NON SOLO 3.50 EURO: ECCO TUTTI I TRUCCHI CHE HA USATO IL CINEMA NEGLI ANNI PER RIPORTARCI IN SALA

Da oggi al 24 settembre il biglietto costa 3,50 euro: l’ennesimo amo per riportarci in sala. Ma la storia del cinema è una lunga sfilza di trovate sempre più folli – poltrone che ti danno la scossa, scheletri appesi a un filo, odori sparati in platea, assicurazioni sulla vita – inventate per una sola ragione: convincerti che a casa non è la stessa cosa

Da oggi fino a mercoledì 24 settembre il cinema costa 3,50 euro a proiezione. È la nona edizione di Cinema in Festa, promossa da ANEC e ANICA per chiudere in bellezza un’estate da record al botteghino, e come tutte le grandi trovate ha un’aria di novità. In realtà è solo l’ultimo capitolo di una storia lunghissima e un po’ patetica: da settant’anni il cinema le prova tutte per convincerti che alzarti dal divano vale la pena. Ecco le trovate più folli con cui ci ha provato, in rigoroso ordine di disperazione crescente.

L’assicurazione sulla vita (Macabre, 1958). William Castle, il P.T. Barnum dell’horror, stipulò con i Lloyd’s di Londra una polizza da mille dollari a favore di chiunque fosse morto di paura durante la proiezione. Nell’atrio piazzò infermiere in divisa, davanti al cinema parcheggiò carri funebri e lui stesso arrivava alle prime a bordo di una bara. Nessuno riscosse il premio, ma tutti comprarono il biglietto.

Lo scheletro volante (La casa dei fantasmi, 1959). Ancora Castle: al momento giusto uno scheletro di plastica partiva da dietro lo schermo e sorvolava la platea appeso a un filo, mentre sullo schermo un altro scheletro emergeva da una vasca d’acido. Battezzò il trucco Emergo. In almeno una sala lo scheletro si staccò e finì addosso agli spettatori: il brivido, per una volta, fu autentico.

La scossa sotto la poltrona (The Tingler, 1959). Il capolavoro di Castle si chiamava Percepto: fece montare piccoli vibratori elettrici sotto alcune poltrone. Sul finale il narratore rompeva la quarta parete e urlava che la creatura era scappata proprio in quella sala, e nel buio le poltrone davano la scossa al pubblico, che saltava e strillava. Una comparsa pagata, in platea, sveniva a comando per dare il via al panico.

Il divieto di entrare in ritardo (Psycho, 1960). Hitchcock non usò scheletri: usò la disciplina. Vietò l’ingresso a chiunque arrivasse a film già iniziato – nemmeno alla Regina d’Inghilterra, avvertivano i manifesti – e mise guardie in divisa all’ingresso a far rispettare la regola. Era una trovata pubblicitaria, ma cambiò il cinema per sempre: prima si entrava a qualsiasi ora e si usciva quando la scena tornava uguale; da Psycho in poi esistono gli orari degli spettacoli. È l’unica di queste trovate che usiamo ancora tutti, ogni volta che compriamo un biglietto.

La guerra degli odori (1959-1960). Per un paio di stagioni Hollywood si convinse che il futuro fosse l’olfatto. Behind the Great Wall uscì con l’AromaRama, che diffondeva profumi in sala attraverso l’impianto d’aria; pochi mesi dopo Scent of Mystery rilanciò con lo Smell-O-Vision, che spediva gli odori direttamente alle poltrone tramite dei tubicini. Risultato: profumi in ritardo sulle immagini, spettatori storditi e la definitiva scoperta che, al cinema, il naso preferiva restare a casa.

Il terremoto in sala (Earthquake, 1974). Si chiamava Sensurround: enormi casse a bassissima frequenza facevano vibrare l’intera sala per simulare il sisma sullo schermo. Funzionò fin troppo bene – crepe nei soffitti, calcinacci che cadevano, il rombo che disturbava perfino i film proiettati nella sala accanto. Qualche gestore dovette rinforzare le strutture. Il cinema, letteralmente, ti crollava addosso.

Le cartoline puzzolenti (Polyester, 1981). John Waters, re del cattivo gusto, consegnava all’ingresso una scheda numerata chiamata Odorama: a ogni numero che compariva sullo schermo, lo spettatore grattava la casella corrispondente e annusava. Non tutti gli odori erano gradevoli – anzi, il divertimento stava proprio nei peggiori. Era la parodia dello Smell-O-Vision e, da parodia, funzionò meglio dell’originale.

Il fantasma che non muore mai: il 3D. Nessuna trovata è tornata più volte del rilievo. Esplose nel 1952 con Bwana Devil e gli occhialini di cartone bicolori, morì, risorse negli anni Ottanta, morì di nuovo, e nel 2009 Avatar lo riportò in vita facendo miliardi. Poi di nuovo il lento declino. Il 3D è la prova che al cinema le idee non muoiono davvero: vanno in letargo e tornano ogni volta che il botteghino ha bisogno di una scusa per alzare il prezzo.

E arriviamo a oggi. Dopo settant’anni di scheletri, scosse, profumi e polizze sulla vita, la trovata del 2026 è la più antica di tutte e non l’ha inventata il cinema: il saldo. Tre euro e cinquanta, quattro giorni, e la fila torna. Fa un certo effetto pensare che, per riportarci in sala, alla fine abbia funzionato meglio uno sconto da supermercato di uno scheletro appeso a un filo. Ma forse è anche la trovata più onesta di tutte: ammette, senza travestimenti, che ormai il film da solo non basta più a farci uscire di casa.

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