BOBBY SOLO: «AL FESTIVAL DI SANREMO NON TORNO MANCO SE MI PREGANO»

di Franco Bagnasco
Il cantante di «Una lacrina sul viso» racconta a ruota libera e si dichiara vittima di un comportamento scorretto in passato da parte di Amadeus

Dalla padella alla brace. Dopo l’affaire-moscerini, finito in pasto ai giornali (a Castiglione del Lago, sul Trasimeno, gli è stato contestato l’annullamento dello show causa presenza infestante dei chironomidi), l’81enne Bobby Solo affronta la Lomellina, patria delle zanzare. Che per sua fortuna vengono spazzate via dal vento, insieme con i gazebo degli eroici volontari della pro loco di «Anguriando» in quel di Olevano, a causa di un violento acquazzone che quasi impedisce, anche qui, lo svolgimento del concerto.

Ma Mister Satti (così all’anagrafe), elegantemente rock, in piena forma, mentre durante il sound check storpia canzoni infilando ovunque la parola «moscerini», alla fine si esibisce. La Patria è salva, pur con Una lacrima sul viso. Parlare con questo pacato monumento della musica è come dialogare con l’Alberto Sordi degli anni migliori, del quale spesso replica i birignao.

«Ho messo tutto in mano al mio avvocato, che mi dice di non parlare».

L'AFFARE DEI MOSCERINI SUL LAGO

Quindi lei…

«Parlo, che devo fa’?! Perché ho le prove. Sulla stampa, che non ho certo chiamato io, è passata l’immagine di uno che scappa con i soldi.

Non è così. C’erano milioni di moscerini, impossibile esibirsi. Inoltre il mio medico dice che se finiscono nelle vie respiratorie profonde c’è un rischio serio per la salute, anche polmoniti.

Abbiamo dato subito disponibilità a spostare il concerto a settembre-ottobre, ma questi sono spariti e ora mi hanno fatto scrivere da un’avvocatessa». Che cosa le chiede?

«Rivogliono tutti i soldi, oppure andranno per vie legali. Soldi che presi lo scorso anno, peraltro, quando annullammo per colpa di una pioggia devastante con grandine.

Questo era in teoria il recupero di quella data, che mi hanno pregato di fare. Ma ora ecco i moscerini. E c’è una clausola di contratto molto semplice che si chiama: “Cause di forza maggiore”, da sempre in tutti i contratti dello spettacolo.

Noi siamo disposti a tenere regolarmente il concerto a settembre o quando vorranno, oppure a restituire il 50% del cachet, cioè 3.500 euro. Come da contratto».

«Mi sento calunniato e diffamato, credo ci siano gli estremi per fare una denuncia a loro per danno d’immagine. Senza contare che quel concerto era organizzato fra decine di cespugli infestati, in un’area inadatta, invece che nella piazza principale, agibile.

Deciderà il mio legale, che sta a Pordenone. Abito da anni ad Aviano, in Friuli». Insomma, per ora niente tregua.

Da quest’orecchio non ci sente.

«No, è da quest’altro: il destro. Sono privo del nervo uditivo dalla nascita. 63 anni di carriera musicale senza sentì da ‘n orecchio. Come te pare?».

«Mai: amo il mio pubblico, e finché il mio pubblico amerà me non ci lasceremo.

LA SERATA SALVATA DALLA TEMPESTA

Poi ora che mi sono liberato dei terzisti, è ‘na favola».

«Massì, i terzisti, gli esclusivisti. Quelle figure intermedie che guadagnano magari 3-4-6000 euro in più su una tua serata. Via tutti.

Mi vuoi? Chiama il mio chitarrista! Io non parlo di soldi perché non è bene che un artista lo faccia, ma lui sì.

Costo molto meno, ora fioccano le richieste». Chissà quante strane vicissitudini da palco ha vissuto…

«Il problema è quando non ti pagano. Una volta con Enrico Ciacci, il fratello di Little Tony, chiedemmo i soldi al para-mafioso proprietario di un locale dove s’era presentata poca gente: estrasse dal cassetto una pistola nera e la mise sul tavolo.

Ce ne andammo. Sempre con Ciacci, che aveva trattenuto il compenso di una serata non fatta dal fratello, una notte in Australia entrarono in camera due tizi che spararono un colpo in aria nel buio dicendo: “Ridate quel denaro!”. E poi sparirono».

«Una volta dovevamo suonare nel paese di Nicola Di Bari, e minacciava molta pioggia.

C’era un tizio un po’ tatuaggiato, ma non de modernità, più de prigggione. Aveva una grossa croce sui peli bianchi del petto. Il mio manager, Michele Grillo detto ‘O Curto, gli si rivolse dicendo: “Ora noi per esibirci vogliamo il doppio”.

Quello prese una pistola da dietro il bancone del bar e gliela puntò alla tempia. ‘O Curto era pietrificato. Mi buttai in ginocchio a implorare: “No, no… La prego. Siamo amici di Nicola di Bari!”.

LE PROVE NELLE MANI DELL'AVVOCATO

Quello tolse il proiettile dal caricatore, me lo diede e disse: “Tienilo per ricordo”».

«È morta la melodia, in genere. Non ci sono più canzoni orecchiabili, si dimenticano subito. Si punta sulle frasette parlate di qualche rapper o gente che usa l’auto-tune (il software che manipola la voce o corregge l’intonazione, Ndr), ovvero il grado zero dell’arte.

Si guardano bene dal chiamare gente brava, altrimenti il pubblico magari se ne accorge. Ed essendo spariti i supporti, i cantanti vivono solo di concerti».

«Fino a qualche tempo fa, per esempio, il mio amico Ligabue, che è uno dei grandi, faceva solo 10 concerti l’anno negli stadi e gli bastavano, perché usciva con un cd a 16 euro, prendeva magari il 20% con una fetta enorme alla discografia, ma con vendite alte e un po’ di diritti SIAE stiamo comunque parlando di alcuni milioni di euro. Morti anche i cd, se vuoi tenere gli standard devi fare 60 serate, compresi palazzetti da 5.000 persone».

Di Festival lei ne ha fatti 12 e vinti due.

«E ho presentato un brano ogni anno sia nei tre di Amadeus che nei due ultimi di Conti. L’ultimo era un pezzo alto, “Nata libera”, contro i femminicidi. Mai preso.

In compenso cinque anni fa mi chiamano come ospite. Volevo 15 mila euro. La Rai: non te li diamo.

Amen, saluti. Spunta il mio agente che dice: arrivano a 5.000 dai, tutta salute. Accettiamo.

L’amico Ranieri fa prove di 40 minuti e un’esibizione di 15, riverito. A me ne concedono a stento tre e vado in onda alle due e mezza di notte. Nel backstage incrocio Amadeus e lo saluto.

Mi guarda schifato e se ne va. Ma cche tt’ho fatt’, aò?».

«Ancora peggio l’anno dopo: mi chiama Gianmarco Mazzi, produttore, oggi Ministro del Turismo. Dice: “Bobby, ci dobbiamo scusare, l’altra volta ti è stato fatto un torto grave.

IL RIFIUTO DEFINITIVO DI SANREMO

Stavolta vieni, ti prego: avrai 15 minuti tutti tuoi con il tuo repertorio”. Ringrazio. Passano cinque giorni, mi richiama e dice: “Hanno cambiato idea: avrai 3 minuti insieme con la Cinquetti, Marcella Bella e Leali”.

Li ho salutati. E giuro sulla testa di mio figlio piccolo, Ryan, che a Sanremo non mi vedranno mai più. Nun ce vado manco se me pregano».

(Dal settimanale Gente – luglio 2026)

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