INFANTE RACCONTA: IN RAI VOLEVANO CHIUDERMI PERCHÈ INFASTIDIVO LA BALIVO

Il conduttore spiega a Il Messaggero i motivi della rottura: niente risposte dalla dirigenza, tentativo di chiudere il programma

Milo Infante rompe il silenzio sulla decisione di lasciare la Rai dopo anni di collaborazione. In un’intervista al Messaggero, il giornalista e conduttore ripercorre le ragioni che lo hanno spinto ad accettare l’offerta di Mediaset, un cambio di rotta consumatosi durante l’estate e subito diventato uno dei protagonisti del mercato televisivo italiano.

Secondo il racconto di Infante, la frattura con l’azienda pubblica affonda le radici negli ultimi anni, caratterizzati da una crescente sensazione di non essere considerato adeguatamente. Il conduttore sottolinea come il suo programma «Ore 14» sia stato costantemente sotto minaccia di cancellazione: “Ogni anno, anche questo, il responsabile del Day Time, Angelo Mellone, voleva chiuderlo per metterci La porta magica di Andrea Delogu, sostenendo che facevo concorrenza a La volta buona di Caterina Balivo”.

LE MINACCE DI CANCELLAZIONE ANNUALI

Infante spiega di aver presentato alla Rai una richiesta formale al termine dello scorso anno, chiedendo maggiore spazio e un adeguamento economico. Tuttavia, queste istanze non hanno ricevuto risposte chiare dalla dirigenza: “Avevo solo chiesto un adeguamento: cercavo considerazione e progettualità. Volevo crescere”. Consapevole che la situazione non poteva migliorare, il giornalista ha deciso di farsi avanti verso la concorrenza.

LA RICHIESTA DI ADEGUAMENTO IGNORATA

Nella stessa intervista, Infante ha anche lanciato critiche più ampie alla struttura dirigenziale della Rai, confrontando la sua esperienza con gli altri addii eccellenti degli ultimi anni: “Qualcosa si è rotto, ma non mi piace il tiro al bersaglio. All’ad Rossi gliel’ho detto: Giampaolo, non sei circondato da dirigenti alla tua altezza”. Il conduttore ha anche riferito di aver ricevuto numerosi messaggi da colleghi che si sentirebbero abbandonati dalla stessa azienda.

IL PASSAGGIO A MEDIASET

Sulla successione nel programma, Infante ha commentato l’arrivo di Salvo Sottile, che a partire da settembre condurrà «Ore 14»: “Ho visto su Instagram che ha fatto una locandina con l’IA e il suo viso, mi è sembrato un po’ triste. Mi ha mandato un messaggio, gli ho risposto in bocca al lupo. Lui è bravo. Mi aspettavo che cambiassero il titolo, un po’ come il ritiro della maglia nel calcio”. Una critica sottile che suggerisce come un cambio di nome del programma avrebbe potuto marcare simbolicamente la nuova era.

Dal 24 agosto, Infante guiderà su Rete 4 il nuovo appuntamento mattutino «Ore 11», dove promette di portare una propria visione giornalistica: “Non sarà la copia di Ore 14. Ci sarà la mia idea di cronaca, naturalmente, ma con un linguaggio nuovo”.

L’autolesionismo della Rai nel lasciare andare

La partenza di Infante dalla Rai è paradigmatica di una gestione interna palesemente contraddittoria: un conduttore che mantiene ascolti solidi su un programma del daytime viene sistematicamente minacciato di cancellazione dall’interno della stessa azienda, proprio per evitare di disturbare altri prodotti del gruppo. Le richieste formali di Infante — spazio e considerazione — rimangono lettera morta dalla dirigenza, nonostante il programma continui a funzionare dal punto di vista degli ascolti. La decisione di chiudere in silenzio, senza negoziazione reale, rappresenta una perdita secca: la Rai perde un professionista consolidato, mentre Mediaset acquisisce un volto noto nel suo palinsesto mattutino. È il classico caso di autodeterioramento interno, dove le dinamiche di gerarchia tra programmi e le scelte di dirigenti come Angelo Mellone prevalgono su considerazioni di merito e risultati.

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