La reunion è confermata, ma pochi sanno che “Måneskin” vuol dire chiaro di luna in danese e non ha niente a che fare con loro. Del resto i nomi più epici della storia della musica nascono quasi sempre da una battuta, un professore odiato, una birra o una moto. Piccola guida ai battesimi più assurdi del rock.
La notizia fa felici i nostalgici: i Måneskin tornano insieme, e lo fanno sul palco più italiano che ci sia, quello di Sanremo 2027 — reunion confermata da fine agosto 2026, annunciata da Stefano De Martino, dopo la pausa che aveva fatto temere la rottura definitiva. Quello che quasi nessuno sa è che il nome con cui hanno scalato le classifiche mondiali, per loro, non significa assolutamente niente: Måneskin è una parola danese che vuol dire “chiaro di luna”. La scelsero da ragazzini, mentre cercavano un nome per iscriversi a un concorso locale: chiesero a Victoria De Angelis, la bassista mezza danese, di buttare lì qualche parola nella sua lingua, e si fermarono su quella. Bella, esotica e totalmente scollegata da loro.
CHIARO DI LUNA IN DANESE
Consolatevi: i Måneskin sono in ottima compagnia. I nomi più leggendari della musica nascono quasi sempre da uno scherzo, un dispetto, un errore o un oggetto qualunque.
I Led Zeppelin devono tutto a una battuta velenosa. Quando si sparse la voce che stava per nascere un supergruppo, un musicista dei Who — si fa il nome del batterista Keith Moon o del bassista John Entwistle — profetizzò che sarebbe colato a picco “come un pallone di piombo”, un lead balloon. Loro presero quell’insulto, tolsero la “a” di lead perché gli americani non lo storpiassero, e ci costruirono sopra un mito.
VICTORIA E LA PAROLA CASUALE
I Pink Floyd non hanno niente di rosa: Syd Barrett incollò i nomi di due oscuri bluesman americani che aveva nei suoi dischi, Pink Anderson e Floyd Council. Due perfetti sconosciuti, diventati immortali per sbaglio.
The Doors è il nome più colto del rock: Jim Morrison lo prese da un saggio di Aldous Huxley, “Le porte della percezione”, che a sua volta citava un verso del poeta William Blake. Dalla filosofia alla psichedelia in un colpo solo.
I Duran Duran si chiamano come un cattivo del cinema: Durand Durand, lo scienziato pazzo di “Barbarella”, la fantascienza pop del 1968 con Jane Fonda. Un nome da villain diventato sinonimo di eleganza anni Ottanta.
IL PALLONE DI PIOMBO DEI LED ZEPPELIN
I Radiohead all’inizio si chiamavano “On a Friday”, dal giorno in cui facevano le prove. Poi adottarono il nome definitivo da una canzone dei Talking Heads, “Radio Head”. Un omaggio diventato più celebre dell’originale.
I Lynyrd Skynyrd portano, storpiato, il nome del loro professore di ginnastica: Leonard Skinner, l’insegnante che li perseguitava perché avevano i capelli troppo lunghi. La vendetta perfetta: oggi quel cognome è inciso nella storia del rock americano.
SCHERZI E BIRRE CHE FANNO STORIA
E perfino i Beatles nascono da un gioco di parole: John Lennon partì da “beetles”, gli scarafaggi (omaggio ai Crickets, i grilli di Buddy Holly), e ci infilò dentro “beat”, il ritmo. Lo storpiò, e nacque la band più importante di sempre.
E in Italia? Non va meglio, anzi. Gli 883 di Max Pezzali e Mauro Repetto presero il nome dalla cilindrata di una moto, la Harley-Davidson Sportster 883. I Negramaro si chiamano come un vino, il negroamaro del loro Salento. E i Pinguini Tattici Nucleari, una delle band più amate dai ragazzi di oggi, hanno rubato il nome a una birra scozzese del birrificio BrewDog, la “Tactical Nuclear Penguin” — che, a loro stessa ammissione, non hanno nemmeno mai bevuto. Morale: dietro ogni nome che vi sembra geniale c’è quasi sempre una moto, una birra o un professore antipatico.