QUANDO IL REGISTA INGANNA (O TORMENTA) L’ATTORE PER PORTARE A CASA UN’EMOZIONE AUTENTICA

Ci sono scene leggendarie in cui gli attori non stavano recitando affatto: il regista non li aveva avvertiti, li aveva spaventati sul serio o li aveva logorati fino al limite. Sei volte in cui il cinema ha rubato un’emozione vera, più una lezione italiana che ne ha fatto uno stile.

Ci piace pensare che un grande attore sappia evocare qualsiasi emozione a comando: paura, pianto, stupore, tutto su richiesta. Alcuni registi, però, di quella magia non si fidano, e vanno a prendersi la cosa vera. Non avvertono, tendono un agguato, oppure sfiancano l’attore finché la reazione sullo schermo non è più finzione ma realtà. Ecco sei casi celebri in cui quello che vedete non è recitazione.

TERRORE VERO DIETRO L'OBIETTIVO

1) Alien (1979), Ridley Scott e la scena del chestburster. Gli attori sapevano che dal petto di John Hurt sarebbe uscita una creatura, ma non era stato detto loro quanto sangue finto li avrebbe investiti. Quando gli schizzi li hanno colpiti in pieno, il terrore e il disgusto sui loro volti erano autentici: Veronica Cartwright venne spinta all’indietro dal getto. Scott girò la sequenza quasi di getto, proprio per rubare quello shock irripetibile.

2) Shining (1980), Stanley Kubrick contro Shelley Duvall. Per ottenere la disperazione della protagonista, Kubrick la isolò e la logorò deliberatamente, facendole ripetere la scena della mazza da baseball un numero sfiancante di volte, tra le sequenze di dialogo più rifatte della storia del cinema. Quelle lacrime e quel tremore non sono recitati: sono esaurimento vero. Un capolavoro pagato anche con i nervi di un’attrice, ed è giusto ricordarlo.

3) E.T. l’extra-terrestre (1982), Steven Spielberg e lo stupore dei bambini. Per catturare la meraviglia autentica dei piccoli interpreti, Spielberg girò gran parte del film in ordine cronologico e tenne il pupazzo di E.T. nascosto ai bambini fino al momento del ciak. Lo sbalordimento di Henry Thomas e della piccola Drew Barrymore è reazione vera, a prima vista, non una posa provata allo specchio.

KUBRICK CONTRO LA DUVALL

4) The Blair Witch Project (1999), i registi che affamarono il cast. Daniel Myrick ed Eduardo Sánchez ridussero il cibo ai tre attori, li fecero dormire poco e li spaventarono di notte, dando loro indicazioni con bigliettini lasciati nel bosco. Dissero di aver infranto ogni regola sindacale. La fame e la paura in quelle facce sono vere, ed è per questo che il film sembrava un documentario dell’orrore.

5) The Departed (2006), Martin Scorsese e l’agguato di Jack Nicholson. In una scena Nicholson, d’accordo con il regista, sorprese Leonardo DiCaprio tirando fuori all’improvviso una pistola vera, insieme a fiammiferi e una bottiglia di whisky, roba non prevista dal copione, solo per vedere una paura autentica negli occhi del collega. La tensione di DiCaprio è reale, e Scorsese tenne la ripresa.

SCOTT RUBA LO SHOCK

6) Revenant – Redivivo (2015), Alejandro González Iñárritu e la sofferenza di DiCaprio. Niente teatri di posa né neve finta: solo luce naturale, un gelo vero e selvaggio e riprese in sequenza. DiCaprio mangiò fegato di bisonte crudo e dormì dentro una carcassa. La spossatezza che gli valse l’Oscar era sofferenza autentica, e la troupe definì quella lavorazione un inferno.

E la versione più radicale di tutte è italiana, ed è arrivata per prima. Vittorio De Sica, per Ladri di biciclette (1948), non ingannò gli attori: li rifiutò. Affidò il ruolo del protagonista a un vero operaio, Lamberto Maggiorani, e quello del figlio a un bambino trovato per strada, Enzo Staiola, perché la fame e la disperazione sullo schermo non fossero recitate, ma appartenessero a facce vere. Il neorealismo costruì un’intera estetica sull’idea che questi registi inseguono una scena alla volta: che l’emozione più vera è quella che nessuno sta fingendo.

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