Come scrive Fanpage, Ben, 27 anni, sostiene di aver registrato tutto dall’inizio: chiamate, videochiamate e fuorionda imbarazzanti. Avrebbe 20 TB di materiale. Il tutto mentre parte la causa intentata da Mediaset contro l’ex burattinaio dei Paparazzi.
Un volto finora rimasto nell’ombra del format «Falsissimo» ha deciso di passare dalla penombra ai riflettori. Si chiama Ben, ha 27 anni, e in un video di circa un quarto d’ora apparso a sorpresa sul canale YouTube di Fabrizio Corona ha raccontato una versione dei fatti molto diversa da quella che l’ex re dei paparazzi ha sempre offerto al suo pubblico.
CHI È BEN, L'EX COLLABORATORE
Il filmato, intitolato «Falsissimo – Speciale Tutta la verità», lo mostra seduto nello studio di Coronasland, con il logo del «free speech» alle spalle. Pizzetto curato, giubbotto trendy, aria di chi ha aspettato a lungo il momento giusto. Ben si presenta come la mente operativa che avrebbe contribuito in modo determinante alla crescita del canale, e sostiene che quel contributo avrebbe generato per Corona entrate nell’ordine dei milioni di euro. Ora, però, afferma di voler smontare pezzo per pezzo la credibilità delle inchieste a cui ha lavorato.
La premessa del video è di quelle che non passano inosservate. Ben racconta di aver incontrato Corona prima ancora che «Falsissimo» diventasse un fenomeno, di averlo ammirato, ma anche di aver scelto fin da subito di tutelarsi. “Ho iniziato a registrare tutte le nostre chiamate, le nostre videochiamate e tutti i momenti passati insieme. In forma di tutela preventiva, perché la tua storia ci insegna che nemmeno chi ti sta vicino è al sicuro da te”.
Nel filmato compare anche un audio di Amanda Batini, fidanzata di Corona e figura già nota ai frequentatori del format, che descrive la genesi del progetto: “Io gli scrivevo le puntate. Quelle sul calcio gliele ha scritte tutte Feffo. C’era un lavoro autoriale dietro. Ce l’avevamo fatta (a ripulire la sua immagine, ndr), ma ora è ritornato a fare più schifo di prima. Adesso fa il gossip becero e anche quando non c’è un ca** da dire, monta queste puntate con cui perde credibilità”.
VENTI TERABYTE DI PROVE SCOTTANTI
L’immagine del comunicatore solitario che parla a braccio — quella che Corona ha sempre coltivato — viene messa in discussione da spezzoni in cui l’ex re dei paparazzi appare quasi guidato parola per parola prima delle riprese. Dietro i contenuti, secondo Ben, opererebbero Cristian Contessa, soprannominato il ConteX e descritto come braccio destro da quindici anni, e Massimo Cappello, definito guru e mentore.
Il nucleo più esplosivo del video riguarda due vicende specifiche. La prima è l’episodio dedicato a una ragazza che sosteneva di aspettare un figlio da Lamine Yamal, attaccante del Barcellona. Ben afferma che la voce femminile dell’audio trasmesso in puntata non apparterrebbe alla persona presentata come protagonista della storia, bensì a Carolina Rossi, collaboratrice storica di Corona.
MILIONI GUADAGNATI GRAZIE A LUI
La seconda vicenda coinvolge Vito Coppola, l’uomo che nel format sostenne di essere stato molestato da Alfonso Signorini. Un fuorionda, secondo Ben, mostrerebbe Corona nell’atto di suggerire a Coppola le risposte da ripetere davanti alle telecamere. Il video include inoltre una copia di una denuncia che Coppola avrebbe sporto nei confronti di Corona, accusandolo di aver diffuso contenuti senza verificare l’attendibilità delle fonti.
Nella parte conclusiva, Ben annuncia di custodire venti terabyte di materiale — chat, registrazioni, videochiamate e documenti legali — conservati in una cassetta di sicurezza. Una riserva che, a suo dire, verrà utilizzata in futuro per portare alla luce ciò che per ora ha scelto di non rendere pubblico. La sfida è lanciata.
Jago con cassetta di sicurezza
C’è qualcosa di shakespeariano in questa storia, e non nel senso buono per nessuno dei protagonisti. Ben ricorda il personaggio di Jago nell’Otello: fedele consigliere che registra tutto, aspetta, e poi trasforma la lealtà in archivio. Solo che Jago non aveva bisogno di venti terabyte — bastava un fazzoletto. Qui invece siamo nell’era dello stoccaggio digitale come forma di autodifesa, una prassi che, se applicata sistematicamente, renderà i reality show del futuro completamente inutili: basterà aspettare che un ex collaboratore pubblichi il backup su YouTube.
Il dettaglio più illuminante, però, è la cassetta di sicurezza. In un’epoca in cui si può cifrare un intero hard disk con tre clic, scegliere la cassetta di sicurezza fisica come metafora della propria arsenale informativo suggerisce una certa nostalgia per il thriller anni Novanta — quelli con Michael Douglas e la cartella di documenti compromettenti lasciata a un avvocato «nel caso gli capitasse qualcosa». Ben ha ventisette anni e ragiona come un personaggio di Alan J. Pakula. È quasi commovente.
E poi c’è il vero paradosso strutturale di tutta la vicenda: un format nato per smascherare gli altri viene smascherato dall’interno con le stesse tecniche — audio, fuorionda, testimonianze — che il format stesso aveva reso celebri. È la nemesi della metodologia, o come direbbero i filosofi della scienza, la falsificazione del falsificatore. Karl Popper avrebbe trovato tutto questo straordinariamente coerente, anche se probabilmente avrebbe preferito non comparire in una puntata di «Falsissimo».
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