RAFFAELE SOLLECITO PREPARA UN MONOLOGO SUL DELITTO DI PERUGIA?

L’ingegnere racconta a Belve Crime le pressioni durante gli interrogatori e il peso del sospetto nonostante l’assoluzione del 2015. Intanto noi di ShowBlitz raccogliamo un rumor

Raffele Sollecito starebbe preparando un monologo teatrale sul delitto di Perugia. Stando a nostre. informazioni l’ingegnere informatico (Cloud Architect) che oggi vive fra Berlino e la Puglia sta meditando di portare a teatro una pièce che racconti la sua versione della vicenda. Sarebbero in corso contatti con uffici stampa per gestire la promozione di quest’evento che – se realizzato – sembra destinato ad avere sicuro interesse, vista la passione del pubblico per la cronaca nera. Vedi il caso Garlasco. ShowBlitz ha provato a raggiungere Sollecito, ma al momento l’interessato non conferma né smentisce. Una sua frase di oggi (“Sette italiani su dieci mi ritengono ancora colpevole”) lascia però intendere che ci sia voglia di un riscatto d’immagine.
LA GENTE LO RITIENE ANCORA COLPEVOLE
A diciassette anni dai fatti che lo portarono in carcere, Sollecito si confronta anche con Francesca Fagnani nel programma dedicato ai crimini in onda questa sera su Rai 2, riaprendo le ferite di una vicenda che ha segnato profondamente la sua esistenza. L’uomo sostiene di portare ancora le cicatrici di un procedimento che lo assolse definitivamente, ma non riuscì a estinguere i dubbi dell’opinione pubblica italiana.

Secondo Sollecito, la percezione di colpevolezza persiste tra la popolazione, tanto da incidere sulla sua carriera professionale. Riferisce di aver subito la rescissione di contratti lavorativi dopo che le aziende scoprivano il suo coinvolgimento nella morte di Meredith Kercher, avvenuta il 2 novembre 2007 a Perugia. Una dinamica analoga a quella descritta da Amanda Knox, sua ex fidanzata all’epoca dei fatti, quando dichiara di restare etichettata come «la ragazza accusata di omicidio» nonostante la maternità.

«MI DISSERO CHE MI AVREBBERO RIEMPITO DI BOTTE»

Nel colloquio televisivo, Sollecito ripercorre le prime fasi investigative, puntando l’attenzione sui momenti di interrogatorio in questura. Ricorda un verbale che avrebbe contenuto l’ammissione di aver riferito «un sacco di cazzate» perché persuaso dalla versione di Knox, ma sostiene di non aver sottoscritto consapevolmente quella dichiarazione. Secondo il suo racconto, durante una notte intera in questura, senza assistenza legale, avrebbe subito minacce dirette da parte di investigatori: «Mi hanno detto che se mi alzavo dalla sedia mi avrebbero riempito di botte e lasciato in un lago di sangue».

Descritto come un momento di deprivazione sensoriale che lo terrificò fino al punto di temere un crollo psichico, il periodo detentivo in isolamento rappresenta, nella memoria di Sollecito, una ferita mai completamente rimarginata. L’assoluzione arrivò nel 2015 dopo anni di procedimenti e capovolgimenti giudiziari. La responsabilità del delitto fu attribuita esclusivamente a Rudy Guede, il quale ha concluso la sua pena nel novembre 2021.

QUEL BACIO OGGETTO DI CRITICHE

Durante l’intervista emerge anche il tema della fotografia del bacio con Knox, scattata giorni dopo il ritrovamento del cadavere, divenuta oggetto di critiche mediatiche. Sollecito la interpreta come un gesto volto a rassicurare la compagna in un momento di terrore, non come indizio di disinteresse. Racconta successivamente del deterioramento del rapporto, suggellato dal rifiuto di Knox quando, dal carcere, le scrisse una lettera.

La ricomparsa mediatica di Sollecito avviene in un contesto dove il «delitto di Perugia» rimane il caso giudiziario più controverso del primo decennio duemila italiano, con oltre mille processi celebrati tra il 2009 e il 2015 e copertura mediatica superiore ai principali trial stranieri dello stesso periodo. L’assoluzione definitiva del 2015 contrasta nettamente con il 68% di cittadini che, secondo sondaggi dell’epoca, continuava a ritenere Sollecito coinvolto, fenomeno raro nei casi ad esito giudiziario definitivo. Le accuse di irregolarità procedurali durante gli interrogatori rimangono non validate da inchieste ufficiali, sebbene la Corte di Cassazione nel 2015 riscontrasse «profili di criticità» nella raccolta iniziale di prove. Il suo silenzio mediatico dal 2015 fino ad oggi, lungo otto anni, segna una cesura rispetto alla strategia comunicativa di Knox, che ha mantenuto visibilità attraverso scritti e apparizioni televisive.

— Showblitz

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