RADIO * È IN CRISI MA TIENE BOTTA (LA PARTITA VERA SI GIOCA TRA FM E DAB)

Il settore non è certo in espansione ma ha meno problemi di giornali e tv. Se l’asse si sposterà sul digitale sarà un problema per gli editori

Da fuori potrebbe sembrare un settore immobile. In realtà la radio italiana sta vivendo una delle fasi più delicate della sua storia. Non tanto perché gli ascoltatori siano spariti – la radio continua a raggiungere ogni settimana decine di milioni di italiani – quanto perché sta cambiando profondamente il modo in cui il mezzo viene distribuito.

LA RESISTENZA DELL'FM ANALOGICA

A differenza della stampa e, in parte, della televisione generalista, la radio continua a mantenere una notevole capacità di tenuta. L’automobile rimane il luogo privilegiato d’ascolto, mentre smartphone, smart speaker e streaming hanno ampliato ulteriormente le possibilità di fruizione.

La vera rivoluzione, però, è tecnologica: da una parte c’è la storica FM, dall’altra il DAB+, il sistema digitale terrestre destinato, almeno nelle intenzioni dei sostenitori, a rappresentare il futuro della radio.

Nonostante il forte sviluppo della rete DAB, l’FM continua a rappresentare la modalità di ricezione prevalente. Milioni di autoradio e apparecchi domestici utilizzano ancora esclusivamente la modulazione di frequenza.

Negli ultimi anni il DAB ha compiuto enormi passi avanti: la copertura nazionale supera ormai gran parte della popolazione italiana e continua ad ampliarsi.

Questo, tuttavia, non significa che l’ascolto si sia già spostato in massa sul digitale.

IL DAB AVANZA MA LENTAMENTE

Anzi. Molti ascoltatori nemmeno sanno se stanno ricevendo il programma in FM o in DAB: semplicemente accendono la radio dell’auto e ascoltano la propria emittente preferita.

Per decenni le frequenze FM hanno rappresentato il patrimonio principale delle emittenti radiofoniche. In molti casi le licenze e le reti di diffusione sono costate cifre enormi: decine di migliaia di euro all’anno per impianto, ma anche centinaia di migliaia o milioni di euro complessivamente per costruire e mantenere una copertura competitiva.

Si tratta di investimenti effettuati nell’arco di decenni e che costituiscono ancora oggi una parte rilevante del valore economico delle aziende radiofoniche.

Se domani il DAB dovesse affermarsi rapidamente come piattaforma dominante, il valore strategico delle frequenze FM potrebbe diminuire drasticamente.

Non perché l’FM smetterebbe improvvisamente di funzionare — in Italia non è previsto alcuno switch-off obbligatorio e il DAB è destinato, almeno per ora, ad affiancare e non sostituire l’FM.

Ma perché un patrimonio costruito in quarant’anni rischierebbe di perdere gran parte del proprio valore economico.

SMARTPHONE E AUTO COME ALLEATI

Chi ha investito somme enormi nell’acquisto di frequenze, nella realizzazione di impianti e nel mantenimento di reti FM guarda inevitabilmente con una certa apprensione a una tecnologia che potrebbe cambiare completamente le regole del gioco.

La distribuzione digitale richiede multiplex, capacità trasmissiva e nuovi investimenti infrastrutturali. Per una presenza nazionale i costi possono essere molto elevati: gli operatori di rete pubblicano listini annuali che arrivano a centinaia di migliaia di euro per la capacità trasmissiva necessaria.

In altre parole, il digitale non elimina i costi della diffusione: li redistribuisce.

Per questo motivo molti osservatori ritengono improbabile un abbandono rapido dell’FM.

L’Italia dispone di un parco circolante enorme di ricevitori tradizionali, milioni di autoradio continuano a utilizzare la modulazione di frequenza e gli editori hanno tutto l’interesse a non svalutare dall’oggi al domani il patrimonio costruito negli ultimi quarant’anni.

GLI EDITORI RISCHIANO IL SALTO

Lo scenario più realistico è quello di una lunga convivenza tra FM, DAB e streaming via Internet.

La vera partita non è stabilire chi vincerà domani, ma capire quando – e soprattutto se – il DAB riuscirà a raggiungere una massa critica tale da modificare davvero gli equilibri economici del settore. Perché è in quel momento che il valore delle storiche reti FM, costruite con investimenti enormi, potrebbe essere messo seriamente in discussione.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati*