L’attrice di Basic Instinct ripercorre gli abusi familiari nel podcast di Anderson Cooper
Sharon Stone ha descritto le emozioni contrastanti provate alla morte del nonno materno, Clarence Lawson, in un’intervista al podcast «All There Is with Anderson Cooper». Le sensazioni che l’hanno attraversata — gioia, sollievo e contemporaneamente vuoto — rappresentano il ribaltamento emotivo che caratterizza molti sopravvissuti a violenze familiari croniche.
L’attrice, oggi 68enne, ha approfondito quanto già narrato nella sua autobiografia «Il bello di vivere due volte», pubblicata in Italia da Rizzoli. Lawson esercitava violenze sistematiche nei confronti della madre di Stone e aveva molestato sessualmente la stessa attrice e sua sorella minore Kelly durante l’infanzia. La nonna, a sua volta vittima, facilitava gli abusi rinchiudendo le bambine in una stanza con il marito.
IL MOMENTO DEL FUNERALE E LA RICERCA DI CERTEZZA
Stone ha raccontato un dettaglio preciso: al funerale ha allungato la mano verso la bara per toccare il corpo, cercando una conferma fisica della morte. «Lo toccai, e quella strana soddisfazione nel vederlo finalmente morto mi investì come una massa gelida», ha dichiarato. Ha descritto questa esperienza come l’incontro simultaneo con tre dimensioni emotive — la liberazione, il vuoto derivante dall’assenza di una figura, benché tossica, e una forma di pace che definirebbe positiva.
L’atmosfera della cerimonia funebre differiva radicalmente dalle consuetudini: secondo Stone, mancavano i gesti di consolazione reciproca, le mani unite, l’attenzione tra i presenti che caratterizzano normalmente i riti funebri. Quella ceremonia era dominata dal silenzio e dall’isolamento emotivo.
IL TRAUMA EREDITARIO E LA MORTE DELLA MADRE
Nell’intervista, Stone ha anche affrontato la morte di sua madre Dorothy, scomparsa l’anno precedente all’età di 91 anni. Ha rivelato che la madre mostrava frequentemente comportamenti di rifiuto verso di lei, conseguenza del trauma intergenerazionale: Dorothy era stata allontanata da casa a nove anni a causa di abusi estremi subiti dai propri genitori.
Quando Dorothy stava morendo in casa di Stone, era paralizzata dalla paura di incontrare nell’aldilà i genitori che l’avevano ferita. Per alleviare questa sofferenza, Stone ha riferito di aver mentito alla madre, assicurandole che il padre biologico era incarcerato e la madre in una struttura psichiatrica, impedendo così che fossero presenti nel momento del trapasso. Questo atto rappresenta una forma di amore complessa: proteggere attraverso l’inganno compassionevole.
Trauma intergenerazionale e verità narrativa
La narrazione di Stone si inserisce in un contesto più ampio di riscoperta narrativa dei traumi intergenerazionali nel cinema e nella cultura americana contemporanea. La sua autobiografia, pubblicata nel 2021, ha avviato un dialogo pubblico sui sopravvissuti che Hollywood aveva parzialmente relegato ai margini della celebrità. Il podcast di Anderson Cooper, attivo dal 2022, rappresenta una piattaforma dove celebrità affrontano vulnerabilità in modo sistematico. L’elemento significativo qui è la legittimazione emotiva del sollievo dinanzi alla morte di un abusante — una realtà psicologica che la cultura contemporanea riconosce sempre più, ma che rimane ancora sottorappresentata nei media mainstream italiani.
— Showblitz