L’attrice rivela di aver affrontato una recidiva tumorale mentre ritirava Nastri d’Argento e Globo d’Oro
Monica Guerritore ha annunciato pubblicamente di aver completato un ciclo di sei sedute di chemioterapia, affrontato negli ultimi quattro mesi in totale riservatezza. L’attrice, 68 anni, ha raccontato tutto in un video pubblicato sul proprio profilo Instagram, ripercorrendo ogni fase di un percorso tenuto nascosto persino durante le apparizioni ufficiali sul red carpet.
IL MARCATORE CHE CAMBIÒ TUTTO
A metà aprile, un controllo periodico aveva evidenziato un valore anomalo del marcatore tumorale CA125. L’oncologo di riferimento, il professor Cortesi, aveva disposto l’avvio immediato della terapia. Per Guerritore si tratta di una recidiva: aveva già affrontato un cancro al seno nel 2006, superandolo con successo. «Era a metà aprile e a un controllo che faccio periodicamente, uno dei valori era fuori norma, era il CA125. Ho immediatamente preso contatto con il mio oncologo, il professor Cortesi. Pochi giorni dopo ho fatto la prima chemio, la prima di un ciclo di sei».
Il primo trattamento è stato effettuato il giorno prima di una trasferta a Nizza, dove l’aspettavano due settimane di prove per uno spettacolo d’opera lirica su musiche di Puccini. Al rientro a Roma, la caduta dei capelli ha segnato il momento più duro. «Mi ricordo che ero sul divano, ho abbracciato mio marito, la mia roccia, e ho pianto» ha raccontato l’attrice. Con un’agenda fitta di presentazioni tra maggio, giugno e luglio, Guerritore ha scelto di non fermarsi: ha celato gli effetti collaterali della terapia dietro una parrucca con frangetta, continuando a presenziare alle uscite pubbliche legate al suo film «Anna», di cui è anche regista.
In quella stagione sono arrivati riconoscimenti importanti: i Nastri d’Argento e, inaspettatamente, un Globo d’Oro per il premio speciale della stampa estera. Guerritore descrive quei momenti come una doppia prova — la soddisfazione professionale da un lato, l’ansia di non lasciar trapelare nulla dall’altro. «Da brava attrice ho nascosto dietro una parrucca con una frangetta e un taglio strano di capelli quello che mi accadeva» ha spiegato.
LA PERDITA DEI CAPELLI SUL DIVANO
A sostenere Guerritore durante l’intero percorso sono stati il marito Roberto, descritto come una presenza costante giorno e notte, e le figlie, che le portavano il cappuccino nei thermos durante i trattamenti. L’attrice ha espresso gratitudine anche verso i colleghi del settore, che avrebbero colto i segnali senza mai fare domande inopportune. «Ho sentito il mio mondo solidale, vicino, e li ringrazio insieme a tutti quelli che per questi quattro mesi hanno capito che c’era qualcosa, mi hanno sorriso e hanno parlato d’altro».
Guerritore ha concluso il suo racconto con una notizia positiva: tutti i valori sono rientrati nella norma. Ha ringraziato esplicitamente il personale medico e la ricerca oncologica italiana, sottolineando come la diagnosi precoce sia stata determinante. Dal primo settembre il film «Anna» sarà disponibile su Sky. «Ancora un paio di festival e poi vado in vacanza» ha detto, aggiungendo con ironia che si divertirà a sperimentare nuovi tagli e colori di capelli.
Marcatore, red carpet e silenzio strategico
Il CA125 è il marcatore tumorale ovarico per eccellenza: un’elevazione isolata, senza massa evidente alla diagnostica per immagini, viene oggi gestita con protocolli di chemioterapia precauzionale sempre più affinati, frutto di ricerche finanziate in Italia anche attraverso i fondi AIRC — nel 2023 circa 90 milioni di euro destinati all’oncologia ginecologica. Guerritore era già tornata alla ribalta con forza negli anni Duemila: nel 2022 aveva incassato il plauso della critica al Festival di Roma con «Anna», opera prima da regista dopo quarant’anni di carriera esclusivamente davanti alla macchina da presa. Il Globo d’Oro della stampa estera, che l’attrice cita nel racconto, è un riconoscimento storicamente sottovalutato dal pubblico ma molto seguito dagli addetti ai lavori: nella storia recente lo hanno ricevuto nomi come Sergio Castellitto nel 2015 e Valeria Golino nel 2019. La scelta di rivelare la malattia solo a guarigione avvenuta è una scelta comunicativa sempre più diffusa nel mondo dello spettacolo italiano — diversa dall’approccio anglosassone, dove la narrazione pubblica della malattia avviene in tempo reale — e risponde alla necessità di non far dipendere la ricezione di un’opera dal vissuto personale dell’autrice.
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