di Franco Bagnasco
La surreale vicenda estiva degli ultimatum (anzi, penultimatum) di Chicco a Urbano Cairo non può finire con un “abbiamo scherzato”. Ma prendere una decisione non è semplice.
La vicenda Mentana è un po’ surreale. Chicco, che è da sempre il miglior giornalista televisivo italiano, ha anche il difettuccio di avere un ego non comune (come tanti di noi, peraltro), e il desiderio estremo di essere sempre al centro della scena. Se per qualche motivo non lo è, non si diverte più e porta via il pallone. Le sue interminabili maratone elettorali sono lì a dimostrarlo. Iniziano prima che il gallo canti, in un diluvio di non sempre indispensabili parole, e se potesse continuerebbero sino a una settimana dopo la chiusura delle urne. Ecco, questa storia dell’ipotetico addio a La7 sta diventando una sorta di #MaratonaMentana surrogata. L’apoteosi dell’autoreferenzialità.
L'EGO SMISURATO DI CHICCO MENTANA
La verità è che nella tv di Urbano Cairo il nostro non si trova più bene perché ha perso la centralità. La rete era esplosa col suo nome e grazie al suo marchio apposto sul TgLa7, che ora viene dato troppo per scontato. Mancano le coccole, come dicono le brochure delle SPA. Ora tirano molto, nella fascia pubblicitariamente di maggior pregio, sia la sua acerrima nemica Lilli Gruber (che quando gli diede dell’incontinente – si immagina sul piano verbale -, non fu abbastanza stigmatizzata dall’azienda) e il perfettino Giovanni Floris, che porta a casa buoni ospiti e ottimi ascolti.
Morale: Chicco non è/non si sente più il perno. E si agita, lanciando svariati penultimatum estivi a settimana al povero Cairo, impegnato a schivarli. Scoprendo ora, con lievissimo ritardo e amarezza, che La7 è totalmente orientata a sinistra, dove mi pare si collochi lo stesso Mentana. Ma lui la vorrebbe più aperta anche perché (sottinteso) fa il Tg più ecumenico in quanto lui è un giornalista vero, mica gli altri pizza e fichi.