FIORELLO SUL CASO RAVAGNANI CHE COINVOLGE DIACO E «BALLANDO»: «IL PIÙ PULITO HA LA ROGNA»

A «Viva Rai2!» il conduttore siciliano trasforma il caso dell’access prime time in un processo sommario con finale a sorpresa

Una ghigliottina piazzata nello studio di Pippo Baudo a Saxa Rubra, Marco Liorni nei panni del boia e Pierluigi Diaco come primo condannato a morte della neoistituita pena capitale italiana. È questo il quadro surreale che Fiorello ha dipinto durante l’apertura dell’ultima puntata di «Viva Rai2!», trasformando lo scandalo che ha travolto il conduttore di «Bella Ma’» in un processo grottesco degno di Swift o Voltaire.

Il siparietto non si è limitato alla sola vicenda Diaco. Il conduttore siciliano ha allargato il tiro con una serie di associazioni improbabili quanto esilaranti: dall’udienza privata concessa da Papa Francesco a un hacker — che si è rivelato essere Bob Dylan, descritto come un Voldemort con la chitarra — fino all’ipotesi che il colloquio segreto tra i due riguardasse la sessualità di Luca Ravagnani, il «prete spretato» finito nel cast di «Ballando con le Stelle». Un filo rosso che connette il Vaticano, il Nobel per la letteratura e i talent show Rai con la logica onirica tipica del migliore Fiorello.

IL PROCESSO GROTTESCO A DIACO

Al centro del monologo resta però lo strano paradosso degli ascolti: il programma di Diaco avrebbe toccato record storici proprio nel momento in cui il caos mediatico attorno al conduttore raggiungeva il picco, aprendo una riflessione amara sul meccanismo che premia la controversia. «Posso dire che in questa situazione il più pulito ha la rogna!» ha dichiarato Fiorello, sintetizzando con una locuzione popolare un concetto che molti analisti televisivi farebbero fatica a esprimere in un editoriale.

Il finale del monologo ha rovesciato l’intera costruzione narrativa con un espediente da commedia dell’arte: un finto messaggio recapitato in diretta dallo stesso Diaco, che chiederebbe come ultimo desiderio prima dell’esecuzione che sia proprio Fiorello a impugnare la mannaia. «Il mio ultimo desiderio prima di morire: voglio che il boia sia tu!» recita il messaggio, trasformando il carnefice in vittima designata e restituendo alla scena una circolarità comica perfetta. Una chiusura che ha lasciato il pubblico in studio — e quello a casa — a interrogarsi su chi, in questa stagione televisiva, stia davvero tenendo in mano la lama.

La ghigliottina che non taglia mai

C’è qualcosa di medievale nel modo in cui la televisione italiana gestisce le sue crisi interne, e Fiorello lo ha capito prima di chiunque altro: quando il villaggio brucia, non si chiama il pompiere, si organizza il falò. La ghigliottina a Saxa Rubra è in fondo una metafora accuratissima — lo stesso edificio che ospitò le glorie della televisione pubblica trasformato in piazza delle esecuzioni, con Liorni nel ruolo che storicamente spettò a Charles-Henri Sanson, il boia di Luigi XVI, uomo che eseguì migliaia di condanne senza mai perdere il sorriso istituzionale. Il parallelismo regge sorprendentemente bene. Ciò che colpisce davvero, però, è la geometria dello scandalo: Diaco fa record nel momento peggiore, esattamente come accadde a Roseanne Barr negli Stati Uniti nel 2018, cancellata dalla ABC mentre «Roseanne» era il programma più visto d’America — salvo che lì la rete ebbe il coraggio di tirare la leva. In Italia si preferisce lasciare la ghigliottina a metà corsa, funzionale solo come scenografia. E così il vero boia, alla fine, non è né Liorni né Fiorello: è il sistema che ogni stagione inscena la stessa esecuzione senza che cada mai nessuna testa, trasformando ogni scandalo in pubblicità gratuita e ogni condanna in un contratto rinnovato.

— Showblitz

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