di Franco Bagnasco
Un mare di concerti-fotocopia danneggia l’immagine della zona. Manca una visione d’insieme e a lungo termine, ma non tutto è perduto
LA RESPONSABILITÀ DEI SINDACI
Riusciamo a far ridere anche i polli. L’Oltrepò Pavese è una zona piuttosto ricca (non di fantasia, come vedremo, ma se non altro non è fra le più depresse d’Italia economicamente), eppure siamo in grado di produrre ogni anno estati di spettacolo che sono sotto il segno della più balorda clonazione. Identici gruppi da lustri, stesse compilation precotte, eterni eventi fotocopia (letteralmente) che danneggiano l’immagine del territorio sul quale sono sparsi. La danneggiano per i residenti, i quali si ritrovano con una scelta azzerata e nessuna possibilità di crescere culturalmente, e agli occhi di un turismo che non può fare altro che compatire e considerarci, come sempre, cenerentole. Non c’è nulla di progettuale. Mai. E quel che si fa è solo per tirare a campare anno dopo anno. Insomma, un’autentica vergogna alla quale soltanto i sindaci ormai possono e dovrebbero cercare di mettere almeno un freno.
Da quando ho iniziato quest’opera di sensibilizzazione ho raccolto molti commenti e incoraggiamenti. Sia verbalmente che in posta privata. Tanti, troppi ormai non ne possono più. E mi fa molto piacere, perché è un tema che conosco bene e al quale tengo molto. Alcuni hanno paura a esporsi. Non c’è problema. Faccio e farò io da megafono. Teniamo una luce accesa. Risponderò oggi qui soprattutto alle obiezioni cercando di essere anche propositivo; dando suggerimenti per uscire da questo loop nefasto che va a beneficio di pochi e a danno di un intero territorio: il nostro Oltrepò Pavese, che non merita tanta miopia.
𝐋𝐄 𝐓𝐑𝐄 𝐂𝐎𝐍𝐃𝐈𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈 𝐄𝐒𝐒𝐄𝐍𝐙𝐈𝐀𝐋𝐈
L’obiettivo di chi organizza eventi gratuiti (che poi gratuiti non sono, perché il ricarico – spesso pesante – ovviamente è sul cibo e le bevande) dovrebbe essere quello di garantire sempre almeno tre cose: qualità, varietà e budget. Ovvero: portare a casa buone rassegne che accontentino ampie fasce di pubblico (non soltanto ragazzini in transumanza da un paese all’altro, sempre gli stessi, a sfondarsi di birra) evitando di andare in passivo. Se poi riesci anche a guadagnarci, tanto meglio. Ma il “senza smenarci” dovrebbe essere il tuo solo goal.
𝐋’𝐄𝐓𝐄𝐑𝐍𝐀 𝐒𝐎𝐋𝐅𝐀 𝐃𝐄𝐋 𝐑𝐈𝐂𝐀𝐓𝐓𝐎 𝐌𝐎𝐑𝐀𝐋𝐄
Se muovi alcune critiche (che spesso nei paesi vengono vissute come offese personali, lesa maestà al Santuario della salamella e ai vari, piccoli potentati che lo manovrano, c’è gente che ti toglie anche il saluto) la prima obiezione che ti rivolgono è: «Ma in paesi che muoiono, ancora grazie che qualcuno si dà da fare per organizzare qualcosa». Il ricatto morale dei pochi volenterosi che si sbattono per il bene del paesello e tu (cattivone) che dovresti sentirti in colpa a muovere qualche critica, è retorica stantia e ha poco senso. Non vedo nessuno costretto a lavorare per le varie pro loco. Se sì, chiamate i Carabinieri. Se qualcuno fa questo tipo di volontariato (che secondo me andrebbe anche ben pagato) è perché ci tiene e lo farebbe comunque. Visto che lo fareste comunque, non vi dà più soddisfazione pensare di poter fare le cose meglio? Davvero fatico a capirvi.
𝐋𝐄 𝐂𝐀𝐏𝐑𝐈𝐎𝐋𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋’𝐀𝐒𝐒𝐔𝐑𝐃𝐎
«A volte si instaurano anche rapporti di amicizia con alcune band, e non importa se son sempre le solite. L’importante è che la gente si diverta per qualche oretta!». In questa frase, allucinante, che viene da un’amica rovescalese, c’è tutta la miopia di non comprendere che non stai solo lavorando per il tuo cortile, ma per un intero territorio. Che non si organizza un evento chiamando mille volte un gruppo di amici, come se fosse la tua privatissima festa di compleanno, ma per dare un servizio. Frase che fra l’altro va in conflitto totale (almeno mettetevi d’accordo fra voi) con quella che viene da un altro esponente della stessa pro loco rovescalese: «Noi quella band, la solita, non la chiameremmo neppure. E molto volentieri. È che se non chiamiamo proprio quella band, che ci riempie magari un mercoledì debole, a conti fatti non saremmo in grado di fare la Festa d’agosto». Lo dice seriamente, senza ridere, quindi voglio credergli, e in questa frase c’è una resa drammatica. Totale. Siamo davvero ridotti così?
𝐂𝐎𝐍𝐅𝐎𝐍𝐃𝐄𝐑𝐄 𝐏𝐈𝐄𝐍𝐎 𝐂𝐎𝐍 𝐆𝐑𝐀𝐍𝐃𝐄
«L’unico obiettivo è trasformare un piccolo paese in un grande paese». Ti rivelo un segreto. Non lo stai facendo grande, lo stai solo facendo pieno, se ti va bene, per qualche giorno. Felice di fare cassetta. E così facendo mi stai dando doppiamente ragione. Ma se non crei un reale valore aggiunto per il territorio con la tua proposta clonata (e non lo crei), non hai posto le basi per nulla. Hai fatto solo casino, fra stroboscopiche, fiammate, fumi, coriandoli e casse a palla per qualche notte. La grandezza non scomodiamola, che è davvero un’altra cosa.
𝐌𝐀 𝐐𝐔𝐀𝐍𝐓𝐎 𝐌𝐈 𝐂𝐎𝐒𝐓𝐈?
Visto che abbiamo aperto il capitolo costi, una riflessione e una domanda: gli eventi precotti costano davvero così poco? Informatevi, perché potreste avere sorprese. Potreste scoprire che chi organizza rischia di pagare molto meno uno spettacolo dal vivo di qualità, magari fatto su un palco contenuto, che non un altro dove si voglia imitare in scala la grandeur dei live di Vasco Rossi negli stadi. Ma senza Vasco e senza stadi, purtroppo.
𝐋𝐄 𝐏𝐑𝐎 𝐋𝐎𝐂𝐎 𝐎𝐑𝐌𝐀𝐈 𝐒𝐎𝐍𝐎 𝐔𝐍 𝐀𝐆𝐑𝐈𝐓𝐔𝐑𝐈𝐒𝐌𝐎
Mi ha davvero commosso il messaggio privato di una signora che manda avanti una piccola pro loco delle nostre colline. In sintesi dice che da anni si danna per offrire al suo pubblico spettacoli sempre vari e diversi, anche piccoli a volte, anzi spesso. Ma variegati, perché sa che questo è il ruolo preciso di una pro loco e lei non verrà mai meno a questo ruolo.
Cara signora, le farei un monumento equestre, perché va proprio al cuore del problema: le «Pro loco» ormai non sono più «Pro loco» come le abbiamo sempre intese. Sono diventati degli agriturismo da set birreria; al massimo delle trattorie a gestione para-familiare. Poco o nulla importa loro degli eventi che andranno a proporre. Bisogna soltanto fare cassa, jackpot, fra grigliate, patatine e quant’altro. Un tempo (neanche troppo lontano) il primo pensiero di qualsiasi Pro loco era: quali eventi mettiamo in cartellone quest’estate? Organizziamoci bene. Riusciamo ad avere almeno un buon nome? Mettiamoci almeno una o due proposte di spicco e poi cose diverse più piccole per comporre qualcosa di bello. La cucina era un pensiero secondario. Un accessorio importante (alcuni vanno alle sagre solo per quello e perché è estate e possono vedere qualcosa gratis) ma che si dava per scontato. Ora invece percorso inverso: si parte dal cibo. Per il resto, se c’è un privato che ha tutto l’interesse a proporre 25 cose sue tutte uguali su suolo pubblico, via libera. Occhi chiusi. Tanto, chissenefrega degli altri?
𝐒𝐄𝐑𝐕𝐈𝐑𝐄𝐁𝐁𝐄 𝐔𝐍 𝐂𝐎𝐎𝐑𝐃𝐈𝐍𝐀𝐌𝐄𝐍𝐓𝐎
La soluzione più semplice (mi rendo conto, irrealizzabile in un Oltrepò dove ciascuno pensa da sempre solo al proprio orticello) sarebbe creare un coordinamento delle Pro loco capace di evitare doppioni e comporre un mosaico artisticamente vario e rilevante. O accattivante. Ma finirebbe a pesci in faccia alla prima riunione, perché non siamo mai stati capaci di fare squadra. Cosa che invece ad altre zone d’Italia (Toscana, Piemonte, persino Franciacorta) riesce benissimo. Siamo campioni nazionali del Mors tua vita mea. E amen.
𝐈𝐋 𝐅𝐎𝐍𝐃𝐀𝐌𝐄𝐍𝐓𝐀𝐋𝐄 𝐑𝐔𝐎𝐋𝐎 𝐃𝐄𝐈 𝐒𝐈𝐍𝐃𝐀𝐂𝐈
In questo scenario d’insieme che somiglia a una palude, con le amministrazioni comunali che non finanziano più gli eventi (ma avrebbero comunque l’obbligo di vegliare sul loro svolgimento) il ruolo dei sindaci è fondamentale. Basterebbe che dicessero a questi signori, chiunque essi siano: Ciccio, io concedo il suolo pubblico (sottolineo, pubblico) per il tuo/vostro evento, e non entro strettamente nel merito delle tue/vostre scelte, ma mi devi garantire che siano varie (almeno nessun doppione di nomi fra un anno e l’altro, giusto per decenza), non ripetitive, non amichettistiche, non furbe e inciucione, possibilmente in grado di arricchire il paese e l’intero territorio. Altrimenti invece di «ValVersa da vivere» facciamo «ValVersa da (ri)vivere. Mille volte». E non è carino, dai.
𝐋𝐀 𝐌𝐀𝐆𝐈𝐀 𝐃𝐄𝐈 𝐏𝐀𝐄𝐒𝐈
Nei paesi succedono anche cose magiche, irreali. Può capitare per esempio che parenti di figure apicali di una pro loco ti dicano in privato: «Hai perfettamente ragione, non se ne può più delle stesse cose, delle stesse band». E poi che in pubblico sui social sostengano l’esatto contrario perché tengono famiglia. I paesi sono davvero magici. Un po’ contraddittori, forse. Ma esilaranti.
𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐒𝐈 𝐈𝐍𝐕𝐄𝐑𝐓𝐄 𝐋𝐀 𝐑𝐎𝐓𝐓𝐀?
«Critichi ma non fai proposte», dice qualcuno. Eccole.
Personalmente, credo sia meglio una sagra un po’ slabbrata e naive ma varia rispetto a un wanna be clonato o fotocopiato. I comuni con poche risorse possono puntare – come già fa qualcuno, ieri mi segnalavano il caso di Castana – su gruppi rock emergenti. Come già fece Santa Maria con il Rock Valley Festival. Un’intuizione embrionale. Ma si può spaziare in tanti modi e su tanti generi di spettacolo, senza per forza fare il quartetto d’archi alla sagra. Anche se tutto sommato sai che come perversione una tantum non sarebbe male… Segmentare può essere un’idea vincente.
𝐋𝐀 𝐌𝐈𝐀 𝐏𝐑𝐎𝐏𝐎𝐒𝐓𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐒𝐀𝐍𝐓𝐀 𝐌𝐀𝐑𝐈𝐀
L’unico modo per fare cose belle è avere una visione sul lungo periodo. Possibilmente d’insieme. Santa Maria della Versa (ma giro eventualmente l’idea nel caso anche ad altri comuni illuminati) a mio avviso avrebbe la possibilità di uscire elegantemente dal loop nel quale si è incistata. Puntando per esempio su un segmento alto ma non troppo costoso. Come il cabaret. Lo spettacolo della parola non ha gli stessi costi di altre proposte musicali e consentirebbe di avere magari qualche onesto o buon nome senza svenarsi. Risparmiando per giunta cifre notevoli su costosissimi e inutili palchi giganti, fiammate e fumi. Se Santa Maria, che ha già felicemente puntato più in alto con «Calici e sapori», seguisse lo stesso schema e organizzasse per esempio una rassegna di cabaret molto identificata, preziosa sul piano dell’unicità della proposta (non ne esistono altre dalle nostre parti) potrebbe forse col tempo diventare un appuntamento di richiamo non solo locale. E dare appunto valore aggiunto al territorio anche sul piano turistico/promozionale. È il discorso fatto all’inizio. Magari una sera farai il pieno e quella dopo no. E lì si torna a quanto dicevo sopra: le due paroline «Senza smenarci» devono essere il tuo unico goal. Puoi ricorrere a qualche sponsor. Se c’è un buon nome magari puoi persino azzardarti a chiedere per una sera 5-10 euro di biglietto d’ingresso. Non sarebbe certo un delitto. Lasciando intatto il settore salamelleria e mettendo magari un dj set elegante alla fine di ogni serata.
Domanda: gli organizzatori di Summer Now sarebbero disposti a dare vita a un evento finalmente di qualità sapendo che guadagnerebbero probabilmente molto meno di quanto intascano ora?
𝐋𝐀 𝐏𝐑𝐎𝐕𝐎𝐂𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄
«Perché non entri tu stesso in una pro loco e ti dai da fare?».
Parafrasando Luigi Barzini Jr: a parte il fatto che se avessi voluto lavorare, nella vita, non avrei fatto il giornalista, mi sto dando da fare portando avanti questa disperata ma necessaria campagna di bonifica del territorio. Indico la luna a chi furbescamente vuole guardare il dito. E mi pare già tanto come buona azione e buona volontà. Anche perché non ci guadagno nulla e i nemici che ti fai nel quartierino sono parecchi. Ma in fondo fa parte del mio lavoro, e quando lo percepisci come importante, si fa.
𝐋𝐀𝐒𝐂𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐀𝐏𝐄𝐑𝐓𝐀 𝐐𝐔𝐄𝐒𝐓𝐀 𝐏𝐎𝐑𝐓𝐀
Questo è quanto, per ora. Continuate a scrivermi (ieri ho raccolto lo sconforto di un’altra persona, un ragazzo di Arena Po), qui o in privato se non volete esporvi. Continuate a raccontarmi tutto, a fermarmi e a portare la vostra esperienza, la vostra opinione. Teniamo aperto questo dialogo. Chi fa finta di non accorgersi di questo andazzo ha tutto il (personale) interesse per farlo.
Ora scusatemi ma vi lascio, perché dopo una lenzuolata così (sapete com’è, nei paesi…) devo entrare in un programma di protezione testimoni.