È ORA CHE BRUNO VESPA SI FACCIA DA PARTE

Da una vita in Rai con contratti da star (per limitare il tetto ai compensi dei giornalisti comuni), il nostro dovrebbe valutare l’idea di appendere il microfono al chiodo.

C’è un momento, nella vita pubblica di ogni personaggio, in cui la storia smette di essere un curriculum e diventa un peso. Per Bruno Vespa quel momento è arrivato da un pezzo, ma nessuno ha avuto il coraggio di dirglielo. O forse sì: gliel’ha detto la realtà, che negli ultimi mesi gli ha presentato un conto salato, fatto di scivoloni, irritazioni in diretta e un controllo della scena che non è più quello di una volta.

Vespa è stato per decenni il custode del salotto politico italiano, il cerimoniere di un Paese che si specchiava in lui per riconoscersi. Ma oggi il suo stile — quel misto di aplomb notarile e ritualità televisiva — appare stanco, fuori tempo massimo. Non è più autorevolezza: è inerzia. E l’episodio recente della discussione sullo stupro, con un’ospite che ha pronunciato parole inaccettabili senza che il conduttore riuscisse a fermarla in tempo, è stato il simbolo perfetto di un meccanismo che non funziona più. Non perché Vespa approvi certe follie, ma perché non riesce più a governare il suo stesso format.

E quando un conduttore perde il controllo del proprio studio, non è un incidente: è un segnale.

Negli ultimi tempi Vespa si è anche infuriato, cosa che per lui è quasi un evento sismico. L’uomo che per decenni ha mantenuto la calma davanti a ministri, imputati, scandali e plastici di ogni genere, oggi si irrita, sbotta, si lascia sfuggire fastidi che un tempo avrebbe mascherato con un sorriso di circostanza. È umano, certo. Ma è anche la prova che il ruolo gli sta diventando più grande delle energie che ha a disposizione.

Il punto non è mancare di rispetto a una carriera monumentale. Vespa ha segnato un’epoca, e nessuno può negarlo. Il punto è chiedersi se quell’epoca non sia finita. La televisione è cambiata, il pubblico è cambiato, il ritmo del dibattito è cambiato. Lui no. E quando un simbolo resta immobile mentre tutto intorno si muove, non è più un punto di riferimento: è un ostacolo.

Per questo, più che un rinnovo di contratto, servirebbe un gesto di lucidità. Un passaggio di testimone. Un’uscita di scena dignitosa, prima che sia la scena stessa a spegnerlo. Vespa merita di essere ricordato per ciò che ha rappresentato, non per gli inciampi finali di una carriera troppo lunga per non incrinarsi.

È tempo che la Rai guardi avanti.Ed è tempo che Bruno Vespa lo permetta.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati*