LAURA MORANTE, LA TIMIDEZZA COME ARMA CONTRO I REGISTI PREPOTENTI

Intervistata da 7 del Corriere, l’attrice racconta come l’introversione l’ha salvata dai diktat che spesso nascono sui set

A settant’anni, Laura Morante ha costruito una carriera di rilievo scegliendo il silenzio come forma di resistenza. Nata nel 1954, sesta di otto figli in una famiglia dove il cognome Morante portava il peso della letteratura e dell’intellettualità, l’attrice ha sempre preferito osservare piuttosto che partecipare. Quella che potrebbe sembrare una fragilità si è rivelata, nel corso dei decenni, una forma di integrità professionale rara nel mondo dello spettacolo.

La sua memoria familiare rimane segnata dalla figura della zia Elsa Morante, la celebre scrittrice sorella di suo padre Marcello. Secondo il racconto di Laura, Elsa incarnava un tipo di donna formidabile e difficile: polemista, sigaretta sempre in mano, affamata di dialogo e di conferma emotiva. L’attrice ha ipotizzato che quella bellicosità derivasse da un’infanzia sofferente, da un bisogno d’amore mai completamente placato. In quella casa piena di voci, Laura trovava rifugio nell’invisibilità. Gli ospiti dei genitori spesso nemmeno sapevano che esistesse una sesta figlia.

L’OSSERVAZIONE COME METODO DI DIFESA

Ma l’invisibilità non significava indifferenza. Osservare era il suo metodo: stava per ore a guardare le persone muoversi, discutere, accapigliarsi. Era una forma di antropologia domestica che avrebbe informato il suo lavoro di attrice. Quando iniziò a lavorare, scoprì che quella incapacità di comunicare verbale diventava una virtù. Negli anni di apprendistato all’estero, senza padronanza delle lingue, poteva guardare e ascoltare senza l’obbligo dell’interazione. “Un incubo” quando qualcuno gentile tentava di includerla nella conversazione, ma allo stesso tempo una protezione.

LA FIGURA INGOMBRANTE DI ELSA

La sua integrità è stata messa alla prova anche in occasioni più immediate. Quando sostenne un provino per « La Piovra » con il regista Damiano Damiani, fu sottoposta a un vero e proprio abuso verbale. Damiani le urlò di togliersi i capelli dagli occhi con tono umiliante. Ma Morante, nonostante la timidezza costitutiva, reagì con una fermezza che probabilmente sorprese lo stesso regista. Gli disse che il provino era bidirezionale: se lui giudicava lei, lei stava giudicando lui come professionista. E se non le piacevano i suoi metodi, se ne andava. Si alzò e uscì dalla stanza, benché fosse senza risorse economiche.

L’INVISIBILITÀ CHE PROTEGGE L’INTEGRITÀ

Dai rifiuti conseguenti, Morante non si penti. Del resto lei ha sempre privilegiato l’autonomia morale rispetto al successo a qualsiasi costo. La sua affermazione conclusiva è eloquente: “Ogni volta che qualcuno cerca di mettermi i piedi in testa succede più o meno così”. Non è una minaccia, ma una descrizione di una dinamica ricorrente. Morante reagisce, se ne va, paga il prezzo, ma non cede.

Oggi non si nasconde più dietro le porte quando suona il campanello, ma quella natura introversa rimane. Interagire con il prossimo le risulta faticoso, un’energia da razionare. Eppure ha scelto il mestiere più esposto che esista: l’attrice deve mostrarsi, deve parlare, deve sedurre. Ha trasformato il suo limite apparente in uno strumento di lavoro, riuscendo a incarnare personaggi complessi, spesso donne silenziose che però pensano profondamente. La sua filmografia è il resoconto di una vita spesa a negoziare con se stessa il prezzo dell’arte rispetto al benessere personale.

L’integrità come forma di resistenza professionale

Laura Morante rappresenta una generazione di attrici che non ha accettato il ricatto implicito del mestiere: il silenzio in cambio della visibilità. Ha scelto, viceversa, il silenzio come forma di dignità e il rifiuto come metodo di selezione dei progetti. La sua integrità — spesso fraintesa come fragilità — è diventata il tratto distintivo di una carriera costruita su scelte consapevoli piuttosto che su adattamenti opportunistici. In un’industria dove il compromesso è norma, Morante ha fatto dell’assenza di compromesso il suo marchio di fabbrica.

— Showblitz

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