, vendibile. Herrmann consegnò una partitura cupa e sinfonica, la sua. Hitchcock la rifiutò in blocco, lo licenziò e affidò tutto a John Addison. I due non si rivolsero mai più la parola e non lavorarono mai più insieme: la collaborazione più grande del cinema finì per una lite sulla musica.

GIACCHINO SALVA ROGUE ONE

3. L’esorcista (1973). William Friedkin aveva commissionato una colonna sonora a Lalo Schifrin, il genio della sigla di “Mission: Impossible”. La ascoltò e la detestò a tal punto che, secondo una leggenda tenace mai smentita dallo stesso regista, fece buttare i nastri dalla finestra. Il terrore che ci è rimasto addosso non è di un compositore ingaggiato apposta: sono le note cristalline di “Tubular Bells”, un disco che Mike Oldfield aveva già pubblicato per conto suo. Il brano horror più famoso di sempre è un pezzo trovato per caso.

4. Chinatown (1974). La prima colonna sonora, firmata Phillip Lambro, fu silurata dopo una proiezione di prova disastrosa. Mancavano pochissimi giorni all’uscita. La produzione chiamò Jerry Goldsmith, che scrisse e registrò da zero, in circa dieci giorni, quel tema d’amore per tromba solista malinconica che oggi è sinonimo stesso del film noir. Dieci giorni di disperazione diventati un classico assoluto.

IL PANICO DIETRO L'ISPIRAZIONE

5. Legend (1985). Ridley Scott aveva una sontuosa partitura orchestrale di Jerry Goldsmith. Rimase così in Europa. Ma per l’uscita americana lo studio la sostituì di sana pianta con le tastiere elettroniche dei Tangerine Dream, convinto che ai giovani piacesse di più. Due paesi, lo stesso film, due anime musicali opposte: a seconda di dove sei nato, “Legend” per te è un film sinfonico o un film synth.

6. Troy (2004). Gabriel Yared ci lavorò più di un anno. Dopo alcune proiezioni di prova in cui il pubblico reagì male alla musica, la Warner lo licenziò di colpo. A James Horner restarono poche settimane per riscrivere l’intera colonna sonora del kolossal. Un anno di lavoro cancellato, un capolavoro di fretta montato sopra.

SUPERGIRL CAMBIA COMPOSITORE ANCORA

E il cuore italiano della storia è anche il più beffardo. Nino Rota scrisse per “Il padrino” (1972) il tema d’amore più celebre mai legato alla parola mafia. L’Academy gli revocò la candidatura all’Oscar per la miglior colonna sonora: una parte di quella melodia Rota l’aveva già usata anni prima per una commediola italiana, “Fortunella” (1958), e secondo i giudici questo la rendeva non del tutto originale. Il tema del Padrino, giudicato riciclato. Due anni dopo Rota si prese la rivincita: vinse l’Oscar per “Il padrino – Parte II”.

Morale: la musica che ci sembra l’anima stessa di un film, quella che non riusciamo a immaginare diversa, spessissimo è il piano B. Un ripiego scritto in dieci giorni, un disco pescato all’ultimo, un sostituto chiamato mentre il titolare veniva cacciato. Noi la sentiamo come destino, e invece era un incidente. Per questo oggi Supergirl può cambiare compositore come si cambia idea: il cinema la sua musica l’ha sempre scelta all’ultimo minuto, e poi ci ha convinti che non poteva essere altrimenti.

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