Il conduttore lanciato da Maurizio Costanzo è crollato malamente su un’intervista aggressiva e morbosa ad Alberto Ravagnani, l’ex sacerdote che ora partecipa a Ballando con le stelle
C’è un momento, nell’intervista andata in onda martedì 3 novembre su Rai 2, in cui Alberto Ravagnani smette di sorridere e dice a Pierluigi Diaco la frase che riassume tutto: “Tu mi stai giudicando, non mi stai facendo una domanda, capisci?”. È la sintesi più precisa di quello che si è visto a BellaMa’. Non un giornalista che fa domande scomode a un personaggio pubblico, ma un conduttore che si siede in cattedra, o meglio in confessionale, e pretende risposte su ciò che non lo riguarda.
L’INTERVISTA CHE HA SCOSSO RAIDUE
Il pretesto era innocuo. Ravagnani, ex sacerdote della diocesi di Milano, famoso per aver portato il Vangelo sui social e poi per aver lasciato l’abito talare, è concorrente di Ballando con le Stelle. Si doveva parlare di quello: la pista, il ballo, l’esposizione televisiva di un uomo che ha cambiato vita. Diaco invece punta subito al bersaglio che gli interessa davvero: “Sei attratto dagli uomini o dalle donne?”. Ravagnani, visibilmente spiazzato, risponde: “Sono attratto dalle donne, però è una domanda che non ha un appoggio”. Basterebbe. Non basta.
Il conduttore insiste e chiede se, lasciato il sacerdozio, abbia già avuto esperienze sessuali. Lo incalza con un “Sì o no?” degno di un interrogatorio di polizia. L’ospite prova a fermarlo: “Mi stai mettendo in difficoltà portandomi su un terreno dove chiunque qui sarebbe in difficoltà”. Ha ragione. Chiunque. Diaco compreso, che però si difende con la giustificazione più vecchia del mestiere: chi sceglie di raccontarsi in pubblico deve accettare anche le domande scomode e dirette.
Peccato che “raccontarsi” non significhi consegnare la propria camera da letto al primo che lo chiede. E peccato che Ravagnani fosse lì per un programma della stessa azienda, il servizio pubblico, che lo ha voluto in prima serata per ballare, non per subire un esame di coscienza in diretta.
RAVAGNANI RISPONDE AL FUOCO INCROCIATO
La reazione è stata immediata e trasversale. Sui social gli aggettivi più gentili sono stati “surreale” e “agghiacciante”. Selvaggia Lucarelli, che Ballando lo conosce bene da giurata, ha usato parole durissime: “La violenza di questa intervista. Il modo in cui cerca di frugare nella sua vita, il rancore gratuito”. Secondo quanto riportato da Fanpage, Milly Carlucci sarebbe “furiosa”. Stando a indiscrezioni, la produzione di Ballando avrebbe sospeso per le prossime settimane le ospitate dei propri concorrenti a BellaMa’. Se confermato, sarebbe un fatto raro: un programma Rai che chiude la porta a un altro programma Rai per tutelare i propri ospiti.
Ma c’è un dettaglio che rende la vicenda ancora più stridente. Appena a settembre Diaco era finito nel mirino di un deputato per aver raccontato in tv la festa della sua unione civile con il giornalista Alessio Orsingher. Il Cda Rai gli aveva espresso solidarietà con una nota netta: il servizio pubblico, si leggeva, non può e non vuole essere il luogo in cui si operano discriminazioni sulla base degli orientamenti sessuali. Parole sacrosante. Sei settimane dopo, nello stesso servizio pubblico, è proprio Diaco a chiedere a un ospite in diretta quale sia il suo orientamento sessuale. Chi ha conosciuto sulla propria pelle quanto faccia male essere frugati nel privato dovrebbe essere l’ultimo a frugare in quello degli altri.
Romano, classe 1977, Diaco è uno di quei personaggi che la televisione italiana non riesce a togliersi di dosso, da quando Maurizio Costanzo lo lanciò nel suo show. E lui, a dire il vero, non ha mai fatto niente per farsi dimenticare. Radio, Rai, Sky TG24, dove tra il 2003 e il 2005 conduceva un programma intitolato, con invidiabile modestia, C’è Diaco. Poi RTL 102.5, l’opinionismo, persino l’Isola dei famosi nel 2015. Infine il ritorno in Rai: Io e te su Rai 1, Ti sento e BellaMa’ su Rai 2.
IL GIUDIZIO MASCHERATO DA DOMANDA
Il tratto costante è uno: il dito alzato. Diaco ama fare la morale. Nel 2023 a BellaMa’ una signora del pubblico dice una parolaccia e lui la rimprovera in diretta, intimandole di chiedere scusa e annunciando che “da domani” sarebbe stata “in punizione”. Selvaggia Lucarelli, già allora, parlò di “ramanzine da nonno ammuffito”. Lui rispose rivendicando un programma “antico”. Con Valeria Marini, in studio, è arrivato a darle della “bugiarda”. Con Matteo Renzi, intervistato anni fa, chiuse con una domanda velenosa: “Il suo ego ha imparato a governarlo?”. Renzi gli rispose che il suo era talmente grande da competere con quello di Diaco. Difficile dargli torto.
Già nel 2010 il critico televisivo del Corriere della Sera lo descriveva come privo di ironia e impegnato a programmare con pignoleria la propria carriera, cercando di entrare nelle grazie di chiunque detenga un potere. Sedici anni dopo, il ritratto regge benissimo.
C’è poi il Diaco permaloso, che pretende dagli altri una trasparenza totale ma reagisce male quando lo scrutinio tocca a lui. Nel 2020, quando Io e te venne chiuso tra polemiche e ascolti deludenti, intorno al 9% di share e doppiato da una soap turca, il conduttore non fece autocritica. Annunciò invece di voler fare i nomi dei “mandanti del mio linciaggio”, che definì il delinquente, il servo e il rosicone. Ecco il punto. Chi vive le critiche al proprio lavoro come un linciaggio dovrebbe intuire cosa prova un ospite a cui, in diretta nazionale, si chiede con chi abbia fatto sesso.
DIACO IN CATTEDRA DA CONFESSORE
Diaco si è sempre definito cattolico, elettore di centrodestra, amico personale di Giorgia Meloni, e ha ripetuto più volte di non essere né di destra né di sinistra ma di “buon senso”. Legittimo. Ma il buon senso, martedì pomeriggio, è rimasto fuori dallo studio. Al suo posto c’era un uomo che rimprovera a un ex prete le scelte della sua vita, come se il diritto di giudicare gli spettasse per contratto.
La Rai, ancora una volta, dovrà decidere cosa farne. Per ora Diaco ha incassato la solidarietà del Cda ogni volta che è stato attaccato. Sarebbe interessante sapere se il Cda abbia qualcosa da dire anche quando l’attacco lo porta lui.