È morto a Roma a 93 anni il regista che ha trasformato il desiderio in un linguaggio e il fondoschiena in un manifesto. Prima di diventare il re del cinema erotico era stato l’allievo di Rossellini, l’archivista della Cinémathèque di Parigi e un autore d’avanguardia premiato a Venezia. Ecco la sua vita in dieci curiosità.
Tinto Brass è morto stamattina, intorno alle 10.30, a Roma. Aveva 93 anni. Ne hanno dato notizia la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice; i funerali, per ora, saranno strettamente privati. Le sue condizioni di salute erano da tempo critiche, come la moglie aveva raccontato più volte negli ultimi mesi.
Per tutti era semplicemente “il maestro dell’erotismo”. Ma ridurlo a quello sarebbe come ridurre Fellini alle maggiorate. Dietro i culi, gli specchi e le gonne al vento c’era un uomo coltissimo, avvocato mancato, anarchico per temperamento, radicale per tessera. Ecco dieci cose da sapere su di lui.
IL NOME GLIELO HA DATO IL NONNO, PENSANDO A TINTORETTO
All’anagrafe si chiamava Giovanni Brass, nato a Milano il 26 marzo 1933 ma veneziano per famiglia e per anima. “Tinto” è il diminutivo di “Tintoretto”, il soprannome affettuoso che gli diede il nonno Italico Brass, pittore goriziano molto noto ai suoi tempi. Il nipote non dipinse mai una tela, ma passò la vita a comporre inquadrature come quadri.
ERA LAUREATO IN LEGGE, COME IL PADRE AVVOCATO
Veniva da una famiglia agiata e colta: il padre Alessandro era uno dei penalisti più affermati di Venezia. Tinto si laureò in Giurisprudenza, poi scappò a Parigi. Lì lavorò alla Cinémathèque française di Henri Langlois, conservando e restaurando pellicole in cambio di solo vitto e alloggio.
PRIMA DELL’EROS, IL NEOREALISMO: FU ASSISTENTE DI ROSSELLINI
Tornato in Italia, fece l’aiuto regista di Roberto Rossellini, dopo aver lavorato anche con Joris Ivens e Alberto Cavalcanti. I suoi primi film degli anni Sessanta e Settanta erano sperimentali, politici, d’avanguardia. Nel 1971 La vacanza vinse alla Mostra di Venezia come miglior film italiano. Il Brass “erotico” arriva molto dopo.
LA PRIMA MOGLIE ERA UNA CIPRIANI, QUELLI DELL’HARRY’S BAR
Nel 1957 sposò Carla Cipriani, figlia di Giuseppe Cipriani, il fondatore dell’Harry’s Bar di Venezia, e sorella di Arrigo. Tutti la chiamavano “Tinta”: Tinto e Tinta. Fu sceneggiatrice, segretaria di edizione e collaboratrice di quasi tutti i suoi film. Lui ha sempre sostenuto che fosse lei la più audace dei due, quella che lo spingeva a osare di più nelle sceneggiature. Rimasero insieme fino alla morte di lei, nel 2006.
CALIGOLA: IL SUO FILM PIÙ FAMOSO È QUELLO CHE HA RINNEGATO
Il boss di Penthouse Bob Guccione lo scelse per Caligola dopo aver visto pochi minuti di Salon Kitty. Il set, con Malcolm McDowell, Helen Mirren, Peter O’Toole e John Gielgud, fu una guerra. Guccione lo licenziò prima del montaggio e aggiunse scene hard che Brass si era rifiutato di girare. Brass e lo sceneggiatore Gore Vidal fecero causa per togliere i loro nomi. Nei titoli Brass compare solo come responsabile delle “riprese principali”. La guerra non finì mai: nel 2023, a novant’anni, ha disconosciuto anche il nuovo montaggio presentato a Cannes, minacciando azioni legali.
HA RIFIUTATO RAMBO E NOVE SETTIMANE E MEZZO
Lo ha raccontato lui stesso: dopo il successo internazionale di Caligola, gli offrirono di dirigere Rambo e Nove settimane e mezzo. Disse di no. Preferì tornare in Italia e girare, nel 1983, La chiave, tratto da Tanizaki, che rilanciò Stefania Sandrelli e aprì la sua stagione d’oro.
LA FABBRICA DELLE DIVE
Da lì nasce una galleria di attrici diventate icone: Serena Grandi in Miranda, Francesca Dellera in Capriccio, Debora Caprioglio in Paprika, Claudia Koll in Così fan tutte, Anna Ammirati in Monella. Il caso più curioso è quello di Claudia Koll: dopo l’esordio “brassiano” è diventata una delle convertite più celebri della tv italiana.
HA TENUTO UNA LEZIONE A CA’ FOSCARI E SCRITTO L’ELOGIO DEL CULO
Nel 1994 salì in cattedra all’Università Ca’ Foscari di Venezia per parlare di eros, e Repubblica titolò sul “sesso in cattedra”. Nel 2006 pubblicò Elogio del culo, che fu un successo editoriale, seguito da Elogio della donna erotica. Con Fermo posta Tinto Brass (1995) arrivò a costruire un intero film sulle lettere vere dei suoi spettatori, recitando sé stesso.
VOLEVA GIRARE IL PRIMO FILM EROTICO IN 3D: LO CHIAMAVANO “CHIAVATAR”
Nel 2010, in piena febbre Avatar, annunciò Chi ha ucciso Caligola?, un ritorno all’imperatore folle girato in 3D. Il soprannome che gli diedero era inevitabile: “Chiavatar”. Il film non si fece mai. Nell’aprile di quello stesso anno un’emorragia cerebrale lo costrinse al ricovero a Vicenza. Si riprese, ma non tornò più davvero dietro la macchina da presa. Sempre nel 2010 si era candidato con i Radicali.
L’ULTIMA BATTAGLIA: UNA LETTERA A MATTARELLA
Nel 2017 aveva sposato l’avvocata e psicanalista Caterina Varzi, rimasta al suo fianco anche quando la malattia gli aveva tolto parola e memoria. Negli ultimi mesi, dalla sua casa di Isola Farnese, borgo alle porte di Roma isolato da una frana, aveva scritto una lettera aperta al presidente della Repubblica per denunciare l’abbandono della sua comunità. Scriveva di aver fatto da tempo i conti con la morte, ma di non poter tacere davanti alla libertà negata alla sua gente. A settembre la Mostra di Venezia gli aveva reso omaggio dedicando la preapertura al suo Col cuore in gola e assegnandogli il premio Pietro Bianchi. È stato il suo ultimo applauso.